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Il disegno di legge di iniziativa popolare è stato affossato. ''Schiaffo a 4 mila promotori, persi sei anni''

Il primo firmatario Alex Marini: "Delusione e amarezza. Forse i consiglieri avevano paura di lavorare a Ferragosto". La proposta mirava ad agevolare le forme di partecipazione diretta di cittadini e cittadine: "Dopo anni di confronto, dopo una proposta di mediazione, il Consiglio ha deciso di chiudere"

Alex Marini (dx) con Stefano Longano, relatore del disegno di legge
Di db - 27 luglio 2018 - 19:18

TRENTO. Ci hanno sperato fino all'ultimo. Volevano giocarsela anche in 'zona cesarini' allo scadere della legislatura. Ma niente da fare, sopra al disegno di legge sulla democrazia diretta, che viene rimpallato da ormai cinque anni, è stata messa una pietra tombale

 

Si rimanda tutto alla prossima legislatura. Tutti i passi avanti, il lungo percorso dell'iter in Commissione, le audizioni, le discussioni, le mediazioni. Tutto da rifare. Si riparte da zero. Cinque anni buttati nel cestino, alla faccia di migliaia di sottoscrittori che quel testo lo hanno firmato nella speranza di poter contribuire al processo democratico e decisionale, come previsto dalla Costituzione e dallo Statuto di Autonomia

 

"Nel 2011 abbiamo costituito un comitato per promuovere un disegno di legge sula democrazia diretta e sugli strumenti di partecipazione - spiega il primo firmatario Alex Marini - e nel 2012 abbiamo depositato il testo, costituito da 50 articoli, sottoscritto da 4 mila persone".

 

Un testo che nelle intenzioni dei proponenti doveva disciplinare il referendum e altri strumenti di partecipazione popolare, dando vera attuazione ai principi di democrazia diretta che sono contenuti nelle Carte fondamentali che costituiscono il nostro ordinamento.

 

"Per sei anni abbiamo discusso in sede di commissione provinciale, con audizioni di massimi esperti, con conferenze di informazione - ricorda Marini - e abbiamo addirittura costituito un gruppo informale dentro la commissione, richiesto un parere alla Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa".

 

Ma niente. "Nonostante tutto questo il Consiglio provinciale non ha preso in considerazione le nostre proposte - osserva amaro - e non ha voluto trovare il tempo per portare in aula ilo disegno di legge". Nemmeno se all'ultimo, per non buttare tutto alle ortiche, i promotori avevano ridotto l'articolato a soli 7 punti, concentrandosi sulla disciplina del referendum". 

 

"La proposta di mediazione proponeva un quorum a 20% (originariamente era 'quorum zero', ndr), lasciando inalterata la norma sulla raccolta firma", ma nemmeno questo ha permesso di sbloccare la situazione. Nella conferenza dei capigruppo convocata ieri dal presidente Dorigatti nessuna fumata bianca

 

"Si è deciso di non procedere, di non mettere all'ordine del giorno il disegno di legge modificato, su cui già si era trovata una convergenza di massima. Alcuni consiglieri di minoranza, Marino Simoni e Nerio Giovanazzi, hanno minacciato di fare ostruzionismo presentando valanghe di emendamenti".

 

"Forse - chiosa arrabbiato Alex Marini - avevano paura di lavorare a Ferragosto. C'è rammarico e tristezza - afferma il primo firmatario - perché avremmo voluto che i consiglieri provinciali si esprimessero. Noi volevamo soltanto colmare un deficit di democrazia, ma ci è stato impedito".

 

"Per l'ennesima volta il consiglio ha preso a schiaffi i proponenti di un disegno di legge di iniziativa popolare. Abbiamo rilevato un deficit di democrazia - sottolinea - Marini - consiglieri che non sono stati nemmeno in grado di accogliere questa proposta di mediazione".

 

La richiesta era quella di intervenire sulla normativa che rende ora inutilizzabili gli strumenti di democrazia diretta. Per un referendum serve un quorum del 50%, ormai impossibile da raggiungere. "Ma come si è visto - conclude Marini - anche l'iniziativa popolare non funziona: nel migliore delle ipotesi i disegni di legge popolari arrivano in aula per essere bocciati". In questo caso, la proposta in aula non ci nemmeno mai arrivata.

 

 

 

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