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| 15 nov 2018 | 19:07

Mirko Bisesti assessore dei ''rosiconi'' con delega all'errore

Ieri il neo assessore si è esibito su Facebook in un post con tanto di errore da terza elementare ripreso anche da La Repubblica (insieme ai tanti che lo hanno difeso). Invece che spiegare che è stata una distrazione ha dato la colpa a chi se n'è accorto (i soliti giornalisti) e al T9 (il suo è l'unico cellulare che inventa le parole invece che correggerle). Uno stile che speriamo perda presto lasciando spazio alle sue competenze amministrative

TRENTO. ''Ai giornalisti rosiconi che non hanno altro da fare che guardare Facebook per un errore fatto dal T9 mando un abbraccio''. Così l'assessore all'Istruzione, Università e Cultura Mirko Bisesti ieri commentava la sua incredibile gaffe ripresa, poi, ovviamente, anche dalla stampa nazionale. Che un neo assessore provinciale alla sua prima uscita ufficiale fuori dal dipartimento dell'Istruzione scrivesse, tronfio e sorridente, ''Appena conclusa la mia visita al Dipartimento Conoscienza'' con una ''i'' galeotta da errore di terza elementare (QUI ARTICOLO) ancora non si era visto e la giustificazione è parsa ancor più puerile.

 

Colpa dei ''giornalisti rosiconi'' che si sono accorti dell'errore e colpa dello smartphone che lo avrebbe tradito. Detto che Bisesti probabilmente è proprietario dell'unico telefonino con un T9 che inventa parole che non esistono e infila errori di ortografia in termini semplici e alla portata di tutti, in questa frase c'è tutto uno stile che speriamo il giovane segretario della Lega perda il prima possibile lasciando emergere, invece, le sue competenze da amministratore. Il post, infatti, ricorda le giustificazioni date a scuola da quei bambini ''bravi ma che non si applicano'' che per un errore infilato nei compiti incolpano il cane, il gatto, la penna che scrive male e, tornati a casa, se la prendono con la maestra che non si è bevuta la scusa perché ce l'ha con loro.  

 

Sarebbe bastato dire ''sì ho fatto un errore, scusate, ho corretto subito, è stata una distrazione''. Perché è ovvio che di questo si tratta, di una distrazione che fa notizia solo perché avvenuta dopo poche ore che Bisesti è stato nominato assessore proprio alla Cultura e all'Istruzione, tra l'altro tra mille dubbi degli addetti ai lavori. Professori universitari, presidi, docenti, studenti si chiedevano: ''Questo ragazzo sarà all'altezza di un ruolo così importante?''. La prima risposta l'hanno avuta da quel post e la seconda, peggiore, da quello che stiamo commentando adesso.

 

Il linguaggio è importante, soprattutto per il mondo con il quale da due giorni e per cinque anni (e forse più, glielo auguriamo) si interfaccia e si interfaccerà Bisesti. E' il mondo degli insegnanti, della scuola, degli studenti, un mondo pieno di ''rosiconi'', per come li intende Bisesti, alcuni, addirittura, di sinistra o non leghisti. Ma non è tutto, udite udite, sotto il suo assessorato ci sono anche i più ''rosiconi'' di tutti: i giornalisti che, volenti o nolenti, fanno parte di quel mondo della cultura che organizza eventi, partecipa a spettacoli, scrive libri, modera i dibattiti, e di cui Bisesti è, quindi, l'assessore competente. Insomma il giovane segretario della Lega è oggi l'assessore dei ''rosiconi'' e per loro ''le parole sono importanti''.

 

Lo sono meno per i tanti che sono intervenuti per difenderlo sui social e che sono diventati assieme a Bisesti oggetto dell'articolo de ''La Repubblica'' rimasta stupita proprio dagli interventi in suo sostegno. ''Tutti sbagliamo'' (verissimo), ''sono ben altri gli errori'' (anche), '' comunisti non vi rassegnate al cambiamento'' (vero), ''non importa come si scrive ma come si agisce 'rosiconi''' (forse)  ''per una i non cambia niente''.

 

In realtà care signore e cari signori (come vedete qui le ''i'' contano) per degli errori ''da nulla'', come un numerino sbagliato in una data, si perdono le cause in tribunale, per una parola errata inserita in un testo in un concorso pubblico si viene scalzati da chi quella parola l'ha scritta giusta, e i vostri bambini a scuola prendono insufficiente e tornano a casa piangendo. Per non parlare di quegli errorini minuscoli fatti in matematica, (magari anche una semplice sommetta sbagliata per una distrazione) che in un problema complessissimo, che pure svolgiamo perfettamente, alla fine ci portano a un risultato sbagliato.

 

Voi provate a dare la colpa ai rosiconi o al T9 o ''ar buco dell'azoto'' (come diceva Mastandrea in un mitico video degli anni '90), vediamo cosa vi dicono. 

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