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Dopo l’interrogazione di Degasperi, Anzelini forse dovrà rinunciare all’incarico alla Fucine Film Solutions. Scatta il divieto di pantouflage, ora si attende il parere dell’Anac

In Italia esiste una legge anticorruzione che vieta agli ex funzionari pubblici di diventare manager di società private che abbiano rapporti con l’ente pubblico in questione. Divieto che resta in vigore per almeno 3 anni

Di Tiziano Grottolo - 12 December 2019 - 14:52

TRENTO. Il caso sembrerebbe già chiuso: l’ormai ex presidente del Consiglio d’amministrazione di Trentino Sviluppo Spa, Sergio Anzelini, probabilmente non potrà diventare il prossimo amministratore delegato della società Fucine Film Solutions. O almeno questo è quanto avrebbero reso noto gli uffici provinciali, norme alla mano. 

 

La questione era stata sollevata dal capogruppo in consiglio provinciale del Movimento 5 Stelle Filippo Degasperi, che aveva chiamato in causa il presidente della Pat tramite un’interrogazione per chiedere spiegazioni sul nuovo incarico che avrebbe visto Anzelini passare dalla presidenza di Trentino Sviluppo alla carica di amministratore delegato per conto della Fucine Film Solutions, società privata con sede in Val di Sole. 

 

Il problema nasceva dal fatto che nel 2018 Trentino Sviluppo spa, società interamente posseduta dalla Provincia, è intervenuta per il rilancio della società solandra, “sia agevolando l’acquisizione dell’azienda sia con un investimento pari a 3,5 milioni di euro”, ricorda lo stesso Degasperi. Mentre in un comunicato dell’ufficio stampa della Pat aggiungeva: “ha avuto buon esito l’intensa attività condotta negli ultimi mesi da Trentino Sviluppo, con la regia dell’amministratore delegato Sergio Anzelini per trovare un imprenditore interessato ad acquisire Fucine Film Solutions”.

 

La criticità sta tutta qui, come sottolineato dal consigliere pentastellato, esiste una legge del 2001 che vieta questo tipo di passaggi prevedendo che “i dipendenti che negli ultimi tre anni di servizio, hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto di pubbliche amministrazioni, non possono svolgere, nei tre anni successivi alla cessazione del rapporto di pubblico impiego, attività lavorativa o professionale presso i soggetti privati destinatari dell’attività della pubblica amministrazione svolta attraverso i medesimi poteri”.

 

Tanto che i contratti conclusi e gli incarichi conferiti in violazione di quanto previsto dalla legge sono considerati nulli. Inoltre, si legge nella stessa disposizione: “è fatto divieto ai soggetti privati che li hanno conclusi o conferiti di contrattare con le pubbliche amministrazioni per i successivi tre anni con obbligo di restituzione dei compensi eventualmente percepiti e accertati ad essi riferiti”.

 

“Si tratta del cosiddetto divieto di ‘pantouflage’ che ha come finalità il contenimento del rischio di situazioni di corruzione”, sottolinea Degasperi, dal momento che,  come chiarito nel Piano nazionale Anticorruzione 2013, il rischio è che il soggetto possa artatamente costituirsi situazioni lavorative vantaggiose e così sfruttare a proprio fine la sua posizione e il suo potere all’interno dell’amministrazione per ottenere un lavoro per lui attraente presso l’impresa o il soggetto privato con cui entra in contatto.

 

La questione però è molto tecnica e in questi giorni potrebbe essere stata trovata una “scappatoia”, infatti Anzelini attualmente fa già parte del consiglio di Fucine Film, proprio per conto di Trentino Sviluppo, di qui la possibilità di interpretare la nomina alla presidenza del Cda non come un nuovo incarico, bensì come un conferimento di più deleghe rispetto ad un incarico già esistente.

 

Nel secondo caso infatti la musica cambierebbe e si potrebbe discutere sull’applicazione della norma, per fugare ogni dubbio interpretativo, a quanto pare, sarebbe stato preparato un quesito da inviare all’Agenzia nazionale anti corruzione, in modo che l’ente possa finalmente dirimere questo pasticcio.  

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