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Dopo il Tar, Savoi se ne va tra gestacci e insulti da bar. Manica: ''Lascia un vuoto incolmabile di stile, educazione e rispetto''

L'ex consigliere provinciale vuole rientrare nel palazzo di piazza Dante e non è interessato alla corsa per le europee. Ghezzi: "A me comunque dispiace perdere questo leghista verace. Alessandro Savoi mi mancherà"

Di Luca Andreazza - 05 aprile 2019 - 19:05

TRENTO. Il Tar di Trento ha ribaltato il risultato elettorale, fuori in consiglio provinciale Alessandro Savoi, dentro Giacomo Bezzi. E se il leader di Unione di centro commenta su Il Dolomiti che è stata "ristabilita la volontà popolare" (Qui articolo), il leghista promette battaglia, il ricorso al consiglio di stato. Si affida a Facebook e si riferisce a sé stesso in terza persona. 

 

"Dunque il Tar di Trento ha deciso - dice il presidente leghista - a dir il vero i tre giudici avevano già deciso il 24 gennaio di segare 'politicamente' la Lega e quindi fatalmente Savoi. Lo sapevo e oggi ne prendo atto, ma sappiano i trentini che ho perso la battaglia, ma vincerò la guerra (al consiglio di stato)".

 

L'ex consigliere provinciale vuole rientrare nel palazzo di piazza Dante e non è interessato alla corsa per le europee. "Sono onorato e grato alla Lega - aggiunge - per l'opportunità datami di una ipotetica candidatura sul collegio della Valsugana del 26 maggio, ma vi garantisco che non mi interessa per nulla tale candidatura...le mie battaglie le voglio fare a Trento a prescindere da qualsiasi ruolo che avrò da qui in avanti nel partito. Non cederò di un millimetro perché voglio che vinca la Lega anche il 26 maggio, come il 4 marzo, come il 21 ottobre siamo qui per vincere. E vinceremo".

 

E il numero uno della Lega rincara la dose sulle pagine de l'Adige: "Con la Lega e con questa coalizione - spiega - Bezzi ha chiuso. Può accodarsi ai comunisti e a quelle merde che ci sono in minoranza. Con lui non vogliamo più avere alcun rapporto, lo dico da presidente del partito. E' nemico della Lega".

 

Non mancano naturalmente le reazioni. Duro Giorgio Tonini. "Comprendiamo la frustrazione del presidente della Lega - afferma - per aver perso il seggio. Siamo certi che, appena avrà recuperato un minimo di serenità, riuscirà perfino a vergognarsi di tanta stupida volgarità".

 

"Savoi - commenta invece Alessio Manica, consigliere provinciale del Pd - definisce 'comunisti', per lui evidentemente termine spregiativo, e 'merde', i membri della minoranza. Che dire, dopo il dito medio a ripetizione, la conferma che la sua uscita dal Consiglio provinciale lascerà un incolmabile vuoto di stile, educazione, rispetto e dignità".

 

Il leghista si è, infatti, distinto per aver più volte mostrato il dito medio alle opposizioni, senza dimenticare momenti di provocazione e irrisione verso le minoranze (Qui articolo). Molti gli scontri in particolare con Paolo Ghezzi. "A me - dice il consigliere di Futura - comunque dispiace perdere questo leghista verace, l'unico avversario che, nei banchi del consiglio provinciale, mi ordinava di tacere chiamandomi affettuosamente 'giornalaio' e inventava geniali parodie di Lucio Battisti come 'il Carroccio passava e quell'uomo gridava: giornali'. A me Alessandro Savoi mancherà".

 

Il sospetto è che mancherà per poco. Il leghista vuole restare (rientrare) in Provincia e c'è il ricorso e il probabile esito in estate, ma resta anche sul tavolo la possibilità che l'assessore Mirko Bisesti si candidi per le europee e in caso di vittoria prenda la direzione di Bruxelles. A quel punto si libererebbe nuovamente un posto in piazza Dante, entrerebbe Savoi e il dito medio forse tornerebbe ad alzarsi.

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