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''No alla proposta Pillon'', anche a Trento tantissime persone in piazza: ''E' una vendetta contro le donne''

All'iniziativa lanciata da 'Non una di meno' numerose adesioni che hanno riempito largo Carducci. Sara Ferrari: "Proposte simili anche in Trentino ma terremo la guardia alta e cercheremo di contrastarle"

Di Donatello Baldo - 10 novembre 2018 - 17:31

TRENTO. Le mobilitazioni contro il disegno di legge firmato dal senatore leghista Simone Pillon si sono svolte oggi in tutta Italia e anche a Trento sono state tantissime le persone che hanno riempito largo Carducci. Al presidio convocato da Non una di meno hanno risposto tante organizzazioni, cittadini e cittadine di ogni età.

 

Erano presenti esponenti dei partiti della sinistra, dei sindacati, delle associazioni che si occupano della violenza sulle donne. L'obiettivo, quello di contrastare le proposte di revisione del diritto di famiglia e della legislazione che, nella separazione, tutela le figure più deboli, le donne e i figli. 

 

Tra le proposte maggiormente avversate da chi si è ritrovato oggi in piazza la tesi contenuta del disegno di legge definita 'bigenitorialità', "che comporta una divisione perfetta dei tempi di cura, educazione e assistenza morale dei figli indipendentemente dai suoi bisogni e dallo stato dei rapporti dei genitori".

 

Una richiesta 'vendicativa', "voluta per togliere alla madre il tempo dedicato al figlio". Prima della separazione, infatti, il tempo di cura dei figli non è mai equamente diviso tra i genitori, ma successivamente alla separazione i padri che sentono di aver 'subito' la separazione agirebbero per una modificazione dei tempi causando così un enorme stress sia al minore che alla madre.

 

L'altro punto contestato è quello della mediazione obbligatoria. In caso di presenza di minori i genitori devono obbligatoriamente rivolgersi ad un mediatore familiare con l'obiettivo di preservare l'unità familiare, anche nel caso di un genitore violento. "Perché la violenza in famiglia - spiegano le attiviste di Non una di meno - viene considerata come conflitto tra coniugi e non come disparità di potere tra i generi".

 

Anche la vittima di violenza domestica è obbligata a relazionarsi con il partner violento, incontrandolo alle riunioni di mediazione che sono pure onerose. Se uno dei coniugi non può permettersi di pagare la parcella del professionista la separazione è molto più difficile da ottenere.

 

Tra gli interventi anche quello della consigliera provinciale di Futura Lucia Coppola e della collega del Pd Sara Ferrari, ex assessora alle Pari opportunità: "E' una proposta di legge fatta per rispondere a quegli uomini che hanno avuto una pessima separazione, estromessi dalla cura dei figli. Ma se ciò è avvenuto ci sarà pure un motivo - spiega Ferrari - e il motivo è spesso la violenza".

 

"Questo testo obbligherebbe alla mediazione anche le donne vittime di questa violenza e un disegno di legge di questo tipo - osserva l'ex assessora - non è altro che una vendetta contro le donne e di conseguenza contro gli stessi minori".

 

 La proposta Pillon dovrà affrontare l'iter parlamentare ma anche nei consigli comunali, provinciali e regionali sono numerose le iniziative che propongono l'istituzione di registri della bigenitorialità e sostegni più o meno indiretti alla proposta Pillon. "Bisogna tenere alta la guardia - afferma Ferrari - nella scorsa legislatura queste proposte erano stato bloccate, adesso vedremo cosa succederà. Noi faremo di tutto per contrastarle".

 

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