Comune, maggioranza allo sbando. Salvatore Panetta eletto solo alla terza votazione. Patt: "Pronti a dare l'appoggio esterno se si continua così"
La maggioranza non è riuscita ad avere i voti necessari per chiudere immediatamente l'elezione del nuovo presidente del Consiglio. Panetta è stato eletto con 18 voti. Sei i franchi tiratori che non hanno seguito le indicazioni del sindaco. Critiche da tutte le parti, da Biasolli al Pd: "Il sindaco non ascolta". Il Patt: "Non ha capito che la politica è cambiata"

TRENTO. Una maggioranza allo sbando incapace di trovare l'unità. In Consiglio comunale a Trento è bastata una proposta arrivata dalle opposizioni per creare l'ennesima crisi nel centrosinistra con il rischio di non far eleggere Salvatore Panetta presidente del consiglio.
Se da un lato Panetta era il nome proposto dal sindaco e dalla maggioranza, dalle minoranze è arrivata un'altra indicazione che in pochi si aspettavano: Roberta Zalla del Pd. “Abbiamo visto in questi giorni – ha spiegato la capogruppo della Lega, Bruna Giuliani - un cambiamento forte di questa città ma anche in questa aula. Ci siamo trovati davanti ad un certo comportamento del sindaco che ha fatto venire meno uno dei principi sui quali tutti puntavamo, quello della questione di genere. Già nel 2015 avevamo detto che avere una presidente del consiglio donna era molto importante. Per questo noi proponiamo oggi la consigliera Zalla”.

Una dichiarazione che in pochi nella maggioranza si aspettavano e che non ha fatto mancare l'imbarazzo. “Ho sentito con piacere quello che ha detto la consigliera Bruna Giuliani – ha spiegato il capogruppo del Partito Democratico, Paolo Serra – però da parte nostra ci sono state delle scelte che dimostrano come il nostro partito sia responsabile. Noi portiamo avanti la proposta del consigliere Panetta presidente del consiglio anche perché è indiscutibile la sua competenza maturata negli anni e la sua esperienza che è garanzia per tutti”.
Parole, queste, che non sono bastate per far uscire dalla confusione la maggioranza. Ci sono infatti volute ben tre votazioni perché la persona indicata dal sindaco a sostituire Lucia Coppola (eletta in provincia), quindi Salvatore Panetta, potesse tirare un sospiro di sollievo.
Nella prima votazione, con voto segreto, serviva la maggioranza qualificata. Prima del voto la consigliera Zalla ha declinato l'invito ad essere candidata della minoranza. Comunque, su 35 schede votate, 6 sono risultate bianche, 3 nulle, 17 voti sono andati a Panetta , 7 a Zalla, 1 voto a testa a Ianes e Biasioli.
Mancando il quorum richiesto si è andati, quindi, ad un seconda votazione a maggioranza semplice. Questa volta, però, ad agitare le acque dei partiti di governo ci ha pensato il nome della consigliera Roberta Calza sul quale la minoranza ha puntato, senza trovare peraltro una sua esplicita declinazione.

Nemmeno in questa seconda votazione la maggioranza è riuscita ad avere i voti necessari per eleggere Panetta. Questa volta su 37 schede, 4 sono state bianche, 1 nulla, 12 voti sono andati a Calza, 17 a Panetta e altri consiglieri hanno ricevuto un voto. Nessuno è riuscito a raggiungere i 21 voti necessari.
Si è quindi proseguito con la terza votazione tra i due consiglieri più votati. Finalmente il consigliere Panetta è riuscito ad essere eletto presidente arrivando però ad ottenere solo 18 voti contro i 16 di Calza. A conti fatti sono stati 6 i “franchi tiratori” che nel segreto del voto hanno deciso di non seguire le indicazioni del sindaco Andreatta e nemmeno del capogruppo del Pd Serra. Andreatta se la prende però con le minoranze parlando "sgarbo istituzionale".

La maggioranza, però, ancora una volta è uscita spaccata da una votazione importante e questo dimostra, ancora di più, il malessere che continua a crescere tra i partiti che sostengono il sindaco. “Le sei persone 'dissidenti' – spiegano dal centrosinistra – sono l'ennesimo messaggio che mandiamo al sindaco perché le scelte che ha fatto nell'ultimo rimpasto non sono comprensibili”.
Sulle ultime scelte prese dal sindaco si è dimostrato critico anche il capogruppo del Pd, Paolo Serra. “Il sindaco ha sentito i partiti ma non li ha ascoltati e questa è una bella differenza” ha affermato. “Noi avevamo proposto delle ipotesi – ha continuato Serra – ma lui ha preferito seguire la propria strada. A questo punto abbiamo ribadito il fatto che noi siamo un partito con 10 consiglieri e non possiamo essere considerati alla stregua di un partitello. Ora ci attendiamo che venga convocata una riunione di maggioranza il prima possibile”.
Duro con il sindaco anche il consigliere Paolo Biasioli, l'assessore “sacrificato” per far entrare in giunta un'esponente di Futura. “Il sindaco prima mi ha detto che sono una persona leale e competente e poi mi toglie le deleghe. A questo punto mi domando se era meglio non essere leali ed essere incompetenti”.

Segnali di certo non positivi sono arrivati dal Patt che si aspettava un nuovo slancio da parte del sindaco con l'ultimo rimpasto. Cosi, però, non è stato. “Se si continua per questa strada sbagliata – ha spiegato l'assessore Roberto Stanchina – siamo pronti anche ad uscire e dare l'appoggio esterno a questa maggioranza. Il metodo usato dal sindaco per le ultime scelte di giunta è stato abominevole. Un leader di coalizione, se così si definisce, doveva quanto meno cercare di ascoltare la propria maggioranza ed invece il suo stesso partito lo contesta”.
Per il Patt lo sbilanciamento a sinistra a danno del centro “è un danno che non andava fatto visto anche i recenti errori a livello provinciale”.
“Dobbiamo avere quattro punti programmatici da portare a termine – ha chiarito Stanchina – perché solo in questo modo possiamo andare avanti. Il sindaco deve capire che non esiste più il centrosinistra di una volta. Siamo in una nuova era politica e purtroppo, questo, Andreatta non l'ha ancora compreso”.
Durante la seduta di ieri sono entrati in consiglio, come assessori, Corrado Bungaro e Alberto Salizzoni. Ad entrare in consiglio anche Marco Ianes al posto di Lucia Coppola eletta in Consiglio provinciale. Ecco il video














