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'Ritorno al proporzionale', in Consiglio arriverà la proposta per modificare la legge elettorale

La consigliera Manuela Bottamedi l'aveva depositata lo scorso marzo. Ugo Rossi: "A un anno dalle lezioni non si toccano le regole del gioco". Ma Rodolfo Borga: "A Roma si è fatto a pochi mesi dal voto"

Di Donatello Baldo - 08 novembre 2017 - 06:47

TRENTO. Ecco che a meno di un anno dalle elezioni provinciali spunta dal cilindro della politica trentina la proposta di una nuova legge elettorale. Il disegno di legge era stato presentato dalla consigliera Manuela Bottamedi nel marzo scorso sull'onda del ritornello 'torniamo al proporzionale'. 

 

"Questa proposta l'avevo depositata in un momento particolare - ricorda Bottamedi - quando alla fine dell'anno scorso si erano manifestate alcune fibrillazioni nella maggioranza, quando lo stesso governatore si era assentato dalla vita politica per un mese intero".

 

Quando, cioè, "la logica dell'attuale legge elettorale che prevede 'l'uomo solo al comando' sembrava scricchiolare". In effetti funziona così: alle elezioni si vota un candidato presidente che per il suffragio diretto diventa il plenipotenziario dell'azione di governo per l'intera legislatura.

 

Un sistema che garantisce però stabilità, che incolla la coalizione e non espone la politica al rischio di maggioranza variabili in corso di legislatura e che, per gli estimatori, interpreta al meglio la volontà popolare espressa al momento del voto.

 

"Gli effetti indesiderati - spiega però la consigliera - sono lo scollamento degli eletti dai cittadini, la scarsa rappresentatività del Consiglio, la nascita di alleanze artificiose ed elettoralistiche tra partiti, il depotenziamento dell'assemblea legislativa rispetto ai poteri dell'esecutivo".

 

Al proporzionale puro che prevede 'una testa un voto', senza premi di maggioranza e senza elezioni dirette, sarebbero applicati dei correttivi. Si applicherebbe la soglia del 5% per i partiti aggregati in coalizione, la scrematura naturale dovuta al metodo d'Hondt (il 2-3%) per i partiti che si presentano alle elezioni in solitaria.

 

Si avrebbe, quindi, un Consiglio provinciale eletto senza gli attuali premi di maggioranza che garantiscono stabilità, "ma la stabilità - spiega Manuela Bottamedi - sarebbe garantita da un altro elemento, quello della 'sfiducia costruttiva'".

 

Capiamo bene. Nella proposta della consigliera l'elezione del presidente della Giunta non avverrebbe più in modo diretto: l'elettore voterebbe i partiti che poi, in seno al Consiglio, sceglierebbero il presidente. Come una volta.

 

L'aggiunta della 'sfiducia costruttiva' servirebbe nel caso il consiglio volesse sostituire la Giunta: in quel caso dovrebbe obbligatoriamente proporre l'alternativa, cioè una nuova maggioranza e un nuova guida. 

 

Nella riunione di commissione, davanti a questa proposta, la maggioranza è stata piuttosto fredda, quasi scandalizzata. "Non è opportuno mettere mano alla legge elettorale a un anno dalle elezioni - ha detto Ugo Rossi con tutti i suoi che facevano di sì con la testa".

 

Ma Rodolfo Borga ha avuto gioco facile nel ricordare che a Roma, con grande sforza del centrosinistra, si è messo mano alla legge elettorale non a un anno ma a pochi mesi dalle elezioni. Quindi il tabù del non toccare le regole poco prima della partita viene meno.

 

Ma gli argomenti di Rossi sono anche altri: "Il sistema attuale in ogni caso garantisce un programma di governo chiaro e un governo solido, per cui a nostro modo di vedere va salvaguardato, pur nel rispetto del principio di separazione dei poteri e delle giuste istanze di protagonismo del legislativo".

 

La più strenua difensora dell'attuale legge elettorale è stata Donata Borgonovo Re, che ha giudicato la proposta di Bottamedi addirittura "fuori dalla storia". (Qui sono però stati in molti a pensare che la prima vittima del sistema che attribuisce al presidente tutti i poteri è stata proprio lei quando da Rossi le è stato dato il benservito).

 

Questa proposta, insomma, non piace al centrosinistra autonomista, perché l'idea di costruire una maggioranza dopo il voto metterebbe a rischio il patto della coalizione. Piace tanto poco che nemmeno si è discussa in commissione e andrà in aula così com'è.

 

Qualcuno della minoranza sta già pensando di dare battaglia, tanto che Maurizio Fugatti della Lega Nord ha anticipato che sta pensando di chiedere i tempi non contingentati, e questo vuol dire fare notte, bloccare il Consiglio provinciale fino allo sfinimento. 

 

La legge non passerà. Ci sarà però un dibattito serrato, in un clima da campagna elettorale, e i banchi del Consiglio, è facile capire, diverranno il palcoscenico per i comizi dei candidati del prossimo giro.

 

O forse dal cilindro della politica uscirà qualcosa d'altro, questo si vedrà. 

 

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