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Assessora o assessore? Segnana contro la Crusca: ''Serviamoci del linguaggio comunemente usato. No a inutili e ridondanti declinazioni al maschile e al femminile''

L'assessora risponde a un'interrogazione di Ghezzi con queste parole mentre anche la ministra Bongiorno sta cercando di promuovere il linguaggio di genere nella Pubblica amministrazione. Conzatti: ''Un linguaggio sprezzante o che non tenga conto del femminile rappresenta un mondo privo di rispetto ed escludente. In senato ci chiamiamo senatori e senatrici. Lo dice anche la Crusca'' 

Di Luca Pianesi - 07 agosto 2019 - 19:05

TRENTO. ''In Italia non esiste il genere neutro come in Germania, c'è poco da fare. I sostantivi o sono al maschile o sono al femminile. Con il linguaggio non solo comunichiamo ma disegniamo una rappresentazione del mondo: un linguaggio sprezzante o che non tenga conto del femminile rappresenta un mondo privo di rispetto ed escludente''. La senatrice Donatella Conzatti non ha dubbi al riguardo. Da vicepresidente della Commissione parlamentare sul femminicidio sa bene quanto le parole siano importanti e servano a spostare l'orizzonte culturale di una comunità.

 

Perché per tutti noi è normale definire una donna una infermiera e invece è più difficile darle dell'avvocata? Semplicemente perché il linguaggio comunemente usato fa fatica ad aggiornarsi in un Paese in cui fino a 37 anni fa esisteva il delitto d'onore (di fatto la pena era ridotta per chi uccidesse la moglie, la figlia o la sorella per difendere "l'onor suo o della famiglia") e il matrimonio riparatore (se un uomo commetteva uno stupro poteva evitare la pena detentiva offrendosi di sposarla) e certi lavori erano appannaggio solo degli uomini.

 

Lo sa bene anche la ministra Giulia Bongiorno che con una direttiva di qualche mese fa ha imposto alla Pubblica Amministrazione italiana di "utilizzare in tutti i documenti di lavoro (relazioni, circolari, decreti, regolamenti, ecc.) termini non discriminatori. Meglio quindi l'uso di sostantivi o nomi collettivi che includano persone dei due generi: avanti con la parola 'persone' al posto di 'uomini'''. Il tema, insomma, è cruciale per chi si occupa di far progredire la società ma non lo è per l'assessora alle politiche sociali della Provincia di Trento Stefania Segnana che nel rispondere a un'interrogazione di Paolo Ghezzi sul tema ha specificato che ''la Giunta ritiene sia doveroso promuovere con forza la cultura del rispetto e della civile convivenza ritenendo, peraltro, che tale processo debba avere luogo attraverso l'utilizzo del linguaggio comunemente usato, privo di inutili e ridondanti declinazioni al maschile e al femminile, in grado di determinare unicamente storture ed incomprensioni''.

 

Insomma per l'assessora meglio il ''linguaggio comunemente usato'' (verrebbe da chiedere da chi: per noi, per esempio, il ''linguaggio comunemente usato'' è quello che rispetta le declinazioni e per questo continueremo sempre a chiamarla assessora e non assessore) che quello corretto come insegna anche l'accademia della Crusca. ''La Presidente dell’Accademia della Crusca, Nicoletta Maraschio, - si legge infatti sul sito dell'Accademia -, per evitare alcuni possibili equivoci nelle sintesi che si vanno diffondendo in rete, tiene a ribadire l’opportunità di usare il genere grammaticale femminile per indicare ruoli istituzionali (la ministra, la presidentel’assessora, la senatrice, la deputata ecc.) e professioni alle quali l’accesso è normale per le donne solo da qualche decennio (chirurgaavvocata avvocatessaarchitettamagistrata ecc.) così come del resto è avvenuto per mestieri e professioni tradizionali (infermiera, maestra, operaia, attrice ecc.)''.

 

Il paradosso è che l'interrogazione di Paolo Ghezzi era arrivata proprio all'indomani di un convegno promosso dall'assessorato intitolato “Donne e uomini. Solo stereotipi di genere o bellezza della differenza?” (quello sfociato poi in una carica delle forze dell'ordine contro le persone che volevano assistere all'incontro e quelle che volevano dissentire) dove nello stesso manifesto della Pat si declinavano tutti al maschile i ruoli sia dell'assessora che degli altri ospiti ''Stefania Segnana, Assessore alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia della Provincia Autonoma di Trento; Maria Cristina Del Poggetto, medico-chirurgo, specialista in psichiatria, specialista in psicoterapia sistemico-relazionale, mediatore familiare relazionale; Maristella Paiar, avvocato''. 

''A fronte di tutto ciò - chiedeva Ghezzi - vorremmo sapere se condivida le diffuse preoccupazioni per una cultura maschilista che continua a “passare” attraverso la lingua che usiamo, e se intende rimuovere il linguaggio sessista dalla comunicazione ufficiale della Provincia autonoma di Trento''. Segnana ha risposto con queste poche frasi che pubblichiamo qui sotto integralmente. Questo invece il commento della senatrice di Forza Italia Donatella Conzatti: ''Con il linguaggio non solo comunichiamo ma disegniamo per noi stessi e per gli altri una rappresentazione del mondo. Un linguaggio sprezzante oppure un linguaggio che non tenga conto del femminile, rappresentano un mondo privo di rispetto ed escludente. Un esempio se ad una platea un relatore si rivolgesse dicendo “benvenute”, suonerebbe escludente a tutti gli uomini presenti. Bene alle donne anche sembra strano non essere presenti nel linguaggio corrente. Il Senato della Repubblica si è adeguato, dalla carta intestata ai dialoghi in aula veniamo nominate e chiamate senatrici. E’ la direzione giusta l'unica che si può seguire. Lo dice anche la Crusca''.

 

E allora speriamo l'assessora lo capisca ma in attesa che ciò accada l'invito è a tutti voi cari lettori a fare buon uso della lingua italiana: rendiamolo ''linguaggio comunemente usato'' così che l'assessora possa semplicemente adeguarsi scoprendo che le declinazioni al maschile e al femminile non sono né inutili né ridondanti. Al contrario usate sempre meno parolacce, sia mai che vengano scambiate per ''linguaggio comunemente usato'' e finiscano, per questo, per essere promosse a linguaggio ufficiale.  

 

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