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| 16 dic 2019 | 05:01

Bonus bebè: la Giunta punta solo sull'assegno e arriva una pioggia di critiche. Il ddl del Patt finisce nel cassetto. Rossi: "Non si vuole entrare nel merito"

Dopo le critiche arrivate da sindacati, Università e associazioni, anche il Patt entra nella polemica sugli assegni di natalità riesumando un ddl presentato ad agosto in Commissione e messo in un cassetto dalla Giunta. Tra le proposte un'incentivazione del congedo parentale, un maggiore equilibrio tra i due partner e delle misure di sostegno alle imprese attente al tema. Rossi: "Attendiamo di capire se Fugatti si limiterà ancora ai soli annunci elettorali"

Bonus bebè: la Giunta punta solo sull'assegno e arriva una pioggia di critiche
di Davide Leveghi

TRENTO. Mentre la Giunta Fugatti si prodiga a produrre provvedimenti nell'annosa battaglia per la natalità, “restituendo” alle “famiglie feconde” un prestito per ogni nato – un vero e proprio “premio produttività” in cui, su un prestito agevolato di durata quinquennale di 30mila alle giovani coppie, metà resta nelle tasche dei genitori laddove abbiano due figli in 5 anni, il prestito intero laddove i figli siano tre nell'arco di 10 anni – sono diverse le voci che si alzano e chiedono alla Provincia di correggere il tiro.

 

Se da una parte i sindacati, l'associazionismo femminista e la prorettrice alle politiche di equità e diversità dell'Ateneo trentino Barbara Poggio contestano le misure leghiste come stantia emanazione di un'idea sconfitta e superata – quella del solo “bonus bebè”, corredata tanto per cambiare da parametri piuttosto stringenti sull'accessibilità all'assegno unico (10 anni di residenza in Italia di cui almeno 5 in maniera continuativa in Trentino) – dall'altra sono le opposizioni a protestare contro un'ormai consueta abitudine della Giunta di promettere per poi chiudere nel cassetto ogni proposta arrivata dai banchi della minoranza. Nello specifico, è il Patt questa volta a lamentare la messa da parte di un disegno di legge volto a incentivare le misure di natalità.

 

Ciò che serve è un intervento strutturale – spiega il capogruppo del Partito autonomista trentino tirolese in Consiglio provinciale Ugo Rossiperché fare l'assegno può starci ma non come misura unica. Al momento della votazione dell'assegno di natalità proposi degli emendamenti, ovviamente bocciati. Tra questi c'era la proposta di estendere l'assegno familiare fino a 18 anni per il secondo figlio”.

 

“Solo con misure del genere facciamo diventare il territorio amico della famiglia – continua – gli emendamenti bocciati contenevano per la Giunta degli spunti utili e per questo abbiamo dato vita a un ddl con proposte che guardavano a esempi concreti e funzionanti di Paesi che riescono con determinate misure a aumentare il tasso di natalità. Ho accettato di aspettare di arrivare alla discussione sul bilancio e da tre mesi attendo un incontro con Fugatti. L'impressione è che non si voglia entrare nel merito”.

 

Proposto in Quarta commissione permanente il 2 agosto 2019, il ddl n.25 mira a modificare la legge provinciale sul benessere familiare 2011 arricchendo l'assegno con misure atte a equiparare il trattamento di maternità tra il pubblico e il privato e a incentivare il sostegno alla fruizione del congedo parentale. Tutti provvedimenti che guardano al Nord Europa come esempio virtuoso in materia di politiche di natalità.

 

Firmato dal gruppo consigliare autonomista, il ddl “si prefigge l'obiettivo di integrare e migliorare il sistema delle politiche strutturali sulla famiglia oggi vigenti in Trentino” partendo da un presupposto ben diverso da quello della Giunta: conciliare l'attività lavorativa e la cura della famiglia. Se infatti il solo “bonus bebè” fornisce sì un utile contributo economico ma senza agire sulle dinamiche che relegano la donna ad un ruolo subalterno confinandola all'ambito familiare – o per lo meno svantaggiandola in quello lavorativo – intervenire sul mondo del lavoro diventa decisivo.

 

Fiducia nel futuro” e condizioni economiche e lavorative adeguate, opposte alla diffusa precarietà che caratterizza il mercato del lavoro, dicono numerosi studi e statistiche, rendono la costruzione di una famiglia molto più complicata, tanto da spingere sempre più in avanti le nascite dei primogeniti. L'Italia, non a caso, risulta essere il Paese europeo dove l'età in cui si fa il primo figlio è più elevata. Il tasso di natalità soffre dunque l'assenza di politiche che concilino carriera e famiglia, che non ostacolino il processo d'inserimento lavorativo e che “distribuiscano” su tutti e due i membri della coppia gli oneri dello svolgimento del lavoro domestico.

 

L'indice in Trentino, nonostante superi la media nazionale (8,1 nati per mille abitanti contro i 7,4 della media nazionale), continua ad essere piuttosto basso. Da qui la proposta del Patt per integrare l'assegno alla natalità con due strumenti, il potenziamento del trattamento economico e giuridico della maternità delle lavoratrici e il congedo parentale. Se nel primo caso l'obiettivo è quello di “estendere, senza gravare sul datore di lavoro, il trattamento di maternità vigente nel lavoro pubblico anche alle lavoratrici del settore privato, integrando e migliorando il trattamento previsto dal relativo contratto collettivo”, nel secondo l'incentivazione del congedo parentale ridurrebbe “lo sbilanciamento del carico di cura dei figli – solitamente gravante sulla componente femminile – attraverso una più ampia diffusione dell'utilizzo del congedo parentale da parte dei papà”.

 

In concreto le modifiche alla legge interverrebbero su alcuni articoli, inserendo i suddetti strumenti e delle disposizioni finanziarie di sostegno. Riguardo al congedo, ad esempio, non solo si agirebbe sulla definizione del quadro normativo (art.2 della legge provinciale n.1 del 2 marco 2011), promuovendo iniziative volte a fruire maggiormente del congedo parentale e a incentivare quello dei padri, ma si propone uno stanziamento di fondi finalizzati a coprire l'astensione dal lavoro (inserimento art.11 ter nella legge provinciale sul banessere familiare 2011). Sull'equiparazione del congedo di maternità delle lavoratrici del settore privato con quello delle lavoratrici del pubblico, invece, l'intervento proposto punta a erogare fondi provinciali a quelle imprese “che si impegnano a prevedere tale equiparazione a favore delle proprie lavoratrici” alla condizione che provvedano “all'assunzione di un altro dipendente per la sostituzione della lavoratrice assente per maternità” (inserimento art.11 bis nella legge del 2011).

 

Ma l'iter del ddl pare, per ora, essere giunto ad un punto morto. “Magari se ne discuterà nei prossimi mesi – chiosa Rossi – o magari, come tende a fare Fugatti, finirà come molte altre misure proposte dalla minoranza, messa da parte. Per ora possiamo dire che aspettiamo, perché così com'è l'assegno serve a poco. Attendiamo per capire se la Giunta vorrà fare in merito davvero qualcosa o solo i soliti annunci pubblicitari”.

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