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Consultazioni, verso il governo Pd-M5S. Zingaretti apre ad maggioranza di discontinuità con Conte premier: "Opporremo all'odio concordia e condivisione"

All'uscita dalle consultazioni con il presidente della Repubblica, il segretario del Partito democratico ha espresso il parere favorevole dei suoi alla creazione di un governo di rottura. "Abbiamo evidenziato come non ci debba essere alcun passaggio di testimone dal passato. Apriremo una nuova stagione politica e sociale"

Di Davide Leveghi - 28 agosto 2019 - 16:59

TRENTO. “Abbiamo espresso al presidente della Repubblica il sostegno al tentativo di dar vita ad un nuovo governo con una diversa maggioranza politica. Pertanto, abbiamo accettato la proposta del M5S di indicare in quanto partito di maggioranza il nome indicato nelle scorse giornate per il ruolo di presidente del Consiglio”. Sono queste le dichiarazioni del segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti all'uscita dalle consultazioni al Quirinale.

 

Un governo di discontinuità, dunque, con un “programma comune di contributi politici e linee d'indirizzo che non faccia la staffetta dal vecchio esecutivo, non passi alcun testimone, ma lanci una nuova sfida e dia inizio ad una nuova stagione politica e sociale”. Una discontinuità politica, pertanto, si vedrà se riflessa anche nei nomi proposti per i ruoli di governo.

 

Di certo il Pd ed il suo segretario, dopo i “bracci di ferro” interni e le defezioni eccellenti – vedi Calenda - una certa rottura l'hanno mostrata, per lo meno di quella parte ostile al nome di Conte per un nuovo incarico di premier. Piroette e giravolte a cui per la verità il partito ha abituato, se si considerano le dichiarazioni passate dei vari Renzi o Calenda sulla possibile alleanza con il movimento grillino.

 

La volontà di rompere con un “governo dell'odio e della paura” hanno però pesato maggiormente, portando i democratici – senza risparmiarsi gli usuali tentativi di autosabotaggio – a decidersi per l'alleanza con i pentastellati, freschi reduci dalla complicata convivenza nell'esecutivo giallo-verde. “Vale la pena tentare l'esperienza, perché non ci possiamo sottrarre al coraggio di rompere con la stagione della paura e dell'odio. Noi opporremo all'odio concordia e condivisione”, ha concluso il segretario.

 

La scelta però non è andata giù a tutti. Con un lungo videomessaggio, in cui ha letto una dura e amara lettera, l'ex ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda ha annunciato il proprio addio dal partito. “Mi ero iscritto perché credevo fosse l'ultimo baluardo del riformismo in Italia. Avevo detto che in caso di accordo me ne sarei andato ed è inutile ripetere le ragioni. Non saranno 5-10 punti a far mutare natura a chi è nato per smantellare la democrazia rappresentativa cavalcando le peggiori pulsioni antipolitiche e cialtronesche. Gli italiani dovrebbero poter votare e fare i conti con le proprie scelte. Spero di sbagliarmi. Ci rivedremo a lottare, e solo in quel momento saremo ancora dalla stessa parte”.

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