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Ricorso trasversale contro la legge elettorale. ''In Trentino Alto Adige favorita solo l'Svp''

Presentato oggi al Tribunale di Trento da 5 Stelle, Forza Italia, Potere al Popolo, ladini e Freiheitlichen. Se il giudice riconoscesse fondati motivi dovrebbe coinvolgere la Consulta. A rischio la convalida degli eletti

L'avvocato Janes e l'avvocato dello Stato Denicolò
Di Donatello Baldo - 19 gennaio 2018 - 06:01

TRENTO. E' tutto pronto per le elezioni del prossimo 4 marzo, ma nessuno ha fatto i conti con il ricorso che gli avvocati Igor Janes e Felice Besostri hanno presentato oggi al Tribunale di Trento. La politica si infiamma in tutto il Paese per la campagna elettorale ma un giudice di periferia potrebbe dire "Fermi tutti", e lasciare col fiato sospeso partiti e istituzioni.

 

Se il giudice Giuseppe Barbato riconoscesse fondati motivi nelle argomentazioni dei due legali, l'intera legge elettorale sarebbe inviata direttamente alla Corte Costituzionale che sul tema è tenuta a pronunciarsi. Chissà in che modo, ma basterebbe anche solo il dubbio di costituzionalità per far tremare tutti quanti. 

 

Il granello di sabbia che è stato gettato negli ingranaggi del diritto costituzionale rischia di far 'grippare' l'intero meccanismo. Ma vediamo come mai due avvocati si sono dati appuntamento oggi a Trento per depositare un ricorso contro la legge elettorale.

 

Il mandato lo hanno ricevuto dalle mani di molte formazioni, trasversali all'arco costituzionale - da Forza Italia a Potere al Popolo, dai 5 Stelle fino ai Freiheitlichen e ai ladini - che si oppongono alle eccezioni riguardanti il Trentino Alto Adige che nei fatti favoriscono, nel voto, solo l'Svp.

 

"Abbiamo sollevato molteplici vizi di incostituzionalità -afferma Janes - primo fra tutti l'uso della fiducia per l'approvazione della legge elettorale. Ma ci siamo concentrati anche sulle modalità del voto - spiega - e in particolare sul sistema che impedisce il voto disgiunto e a quello che impone soglie di sbarramento straordinariamente alte".

 

Per la questione generale del voto di fiducia, l'avvocato ricorda che nella storia è stato usato sulle leggi elettorali soltanto durante il fascismo, con la legge Acerbo. Sulle altre due questioni entra nel merito e definisce minuziosamente il profilo di incostituzionalità.

 

"L'assenza di un voto disgiunto obbliga l'elettore a votare un candidato sul collegio uninominale e di conseguenza anche per i candidati espressi da un listino bloccato sul proporzionale. Automaticamente".

 

Ma per quanto riguarda la tutela della minoranza linguistica - specifica per il Sudtirolo - Janes mette sotto la lente d'ingrandimento le soglie di sbarramento e la formula che garantisce l'accesso 'blindato' al Parlamento.

 

Un 'salvacondotto' garantito solo all'Svp perché prevede che su base regionale si debba superare il 20% dei consensi ("a livello provinciale diventano il 40!") oppure ottenere la vittoria in due collegi su tre, "e guarda caso da sempre questi collegi sono vinti proprio dall'Svp", commenta Janes.

 

"Tra le forze politiche - spiega Janes - non è soltanto l'Svp che rappresenta le minoranze". Ed è per questo che tra i ricorrenti ci sono anche i Freiheitlichen e i rappresentanti dei gruppi ladini. Ma anche i 5 Stelle e le formazioni di sinistra che giudicano incostituzionale tutto l'impianto.

 

Anche il fatto della ripartizione tra maggioritario e uninominale è stravolto in Trentino Alto Adige. Su sette senatori solo uno è eletto attraverso un meccanismo proporzionale. "Se a livello nazionale si impone il sistema proporzionale, con il 65% circa dei seggi, in regione per ogni seggio uninominale ne corrispondono 0,83 proporzionali".

 

E chi sono i beneficiari? "Sempre i partiti maggiori - scrivono i 5 Stelle altoatesini - noi siamo favorevoli a una rigorosa tutela della minoranze, non alla tutela per legge dell’Svp". Lo stesso pensiero lo esprime Michaela Biancofiore di Forza Italia: "Un sistema elettorale che mira a consegnare la vittoria a tavolino all’alleanza Svp-Pd".

 

Il giudice oggi si è riservato di decidere dopo che avrà avuto le memorie delle parti in causa. Nel caso ritenesse fondato il motivo del ricorso chiamerebbe in causa la Corte costituzionale. La Consulta non arriverebbe a decidere prima del 4 marzo, ma potrebbe farlo prima della proclamazione degli eletti. E sarebbe un guaio. 

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