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''Forse è davvero tempo di cambiamento'', i medici contro Zeni e Rossi: ''Informeremo i pazienti su quanto in basso è scesa questa politica nei confronti della loro salute''

Venerdì la proposta di bozza di contratto per i medici di base e le guardie mediche ''guarda caso a due settimane dal voto, come successo nel 2013 con Rossi'', spiega il segretario Cisl Medici del Trentino Nicola Paoli che aggiunge: ''In 5 anni non hanno rispettato una promessa. Questa volta non firmiamo. La proposta è vergognosa''. Smontato il modello delle aggregazioni funzionali QUI LA REPLICA DI ZENI

Di Luca Pianesi - 08 ottobre 2018 - 18:54

TRENTO. ''In queste condizioni, dopo il 21 ottobre, qualsiasi cosa sarà meglio di quella che rimandiamo oggi interamente al mittente. Forse è tempo davvero di credere ad un cambiamento". La bordata alla coalizione di governo è sdavvero potente e arriva dal segretario della Cisl Medici del Trentino Nicola Paoli che aggiunge: ''I medici renderanno noto nei loro ambulatori, ognuno ai propri 472.000 assistiti, nei prossimi giorni, quanto questa politica è scesa in basso in questa legislatura nei confronti della loro salute".

 

Un affondo diretto all'attuale assessore alla salute Luca Zeni ma che colpisce tutta l'amministrazione uscente compreso il presidente Ugo Rossi e soprattutto affossa il modello sanitario locale. La ragione? ''Venerdì 5 ottobre, alle 12 - spiega Paoli che rappresenta il sindacato di maggioranza assoluta della medicina generale - a meno di due settimane dalle elezioni provinciali, ci hanno inviato la bozza conclusiva del contratto della medicina generale, quella che riguarda i medici di base e di guardia. Lo attendevamo dal 2013 quando, anche in quell'occasione Ugo Rossi aveva pensato bene di mandarcelo due mesi prima del voto. Ebbene all'epoca lo avevamo firmato facendo fare bella figura all'amministrazione ma siccome da allora nulla di quanto promesso è stato fatto e quello propostoci tre giorni fa è una vera vergogna, una presa in giro per i medici e i trentini, noi non firmeremo e non ci presteremo a questi giochetti elettorali". 

 

La protesta è ancor più forte visto che nella bozza di contratto proposta ai medici oltre a non esserci gli aumenti promessi (''all'inizio si parlava di 6 milioni di euro e ora si sarebbero ridotti a 1 milione, per tutto il comparto'', aggiunge Paoli) ci sono nuove mansioni, nuova burocrazia, nuovi compiti. In buona sostanza c'è un nuovo modello, quello delle aggregazioni funzionali, che viene imposto dall'alto ma senza che ai medici venga dato nulla. ''Erano state promesse 25 aggregazioni - continua il segretario della Cisl Medici - ne è stata fatta una a Pinzolo. A Trento poche settimane fa è stato inaugurato in pompa magna dall'assessore Zeni, il centro di Aggregazione funzionale territoriale Trento sud. Ebbene, da allora è vuoto. Non c'è niente e nessuno. Servivano 16 medici di base e 4 guardie mediche per farlo partire. Avevano trovato 12 medici metà dei quali hanno rinunciato vedendo la bozza di contratto. Noi resteremo nei nostri studi, ognuno continuerà a fare quello che faceva prima, in autonomia, sperando che tra qualche settimana si possa riprendere la trattativa, superato il voto".

 

La critica alla politica di Paoli è netta: "Stendiamo un velo pietoso sulle azioni di un assessore alla salute che via via si è dato allo sport più che al suo incarico sulla sanità, perdendoci di vista. Ci daremo tutti all'ippica visto che non possiamo avere il piacere di parlare con il Presidente della nostra Commissione, avvocato Zeni, che ha mancato completamente ai suoi compiti istituzionali, non conoscendo, tutt'ora, quanto è scritto nella ennesima bozza dell'accordo, vale a dire un insulto totale alla categoria della medicina di famiglia e alle guardie mediche, alle quali, in ultimo, dopo un intervallo di ben 18 anni, era il 2001 e c'era ancora la Lira, vengono dati aumenti di 14 centesimi lordi all'ora, a fronte della chiusura di 12 sedi di guardia nelle valli e di 50 posti di lavoro spazzati via".

 

Il paradosso è che Paoli si è trovato a firmare due rinnovi di contratti per i medici a livello nazionale, a Roma, mentre a Trento, dove c'è l'autonomia, nulla si è mosso. ''In questi anni siamo diventati gli ultimi in Italia da questo punto di vista- racconta ancora -. Difficile che medici a concorso vengano qui perché anche gli ospedalieri prendono meno che nelle altri parti d'Italia. La vita costa di più che nel resto del Paese eppure si prende di meno e si lavora di più. Ditemi voi perché dovrebbero venire qui. Eppure noi abbiamo già dei problemi di carenza di personale. Da Scuola della Formazione e Ricerca in Sanità escono una ventina di persone all'anno e di queste 18 sono di fuori regione e, per quel che ho detto, non sceglieranno certo il Trentino come luogo per esercitare la loro professione".

 

E poi c'è chi già lavora. "Senza gli aumenti previsti - completa Paoli - i medici non possono fare investimenti, aggiornarsi con le strumentazioni e allora la soluzione, sempre più diffusa, sarà quella di mandare le persone al pronto soccorso. Solo che lì mancano i dirigenti ospedalieri, sempre per la stessa ragione, e quindi ci ritroveremo con sempre più studenti laureati che stanno facendo il corso per diventare medici di base messi al pronto soccorso ad affrontare emergenze e situazioni di difficoltà. Che garanzie diamo ai pazienti? Noi non facciamo sciopero perché siamo dalla parte dei cittadini e non vogliamo causare un danno alla comunità ma non firmeremo questo contratto. Lo abbiamo bocciato all'unanimità e a questo punto aspetteremo di vedere quel che succederà il 21 ottobre''.     

 

QUI LA REPLICA DI LUCA ZENI

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