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Chiusa la legislatura, il bilancio di Franco Panizza: "Quanti trabocchetti dalle Iene, ma mai mandato in onda perché ho sempre risposto giusto"

Intervista al senatore targato Patt in Parlamento dal 2013. "Prima esperienza positiva, pensavo di essere tra i tanti e invece tutti gli obiettivi sono stati portati a casa. Bicameralismo perfetto invece da superare"

Di Luca Andreazza - 03 gennaio 2018 - 06:01

TRENTO. La legislatura numero diciassette è finita e già si scaldano i motori della campagna elettorale in vista del prossimo 4 marzo, quando i cittadini italiani saranno chiamati alle urne. Chi è già certo di correre, confermato per acclamazione dal consiglio delle Stelle Alpine, è Franco Panizza.

 

Cinque anni vissuti tra voli e treni, cene e convegni, incontri e dibattiti in Aula. Una prima volta per Panizza, eletto alle politiche del febbraio 2013, quando ha superato la barriera dei 58 mila voti per il 49,01% dei consensi per sedersi in Senato.

 

Senatore, lei ha appena terminato la sua prima legislatura. Quale giudizio darebbe a questi cinque anni?
Dopo le esperienze come assessore mi sentivo ormai realizzato e credevo di aver concluso la mia corsa convinto di aver portato a termine programmi e obiettivi. Mi è stato chiesto di candidare a Roma: ho accettato consapevole del momento difficile per la nostra autonomia per la quale mi reputo una sentinella. In questi anni il nostro status non è stato depotenziato e anzi abbiamo portato a casa diversi risultati e tanti vantaggi.

 

Una sua preoccupazione prima di scendere nella capitale era quella di perdersi tra i tanti politici italiani, ma anche di allontanarsi dal territorio. E invece?

Invece esperienza e voglia di lavorare mi hanno permesso di presentare tanti emendamenti e partecipare attivamente alla vita pubblica: penso alla legge del Terzo settore e al Dopo di noi, ma anche tutte quelle misure a favore dei più deboli e delle piccole imprese. Mi sono relazionato direttamente con tutti i premier come Gianni Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Inoltre sono membro e segretario della IX Commissione (Agricoltura e Produzione Agroalimentare), componente della delegazione Nato, vicepresidente dell'Intergruppo Parlamentare per lo Sviluppo della Montagna, segretario dell'associazione parlamentare 'amici della Cina' e componente della Commissione dei Dodici.

 

Il governo ha trovato un interlocutore per i nostri territori.

Abbiamo creato un buon gruppo di lavoro tra le espressioni autonomistiche in Parlamento. I rapporti con Trento e Bolzano sono quotidiani così come con il premier. I governatori di Trentino e Alto Adige sono espressione di Patt e Svp, quindi diventa naturale per il governo rapportarsi con noi. 

 

In qualità di membro Nato ha partecipato all'insediamento di Donald Trump (Qui articolo) e alle decisioni sulla controversia tra Russia e Ucraina nella crisi della Crimea.

Sono momenti e opportunità che aprono gli orizzonti. La vicenda della tensione tra Russia e Ucraina mi ha invece lasciato l'amaro in bocca. I rapporti di transizione tra gli ex paesi dell'Unione Sovietica sono una spina nel fianco dell'Europa, ma anche un pericolo per la stabilità mondiale. Un quadro delicato e complesso nel quale l'Italia pur mostrando la dovuta fermezza ha sempre tenuto aperti spiragli di dialogo per smussare gli angoli. Kiev non riconosce gli accordi sottoscritti a Minsk in materia delle forme di autonomie fino a quando Mosca non si ritira. Dopo un mio intervento per proporre delle misure per risolvere la questione sono stato paragonato a un difensore della Repubblica di Salò, mentre l'Ucraina è favorevole alle Resistenza. 

 

E'andata meglio in Medio Oriente.

In Kuwait e Arabia Saudita abbiamo invece trovato maggiore disponibilità al dialogo, un'apertura dettata anche dalla minaccia all'Isis. Oggi le donne in quella macro-regione subiscono ancora una pesante discriminazione ma qualche spiraglio si sta aprendo e ad esempio, oggi possono guidare. Ma la battaglia per i diritti è ancora dura e molto lunga. 

 

Oltre a questo, tra le altre nazioni si è recato in Repubblica Ceca, Kazakistan e Cina.

Sono stato a Praga per ricordare i nostri profughi della Prima guerra mondiale in Boemia e Moravia. In Cina ho guidato una delegazione per affrontare il tema del Tibet e quelli dell'economia che interessano anche il Trentino, così come in Kazakistan per approfondire alcuni aspetti legati all'economia e all'agricoltura.

 

Oltre a intervenire molto durante i lavori e presentare tanti emendamenti, Pietro Grasso dice che non si sono mai viste così tante visite in Parlamento da quando c'è lei.

Ho ospitato circoli anziani e scolaresche, i Nuvola, associazioni di volontariato e tante realtà per mostrare il funzionamento del nostro sistema parlamentare e del governo italiano. Mi piace il confronto diretto con i cittadini. Un mio modus operandi: prima di presentare gli emendamenti mi sono sempre confrontato con gli esperti per trovare e proporre le giuste soluzioni.

 

Una curiosità?

Ce ne sono tante, ma ricordo con divertimento le innumerevoli interviste della trasmissione televisiva Le Iene. Penso però che non mi abbiano mai mandato in onda perché non sono mai caduto nei loro tranelli.

 

Qualcosa che l'ha delusa in questa legislatura?

Il numero troppo alto dei parlamentari. Il sistema italiano è complesso e il bicameralismo perfetto è un problema da superare in quanto rallenta i lavori e burocratizza le norme.

 

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