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Emendamenti alla finanziaria, sono 15 mila. Rossi disposto a confronto con la minoranza per quelli di merito: ''A patto che cadano gli altri''

Le opposizioni temono la 'tagliola' ma Dorigatti smentisce: "Applicherò il regolamento". Da lunedì si cercherà l'accordo per evitare il muro ostruzionistico. La maggioranza accetterà qualche proposta della minoranza

Pubblicato il - 15 dicembre 2017 - 18:59

TRENTO. Polemica sugli emendamenti presentati dalla minoranza alla manovra di bilancio. Sono 15 mila e se non saranno evitati dal compromesso che dovrà essere trovato nei prossimi giorni rischiano di trascinare per le lunghe l'approvazione della finanziaria prevista per giovedì prossimo.

 

Lo smacco della legge sulla doppia preferenza, approvata grazie ad una serie di emendamenti che hanno gabbato l'ostruzionismo della minoranza, riecheggia ancora nell'aula del Consiglio provinciale. Rodolfo Borga, intervenendo prima della discussione sulla manovra, ha ammonito il presidente Dorigatti ad agire con trasparenza.

 

In quell'occasione, secondo il consigliere Borga, il presidente del Consiglio non avrebbe comunicato ai consiglieri dell'opposizione la trasformazione del disegno di legge Bottamedi, originariamente presentato per reintrodurre l'elezione indiretta del presidente della Giunta provinciale, in una norma che ha invece introdotto la doppia preferenza di genere.

 

La paura è quella dei tranelli. Maurizio Fugatti è intervenuto contestando la possibilità, di cui si vocifera, che il presidente Dorigatti sia intenzionato ad applicare "una pesantissima tagliola" per alleggerire il pacchetto dei 15.809 emendamenti alla legge finanziaria depositati dalle minoranze. Dorigatti ha smentito questa volontà sottolineando che nel valutare l'ammissibilità o meno degli emendamenti si atterrà al regolamento "con oggettività e correttezza".

 

Sempre in merito alla presunta volontà "politica" di Dorigatti di cassare più emendamenti del dovuto, Caludio Civettini  lo ha avvertito che così facendo avrebbe indebitamente scavalcato l'ufficio di presidenza e delegittimato il servizio legislativo del Consiglio.

 

Ma il problema vero è il mancato confronto con il presidente Rossi, l'unico che, accettando qualche desiderata dell'opposizione, può disinnescare la miccia. Funziona così: si presenta una marea di emendamenti per sperare che qualcuno di essi, di merito, sia accolto dalla maggioranza.

 

Giuseppe Detomas ha denunciato "una sorta di consociativismo" che deriva dalla prassi ormai consolidata di condizionare ogni anno le scelte politiche più importanti della Giunta provinciale contenute nella legge finanziaria attraverso la presentazione da parte delle minoranze di un gran numero di emendamenti.

 

"In tal modo – ha osservato – si confondono impropriamente i ruoli di maggioranza e opposizione  e si adotta una logica inaccettabile per un organo che non è amministrativo ma legislativo". Ma il punto vero è che non c'è stato nessun confronto tra le opposizioni e il presidente Rossi.

 

"Nei giorni scorsi mi ero reso disponibile ad un momento di confronto preventivo con le opposizioni - afferma infatti il governatore - per valutare la possibilità di accogliere o meno gli emendamenti di merito più significativi, purché però ritirassero le migliaia di proposte di modifica presentate al solo scopo di intavolare una trattativa con la Giunta".

 

Le trattative, si presume, inizieranno lunedì prossimo e una soluzione, come ogni anno, verrà trovata. Qui sotto l'elenco degli emendamento presentati dai singoli e dai gruppi della minoranza del Consiglio provinciale.

 

A presentare il maggior numero di emendamenti, circa 3.000 a testa, sono stati i consiglieri Borga (Civica Trentina) e Degasperi (5 stelle). Seguono i circa 2.000 emendamenti firmati insieme da Fugatti (Lega), Cia (Agire) e Bezzi (Forza Italia), i 1.800 di Fasanelli (misto), un migliaio ciascuno depositati da Kaswalder (misto), Civettini (Civica Trentina) e Giovanazzi (Amministrare il Trentino), 15 di Bottamedi (Misto), una trentina della Giunta provinciale e una cinquantina dei consiglieri di maggioranza.

 

 

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