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Marika Poletti lascia Fratelli d'Italia: ''Me ne vado lasciando un partito in salute'' e su Fugatti: ''Non si può vincere senza le forze territoriali''

La presidente di Fratelli d'Italia, molto legata a Giorgia Meloni, ha deciso di lasciare il partito. Sulla candidatura di Maurizio Fugatti spiega: "Non credo sia la strada maestra l’indicazione di un nominativo tramite una telefonata da Roma o da Milano a cui tutti gli altri sul territorio devono accodarsi.  Il suo nominativo, a mio avviso, avrebbe avuto la possibilità di emergere in modo quasi naturale da una scelta ponderata degli attori in campo"

Di Giuseppe Fin - 11 agosto 2018 - 06:02

TRENTO. Marika Poletti, 34 anni, ha deciso di lasciare Fratelli d'Italia. Militante con Alleanza Nazionale, negli ultimi cinque anni circa, ha rivestito il ruolo di presidente in Trentino del partito della Meloni. Una formazione che alle ultime elezioni politiche ha ottenuto a livello provinciale una media nei collegi di 3,3% con un eletto.  Nelle provinciali del 2013 il partito aveva raggiunto 1,5% e l'anno successivo alle Europee l'1,9%. Poletti è attualmente l'unica donna a livello provinciale che si trova al vertice di un partito. 

Dopo gli ultimi vertici del centrodestra dove Maurizio Fugatti è stato indicato candidato alle provinciali, ha deciso di dire "Basta". 

 

 

Dopo 5 anni da presidente di Fratelli d'Italia ha deciso di lasciare il partito della Meloni. Cosa è successo? E' un addio alla sua attività politica?

Scherzando dico spesso che sono passata dall’ultimo abbonamento ad un periodico scelto da mia madre -Cip & Ciop- alla rivista dell’allora neonata Lega Nord, “Il Sole delle Alpi”. Avevo dieci anni. Esilarante, un po’ assurdo, ma vero. Alla militanza attiva, invece, sono arrivata tardi, a 18 anni con Alleanza Nazionale e da quel momento non ho mai mancato nemmeno una settimana. Per oltre quindici anni sono stata al mio posto, per senso di responsabilità, guardando altri andare e tornare, altri arrivare ed altri ancora andarsene e basta.

Ora lascio comunque un Partito in salute. I risultati elettorali, di tornata in tornata sempre più lusinghieri, dimostrano questo dati alla mano.

Quella di oggi è una decisione ragionata, sofferta ma che so essere la migliore. E, per spirito di responsabilità, quello che deciderò di fare verrà prima analizzato con la mia classe dirigente attuale, anche se già posso dire che la totalità di coloro che sono a conoscenza della mia scelta ha deciso di uscire con me dal Partito, e discusso con coloro con i quali andremo a collaborare. Sarebbe fin troppo facile uscire polemizzando o svelando ai quattro venti quello che ho visto ed a cui ho assistito: preferisco non snaturarmi e tenere lo stile che ho sempre avuto. La politica è una cosa seria.

 

Il confronto all'interno della coalizione di centrodestra per il candidato alle prossime elezioni provinciali è stato in alcuni momenti molto duro. All'interno di Fratelli d'Italia, per la prima volta, si è vista una divisione. Quella tra lei e il senatore Andrea de Bertoldi. E' stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso?

Legittime divergenze di opinione. De Bertoldi sin dal 5 marzo ha interpretato il risultato delle elezioni politiche come una sorta di primarie del centrodestra trentino mentre io sono fermamente convinta della profonda, profondissima differenza tra consultazioni nazionali e provinciali: un conto è mandare qualcuno in Parlamento, nominato dalle Segreterie politiche, scegliendo a quale Partito dare la propria fiducia -scelta, questa, in larga parte determinata dalle piattaforme mediatiche e televisive-, altro è individuare a chi affidare direttamente la propria terra.

A questo, poi, si aggiunge un dato evidente: il 4 marzo i Partiti nazionali hanno raccolto e goduto del sostegno dei movimenti territoriali, attori quindi importanti ma il cui peso non è stimabile nelle urne delle politiche. Ad ogni buon conto, le richieste ed i ragionamenti che ho messo sul tavolo di coalizione come responsabile provinciale di Fratelli d’Italia sono le istanze concordate con il Partito a livello centrale e sostenute dall’Esecutivo provinciale. Non mi sono mai mossa ufficialmente senza questa legittimazione. Le interpretazioni differenti che de Bertoldi ed io abbiamo avuto sulla questione sono ascrivibili ad un legittimo dibattito tra due personalità che la politica l’hanno sempre interpretata in modo difforme. Certo, e questo lo dico con amarezza, tale discussione sarebbe dovuta restare interna.

 

Per quale motivo si è detta contraria alla candidatura di Maurizio Fugatti?

Come ho ripetuto innumerevoli volte ai tavoli di coalizione, la genesi di una candidatura deve essere diversa: non credo sia la strada maestra l’indicazione di un nominativo tramite una telefonata da Roma o da Milano a cui tutti gli altri sul territorio devono accodarsi. Questo prescinde dalla persona dell’On. Maurizio Fugatti che da questi meccanismi è stato in parte soverchiato. Il suo nominativo, a mio avviso, avrebbe avuto la possibilità di emergere in modo quasi naturale da una scelta ponderata degli attori in campo. Qualche irresponsabile aut-aut locale ed imposizioni nazionali hanno creato una fortissima resistenza, quella che voi osservatori della politica avete solo in parte registrato, che non ha fatto bene a nessuno, Maurizio in primis.

 

Come partito guadavate alle civiche e al candidato Geremia Gios. Ora la possibilità di nascita di questo polo sembra sgonfiarsi.

Ho rappresentato a Roma la necessità di allargare la coalizione di centrodestra alle forze territoriali rappresentative di competenze ed istanze compatibili e complementari con Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Da trentina, prima che da presidente locale di un Partito, mi sono posta come obiettivo quello di coinvolgere le migliori risorse del nostro territorio e, con tutta evidenza, considero il Professor Gios uno di queste.

 

Visto quello che sta succedendo, sarebbe pronta a sostenere, come ha fatto in passato, la candidatura di De Bertoldi?

Se dovessi fare la lista delle persone che ho sostenuto in questi oltre 15 anni di attività politica… credo sia meglio fermarsi un passo prima di scriverla .

Ho sempre vissuto il mio ruolo come una sorta di maieuta, cercando di trovare in alcune persone le potenzialità individuali da sviluppare per poi metterle al servizio della comunità. Con esiti altalenanti, lo ammetto.

Poco meno di un anno fa ho iniziato a cercare una personalità che potesse ben descrivere i nostri valori a cui chiedere di candidare alle politiche 2018. In autunno, in accordo con Giorgia Meloni, ho avuto modo di proporre tale impegno ad un esponente politico locale perché nel suo quotidiano e concreto operato quanto nella sua salda impostazione ideale ed etica, Fratelli d’Italia si sarebbe ritrovata pienamente rappresentata. A seguire, ho avuto modo di confrontarmi sulla potenzialità di candidatura di altre due persone che però, al pari della prima, hanno preferito concentrarsi sull’impegno locale.

De Bertoldi l’ho conosciuto successivamente, avendo lui aderito a Fratelli d’Italia un mese prima della presentazione delle liste, ed il suo profilo di professionista mi aveva convinto a puntare su di lui.

E’ stato, a dire il vero, difficile rivendicare il Collegio Senato di Trento per Fratelli d’Italia, l’ottenimento del quale è costato molto impegno al Partito a livello nazionale. Una volta ottenuto dagli alleati questo spazio, ho insistito affinché fosse Andrea de Bertoldi a candidare, mentre il resto del Partito locale e la dirigenza nazionale avrebbero preferito diversamente, scelta, la mia, che mi ha creato anche molto attrito interno.

De Bertoldi dimostrerà di aver meritato quel posto con la sua azione quotidiana in Parlamento. E, convinta che sarà così, mi compiacerò della certezza che è divenuto Senatore grazie alla mia insistenza ed al lavoro che chi prima di lui ha fatto sul territorio.

 

Lei ha sempre fatto parte della destra trentina rappresentandone i principali valori. Oggi sul nostro territorio esiste ancora? Oppure chi è di destra (che si riconosceva nell'Msi, Alleanza Nazionale e Fartelli d'Italia) ora qui voterà Lega?

Quella che usualmente viene chiamata “destra” non è un partito, è un inalienabile approccio alla vita di una parte dell’umanità. Non può per questo né estinguersi, né morire. Esiste, a prescindere dalla manifestazione partitica che la può meglio incarnare. Io credo fermamente, anzi, che tanto più si procede sulla strada dell’autodistruzione del tessuto sociale, etico, educativo ed economico, tanto più sarà necessario il nostro approccio. Il buonsenso è l’atto più rivoluzionario in questo mondo assoggettato ad un regista del teatro dell’assurdo. Basterà una vibrazione al momento giusto e, ne sono certa, le varie anime di quella che chiamate destra si riuniranno come le gocce di mercurio in un sol complesso.

Più in generale -e per rispondere in modo più diretto alla domanda-, dallo scioglimento di Alleanza Nazionale nel PDL si è assistito ad una sorta di diaspora dei voti, solo in parte drenati poi da Fratelli d’Italia che, certamente, tra tutti i Partiti attualmente sulla scena a ragione può definirsi erede di quel mondo ideale sorto con il MSI.

La forza mediatica della Lega Nord è sicuramente attrattiva, la coerenza di FdI pure. Se dovessimo, però, fare un censimento di voti provenienti dal mondo della destra, sicuramente riscontreremmo molte persone che guardano ad un progetto territoriale come può essere quello della Civica Trentina od a un approccio più attivista come quello di Casa Pound.

Oggi è l'unica donna al vertice di un partito a livello provinciale. Cosa pensa dei ruoli femminili nella politica di oggi?

Undici anni fa la Consigliera Margherita Cogo e la madrina nobile di tutte le battaglie per le cosiddette pari opportunità, l’ex Consigliera Vanda Chiodi, mi dissero che ero troppo giovane per comprendere davvero la necessità di politiche ad hoc per il mondo femminile.

La prima riunione che organizzai come unica donna dell’allora Esecutivo di AN del Trentino aveva un solo punto all’ordine del giorno: lo scioglimento del gruppo femminile del Partito. Mettendolo ai voti, lo ottenni, chiedendo in contemporanea l’impegno al mio movimento di creare spazi e mansioni considerando unicamente le disponibilità e le competenze. Fu come uscire da uno steccato che molte donne contribuiscono a costruire in prima persona. Da quel momento, sarà stato un caso, diversi dipartimenti e ruoli furono affidati a donne.

Carisma, capacità, pragmatismo ed affezione verso il proprio territorio e la propria gente non hanno di sicuro necessità di essere declinati a seconda del sesso -non “genere”, per carità- con il quale si è registrati all’anagrafe. Del resto, sono stata in un Partito il cui capo naturale e riconosciuto da tutti è una donna. La differenza la fa la sostanza della persona: e Giorgia Meloni per sostanza, struttura, capacità ed intelligenza può guardare dritto negli occhi chiunque. Del resto, sono stata in un Partito il cui capo naturale e riconosciuto da tutti è una donna. La differenza la fa la sostanza della persona: e Giorgia Meloni per sostanza, struttura, capacità ed intelligenza può guardare dritto negli occhi chiunque. Anzi, se vivessimo in un mondo civile, forse in diversi davanti a lei dovrebbero invece abbassare lo sguardo.

 

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