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Rossi a Fugatti: ''Non fidarti del governo amico''. Agli ex alleati: ''La parola centrosinistra non la pronunceremo più''

L'intervista all'ex governatore: "Preoccupato per l'autonomia anche se al governo provinciale ci fosse qualsiasi altro partito nazionale". Il futuro? "Opposizione senza se e senza ma, senza accordi ma propositivi". Sul Trentino: "Lo consegno a Fugatti migliore di come l'ho trovato cinque anni fa"

Di Donatello Baldo - 05 novembre 2018 - 18:09

TRENTO. Ugo Rossi è preoccupato per davvero, "l'Autonomia a rischio" non era solo uno slogan da campagna elettorale. "Sarei preoccupato anche se al governo provinciale ci fosse un altro partito che non è capace di ritagliarsi un'indipendenza dal governo nazionale". Anche se ci fosse il Pd insomma.  Promette opposizione, "senza se e senza ma".

 

L'ex governatore parla del Trentino che ha consegnato nelle mani di Fugatti: "Un Trentino con i conti in ordine, con una struttura capace: se ne accorgeranno presto e dovranno riconoscerlo". Sulle future alleanze, anche in vista delle elezioni comunali del 2020 non si sbilancia. Con il centrosinistra? "Quella è una parola che non pronunceremo più: ci confronteremo con realtà territoriali". 

 

L'ultima riunione di Giunta era straordinaria e ha trattato ovviamente il tema del maltempo. Ha deciso di invitare anche Fugatti.

Di fronte a un'emergenza che ha causato danni per centinaia e centinaia di milioni di euro era doveroso assicurare al nuovo presidente Fugatti le informazioni e la contezza della situazione, coinvolgendolo nel merito dei primi ragionamenti che abbiamo abbozzato. 

 

Non era obbligato, è stato un bel gesto.

Non ero obbligato ma mi sembrava doveroso. C'erano in ballo i bisogni primari dei trentini e non doveva esserci nessuna interruzione nell'amministrazione. Forse questo modo di procedere non è così usuale di questi tempi, in cui la collaborazione con chi è di un'altra parte politica sembra impossibile. Per me è stata una decisione naturale e spontanea quella del coinvolgimento di Fugatti. 

 

Ora toccherà a lui affrontare la situazione dei danni causati dal maltempo. Ha dato al nuovo presidente qualche consiglio?

Mi sono permesso di buttare lì qualche ipotesi, tra cui la possibilità di finanziare un piano di ricostruzione anche attraverso l'indebitamento. In Trentino è possibile anche grazie al lavoro di riduzione sul debito prodotto dalla mia giunta. Era al 10% cinque anni fa, ora è al 6% sul Pil.

 

Oltre al lavoro sulla riduzione del debito, che potrà tornare utile per finanziare i lavori di ripristino dei disastri di questi giorni, che Trentino lascia al suo successore?

Fugatti già verso la fine della campagna elettorale ha moderato i toni: meno rivoluzionario e meno distruttivo rispetto all'inizio. Questo mi fa capire che lui stesso crede che in realtà c'è ben poco da rivoluzionare o distruggere di quanto è stato fatto fin qui.

 

Nel senso che tutto questo cambiamento invocato non sarà realizzato?

Nel senso che lascio un Trentino migliore di cinque anni fa. Straordinariamente migliore per quanto riguarda i dati economici, per quelli sull'occupazione, per l'importanza che ha assunto l'istruzione dentro le politiche per il futuro e per il rapporto dell'istruzione con il mondo del lavoro. E straordinariamente migliore per tante altre cose ancora.

 

Sulla sanità?

Anche questo tema sarà ricondotto ben presto alla sua oggettività. Sei mesi, e vedremo il nuovo assessore alla Sanità che cita tutte le statistiche che ci vedono in testa alle classifiche, che andrà a rispolverare tutti gli articoli positivi sul sistema sanitario trentino. Durante la campagna elettorale sono state dette sciocchezze immani sulla nostra sanità, ma poi ne parleranno bene, perché oggettivamente non si può far altro che parlarne bene. 

 

Fugatti ha detto però che cambierà tutto sulla Valdastico. Che si farà.

Gli ho consegnato un dossier, ha detto che se lo studierà. Serve una soluzione che permetta al Veneto di ambire al collegamento ma che permetta al Trentino di risolvere le problematiche di traffico che vive sul proprio territorio. Non è certamente con un'impostazione ideologica o legata a idee del passato come lo sbocco a Rovereto o a Besenello che si risolverà il problema.

 

Ma il nuovo presidente l'ha proposto anche in campagna elettorale, vuole l'uscita proprio a Rovereto Sud.

E infatti ora non può rimangiarsi quello che ha detto in campagna elettorale, ma per risolvere i problemi di viabilità è necessario partire dalle ipotesi a cui si è lavorato con l'A4, con il Veneto e con lo Stato. Le merci che entrano in Trentino non non devono riversarsi sull'autostrada ma devono essere indirizzate all'interporto per poi finire sui treni. 

 

A proposito di viabilità, c'è la partita dell'A22. 

Suggerisco a Fugatti di mantenere alta la guardia e di non fidarsi del suo governo amico. Arriveranno le polpette avvelenate, l'obiettivo a livello nazionale sarà quello di un controllo statale, togliendolo al controllo pubblico locale. Non dovrà fidarsi di Roma ma lavorare con Kompatscher per una soluzione che non ci danneggi.

 

Ma c'è davvero il timore che adesso l'Autonomia sia a rischio? Non era solo uno slogan da campagna elettorale?

La preoccupazione è fortissima, ma non perché c'è questo o quel partito al governo. Sarei preoccupato anche se ci fosse un altro partito nazionale, con un approccio che non sia di consapevolezza e che non sia di un'assoluta neutralità e indipendenza dalle dinamiche romane. 

 

Non solo con la Lega di Salvini al governo provinciale, sarebbe preoccupato anche se a guidare la Provincia fosse il Pd?

Esatto. Vede, anche la governatrice del Friuli Debora Serrachiani all'inizio era seduta al tavolo con noi, quando chiedevamo a Roma maggiori tutele finanziarie per le autonomie speciali. Poi ha voluto scegliere un'altra via, quella delle compensazioni economiche che il governo amico le garantiva. Il risultato? Oggi il Friuli non ha le nostre stesse garanzie finanziarie ed è quindi in difficoltà. 

 

Dice che il nuovo presidente Maurizio Fugatti sarà al servizio del governo amico?

Insomma, quando vedo un presidente della provincia che non si è dimesso da sottosegretario in tutta la campagna elettorale, qualche dubbio mi viene. Non lo dico per la questione giuridica: ma come approccio, come si fa a mantenere una così stretta contiguità con il governo nazionale e candidarsi alla presidenza di una Provincia Autonoma come il Trentino?

 

Da sottosegretario si è dimesso alla vigilia della proclamazione. Da deputato invece non si ancora dimesso, è tuttora in carica. 

Perché guarda a un interesse partitico e nazionale, perché l'obiettivo è portare la Valsugana alle elezioni nello stesso momento in cui ci saranno le europee. Ma qui abbiamo i collegi, un vincolo con il territorio che elegge il suo deputato al parlamento in un voto diretto. Bisognerebbe votare non l'anno prossimo ma domani mattina.

 

Quindi è preoccupato per davvero.

Ha fatto pure un viaggio a Roma, la prima cosa che ha fatto dopo le elezioni: in autonomia non può evidentemente decidere nemmeno se può dare le proprie dimissioni.  Poi quando vedo che questa forza politica, con il suo leader Salvini, continua a portare avanti questi ragionamenti contro l'Europa. Insomma, il Trentino di fonda sul rapporto con l'Europa. E' ovvio che io sia molto preoccupato.

 

Senta, come sarà l'opposizione delle stelle Alpine al nuovo governo della Lega?

Sarà certamente opposizione senza se e senza ma, ma come tutte le opposizione che abbiamo fatto sia in provincia sia in comune, non sarà mai pregiudiziale e precostituita ma valuterà di volta in volta i singoli provvedimenti, se saranno utili al Trentino. Quelli inutili e dannosi li censureremo e cercheremo di contrastarli. Eserciteremo però il nostro ruolo di legislatori con proposte serie e concrete in virtù della nostra esperienza. Daremo un contributo, speriamo sia ben accetto...

 

Non chiedete nulla in cambio?

Il ruolo di opposizione sarà netto e preciso. Nessun accordo, e quello che si vociferava è del tutto inesistente, anche perché il Patt non è decisivo. Se ci sarà un accordo tra Svp e Lega, un accordo non politico ma istituzionale, è chiaro che i numeri saranno sufficienti a garantire una maggioranza a livello regionale. 

 

Ha visto la nuova manovra di bilancio targata Lega-5Stelle? E' preoccupato per le minori entrate?

Certo che lo sono. Per questo a Fugatti ho consegnato una proposta da formulare a Roma, una clausola con la quale chiedere al governo la possibilità di un minor contributo al risanamento del debito a fronte del minor gettito che si determinerà con la flat-tax. Si parla di 25 milioni di euro.

 

Anche questo, un bel gesto.

Anche in questo caso non ero obbligato, avrei potuto farne strumento di proposta politica. Ma per serierà preferisco che diventi una proposta istituzionale avanzata da Fugatti. Spero che la tenga in considerazione. 

 

Il Partito Autonomista Trentino Tirolese andrà a congresso. L'appuntamento è già slittato, però.

Dobbiamo capire i tempi, capire che in mezzo ci sono le europee. A questo proposito sono necessari dei ragionamenti con la Svp: le decisioni che riguardano la giunta a Bolzano e in Regione evidentemente richiedono una riflessione anche con loro. Il rapporto resta più saldo che mai, ma ci sono decisioni che devono essere prese in comune Per il congresso abbiamo bisogno di più tempo. 

 

Sarà tempo di bilanci, ma anche il momento per iniziare a guardare alle elezioni amministrative del 2020 che investiranno anche il comune di Trento. 

Si tratta di rivitalizzare la proposta autonomistica, approcciando la politica in modo diverso. Su Trento, l'impegno deve partire dall'individuazione di una figura nuova e fresca che mostri competenze e professionalità. Non solo la ricerca della persona onesta che va tanto di moda che però poi non sa fare niente.

 

Servirà un'alleanza per vincere le comunali. Un nuovo accordo con il centrosinistra è una strada percorribile?

La parola centrosinistra sicuramente non la pronunceremo più. Credo che si debba ripensare tutto e noi ci relazioneremo solo con espressioni territoriali, fuori dai nazionalismi ma ancorate a una visione europea.

 

Se il Pd è capace di trasformarsi in una realtà territoriale bene, altrimenti nessun accordo. Giusto?

Esattamente così.

 

 

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