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| 06 mar 2019 | 11:55

Al via il reddito di cittadinanza, Rossi: ''Le norme possono cambiare e non si capisce il destino dell'assegno unico trentino''

Parte la misura bandiera del Movimento 5 stelle, ma il tema non è ancora chiaro. L'ex governatore: "La normativa può cambiare ancora nelle prossime settimane nel corso della conversione del decreto legge in parlamento. Ci sono in ballo anche alcuni emendamenti della Provincia inviati a Roma"

Al via il reddito di cittadinanza, Rossi: Le norme possono cambiare e non si capisce il destino dell'assegno unico

TRENTO. E' ufficialmente iniziata la possibilità di chiedere il Reddito di cittadinanza. Da oggi, mercoledì 6 marzo, si può presentare domanda agli sportelli postali, ai Caf oppure online. Sono diversi i requisiti per accedere a questo strumento, come il patrimonio mobiliare che non deve superare i 6 mila euro, più 2 mila euro per ogni componente dopo il primo fino a un massimo di 10 mila euro.

 

A questo si aggiunge mille euro per ogni figlio dopo il secondo e 5 mila in caso di presenza nel nucleo di un disabile. Ma i paletti sono diversi. Insomma, è il grande giorno, ma le richieste si contano sulle dita di una mano e molti nodi restano ancora irrisolti, soprattutto in materia "navigator", le figure che dovrebbero accompagnare i beneficiari alla ricerca di un impiego e sui quali si consuma da settimane un braccio di ferro tra Regioni e Stato.

 

Si parte, ma il tema non è ancora chiaro. "La normativa - dice l'ex presidente Ugo Rossi - può cambiare ancora nelle prossime settimane nel corso della conversione del decreto legge in parlamento. E già qui ci sarebbero molto da dire di un Paese che vara una misura invasiva ma ancora non definitiva".

 

Nonostante l’assenza di dettagli, il governo prevede già una potenziale platea di beneficiaria, circa 2 milioni e 200 mila persone: il documento spiega che il reddito di cittadinanza garantisce il raggiungimento, anche tramite integrazione, di un reddito annuo calcolato in base all'indicatore di povertà relativa all'Unione europea e possono beneficiare i residenti in Italia da almeno 10 anni disoccupati e inoccupati, pensionati inclusi.

 

In Trentino negli anni è stato però sviluppato un sostegno economico, l'assegno unico. "Anche qui - prosegue il consigliere provinciale del Patt - non c'è chiarezza e nessuna informazione di rapporti tra la misura nazionale e quanto esiste in provincia. Quindi non si capisce esattamente il funzionamento del reddito di cittadinanza. Non è chiaro se ci sono due misure, se lo strumento nazionale esclude quello locale e viceversa e i beneficiari come si devono comportare".

 

Le stime di Istat prevedono che il 62,5% delle persone che vivono nel Sud e nelle Isole sono sotto la soglia di povertà, quindi nel Nord la quota scende al 24% e al Centro intorno al 13,5%. Difficile far tornare i conti per un provvedimento che può creare anche disparità: il costo della vita varia da Milano a Palermo, da Trento a Foggia.

 

Dopo aver superato l'ostruzionismo nell'ultima variazione di bilancio, in piazza Dante è calato il silenzio in materia reddito di cittadinanza. "Sono stati presentati dalla Provincia alcuni emendamenti al decreto nazionale - conclude Rossi - per armonizzare e salvaguardare la nostra autonomia, ma non si comprende come si intenda andare avanti: non è chiara la procedura che un cittadino residente in Trentino deve seguire per chiedere il reddito, se si può chiedere l'assegno unico. Un altro punto è l'informazione, se canali istituzionali e agenzie abbiano ricevuto un'adeguata formazione in merito".

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