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Sciopero contro l'alternanza scuola-lavoro, in tutta Italia migliaia in piazza, a Trento solo in trenta

Scarsa partecipazione degli studenti. Il Coordinamento dei Medi: "Produciamo reddito per le aziende, torni a noi in cultura, libri e trasporti". Manuela Bottamedi: "La legge trentina va rivista, i ragazzi non sono tutelati. Chiedo moratoria e ripensamento che coinvolga mondo della scuola, dei sindacati e dell'impresa"

Di Donatello Baldo - 14 ottobre 2017 - 06:47

TRENTO. In tutta Italia, ieri, in più di 70 piazze, hanno sfilato migliaia di studenti delle scuole superiori, e alcuni delle università, per protestare contro l'alternanza scuola-lavora: "Questo non è un tirocinio - gridano ai megafoni - questo è sfruttamento lavorativo non retribuito".

 

A Roma e Milano ci sono state anche tensioni davanti a qualche banca ma anche davanti a McDonald's: lì l'alternanza lavoro si fa stando ai fornelli a far friggere le patatine. Ma a Trento non è successo nulla di tutto questo, questo appuntamento è passato sotto silenzio.

 

Davanti al palazzo della Provincia Autonoma di Trento, in cerchio, erano forse in 30 quelli del Coordinamento degli Studenti medi. Pochi, nemmeno un numero sufficiente per sembrare un presidio. Sembrava una scolaresca se non fosse stato per qualche intervento al megafono e qualche striscione.

 

 

Ragioni per chiedere qualche modifica ne avrebbero da vendere, e l'interlocuzione in Trentino sarebbe più facile che non con il Governo nazionale. La Buona scuola qui è legge provinciale e l'assessore è Ugo Rossi

 

Un'interlocuzione si sarebbe potuta aprire, ma sembra che gli studenti forse nemmeno sappiano che la legge sulla scuola è fatta in casa e che l'alternanza scuola-lavoro è normata, qui, a livello provinciale. Sul loro documento nessun riferimento a questo. 

 

Si riferisce a questo, invece, Manuela Bottamedi, che nel suo ruolo di consigliera ha cercato di portare qualche modifica nel corso dell'approvazione del testo votato dal Consiglio nei mesi scorsi.

 

Per questa occasione, per il primo 'sciopero' degli studenti dell'Alternanza ci è ritornata sopra e auspica un ripensamento, una revisione, appellandosi anche agli stessi insegnanti di farsi sentire, ai sindacati. E agli studenti se la prossima volta sapessero essere qualcuno in più.

 

"Ieri è stato il giorno della manifestazione-sciopero contro una delle indecenze volute da Renzi nella legge Buona Scuola (poi copiata da Rossi nella Buona Scuola trentina). Migliaia di studenti in tante piazze italiane, e uno sparuto gruppetto di studenti sotto il palazzo provinciale, 30 ragazzi in tutto. Eppure anche da noi l'Alternanza non gode di buona fama e di buona salute ed è invisa alla maggior parte dei ragazzi e dei docenti".

"La domanda è questa - scrive Bottamedi - a cosa serve un sistema che ha generato solo ulteriori pesanti obblighi burocratici e una dannosa sottrazione di ore curricolari (per la precisione 200 ore nei licei e 400 negli istituti tecnici)?".

 

"Sicuramente - afferma - non serve a formare competenze e creare professionalità, non serve a generare un collegamento serio e proficuo tra scuola e mondo del lavoro, non serve a orientare i ragazzi verso un futuro professionale di qualità e successo. L'orientamento si può fare utilizzando tecniche e metodi molto più efficaci e meno dispendiosi".

"Serve a fornire a tante aziende manodopera gratuita e priva di tutele sindacali - si risponde la consigliera -  serve a risparmiare sul costo del lavoro, serve a preparare le giovani  generazioni al concetto per cui il lavoro (comunque sempre precario) può anche essere sottopagato o addirittura non remunerato".

Manuela Bottamedi, come anche i ragazzi che hanno scioperato ieri in tutta Italia, non ci sta al parallelo con il modello tedesco. "In Germania a 16 anni metà dei ragazzi scelgono il sistema duale,  ossia vengono inseriti in aziende medio-grandi (sempre certificate allo scopo) che provvedono alla loro formazione sia professionale che teorica, a fronte di una retribuzione media di 800 euro al mese e a fronte di uno stretto collegamento tra profili professionali in uscita e necessità  del mercato del lavoro".

 

"Tre quarti di questi ragazzi, al termine del percorso, vengono poi regolarmente assunti da chi li ha meticolosamente formati e preparati. L'altra metà degli studenti sedicenni sceglie invece un liceo o un istituto che fornisca loro un'adeguata base culturale e li prepari alla successiva carriera universitaria". Cosa molto diverso, quindi.

"In un recente sondaggio - spiega - è emerso che alla maggior parte dei nostri ragazzi impegnati nell'Alternanza sono stati affidati mansioni e incarichi spesso di basso profilo e in assenza di formazione, guida e tutoraggio aziendale che permettesse loro l'acquisizione di competenze reali e adeguate".

Sulle condizioni di lavoro e sulla tutela, la consigliera osserva che "da noi non esiste ancora una Carta dei Diritti e dei Doveri che tuteli gli studenti in Alternanza e non esiste un Codice etico per le aziende che ricevono gli studenti in Alternanza".

 

Il suo appello è quindi al presidente Rossi: "Chiedo una moratoria, una sospensione di questo sistema pasticciato e dannoso, al fine di apportare i necessari aggiustamenti e capire insieme agli attori scolastici (Studenti, Insegnanti, Dirigenti) e alle associazioni di categoria (Sindacati, Imprese, Ordini professionali) come meglio procedere per rendere realmente utile ed efficace il collegamento tra mondo della scuola e mondo del lavoro".

 

Più generale e senza un preciso obiettivo l'appello degli studenti: "Crediamo che la ricchezza prodotta durante l’alternanza, ma anche durante la stessa attività di studio come lavoro immateriale, debba essere redistribuita e non usufruita solo dalle imprese". 

 

"Per questo - spiegano - vogliamo che il valore prodotto durante queste attività sia messo a disposizione di tutti attraverso la costituzione di un welfare studentesco che vada da incentivi scolastici, a borse di studio, a libri di testo e mezzi di trasporto gratuiti oppure a facilitare l’accesso alla cultura, come nel caso di cinema o teatri".

 

 

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