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| 20 nov 2018 | 14:09

Presidente del Consiglio, seconda fumata nera. La minoranza dice no a Kaswalder, seduta rinviata alla prossima settimana

L'opposizione è uscita dall'aula facendo mancare il quorum per l'elezione delle cariche istituzionali. "No all'imposizione, la maggioranza presenti una rosa di nomi". La presidente provvisoria Lucia Coppola aggiorna l'assemblea in attesa di un accordo

di Redazione

TRENTO. Hanno preso posto, si sono messi in posa per le foto di rito. E' partita la nuova legislatura e Maurizio Fugatti si è accomodato al centro dei banchi della giunta, al suo fianco tutta la squadra di governo. Anche la presidente provvisoria Lucia Coppola ha preso posto sul seggio più alto, chiamando vicino a sé Mirko Bisesti e Luca Guglielmi come segretari questori.

 

Hanno giurato sulla Costituzione e subito dopo hanno affrontato il primo punto all'ordine del giorno, l'elezione del presidente del Consiglio provinciale. Un voto difficile perché le posizione tra maggioranza e minoranza sono distanti. La coalizione di Fugatti vorrebbe Walter Kaswalder ma la minoranza dice no: "Presentateci una rosa di nomi e scegliamo noi".

 

Ma vediamo com'è andata riferendo direttamente gli interventi fatti in aula. Mara Dalzocchio ha parlato per prima e ha proposto a nome della Lega la candidatura di Walter Kaswalder. E a seguire si sono espressi a sostegno di questa indicazione Rodolfo Borga di Civica Trentina, Giorgio Leonardi  di Forza Italia e Claudio Cia di Agire per il Trentino.

 

In disaccordo con il metodo adottato in modo unilaterale dalla maggioranza è intervenuto Giorgio Tonini del Partito Democratico. "Nulla da eccepire sulla persona - ha specificato - ma visto che dalle urne il 21 ottobre è uscita una maggioranza relativa e non assoluta, il governo provinciale dovrebbe coltivare il senso del limite". 

 

Una sensibilità che dovrebbe portare a un confronto con le minoranze e a un accordo sulla presidenza dell’aula. “Il nostro parlamento – ha argomentato – è il bene comune sia dei consiglieri di maggioranza sia di quelli di opposizione”.

 

Sarebbe stato più opportuno che la maggioranza avesse cercato di condividere con le minoranze il nome del candidato presidente. E questa posizione è concordata da tutta l'opposizione che ha chiesto "un supplemento di riflessione" per evitare la candidatura secca. 

 

La stessa posizione è stata espressa da Filippo Degasperi dei 5 stelle e da Ugo Rossi per il Patt. Entrambi hanno ricordato di aver partecipato ad una riunione preliminare con il presidente della Provincia Fugatti per cercare un accordo su questo punto, che evidentemente non ha portato ai risultati sperati. 

 

Anche Paolo Ghezzi, di Futura, si è associato ai colleghi di opposizione. “Per quanto prassi sia prassi – ha osservato replicando al presidente Fugatti che ricordava che così si è sempre fatto – oggi la politica è ogni giorno una cosa nuova”. Inoltre, ha aggiunto, “un controbilanciamento dei poteri fa bene non solo alla democrazia ma anche all'autonomia”.

 

In alternativa a quel momento di riflessione invocato dall'opposizione, le minoranze escono dall'aula, facendo mancare il numero previsto dal regolamento per l'elezione delle cariche istituzionali: i 2/3 dell'aula. E così è stato: i consiglieri di opposizione hanno deciso di alzarsi e di uscire dall'emiciclo.

 

Tutti i 13 consiglieri di minoranza, all’inizio del voto, sono usciti dall’aula facendo mancare il quorum di 24 consiglieri presenti in Aula necessario per la votazione del Presidente. I 21 consiglieri della maggioranza e la presidente provvisoria, Lucia Coppola (pur appartenendo alla minoranza, obbligata dal suo ruolo a rimanere in Aula), hanno votato ma inutilmente.

 

Alla fine delle operazioni di voto la presidente ha dichiarato che la votazione era invalidata per la mancanza del quorum dei 24 presenti. Il Consiglio è stato aggiornato a martedì 27 novembre, con la speranza che maggioranza e opposizione possano trovare un accordo.

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