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Elisabetta Gardini lascia Forza Italia: ''Non mi riconosco più in questo partito. E' lontano dagli elettori''

L'europarlamentare è stata commissario di Forza Italia in Trentino dal 2015 al 2017. Oggi la decisione di lasciare il partito: "Vado via''

Di Giuseppe Fin - 12 aprile 2019 - 20:23

TRENTO. Elisabetta Gardini ha deciso di lasciare Forza Italia. Ad annunciarlo con una nota è stata la stessa europarlamentare che dal 20 novembre 2015 al 12 agosto 2017 è stata commissario del partito in Trentino. “E’ naturalmente una decisione dolorosa – ha spiegato Gardini - che ho preso dopo una lunga riflessione e dopo aver constatato che le scelte politiche del partito non sono più quelle che mi avevano spinto ad aderire, a diventare parlamentare europeo e ad accettare di esserne il capo delegazione a Strasburgo”.

 

Nel ringraziare il presidente Berlusconi per “l’affetto e la stima” dati e ricambiati spiega che “l’azione politica non poggia sulla mozione degli affetti”.

 

“A lui continuano a raccontare un partito che non c’è – attacca la parlamentare - e questo impedisce a Forza Italia di correggere quegli errori che l’hanno portata distante dalla sua base e dai suoi elettori. Chi oggi decide le sorti del partito semplicemente vuole che le cose continuino così. E la volontà di pochi impone questa agonia senza fine ai più. Un’agonia che il presidente Berlusconi non merita davvero per quello che rappresenta per la storia politica di questo Paese”.

 

Per Gardini è assolutamente impossibile portare un contributo. “Non esiste un luogo di confronto. Buttiamo a mare il lavoro di militanti, giovani, amministratori locali, sindaci, di tutte le persone che potrebbero riallacciare i legami con i nostri territori”. Tutto questo ha portato Forza Italia lontano dalla sua missione.

 

“Nel mio lavoro di capo gruppo al Parlamento Europeo – ha affermato l'europarlamentare - ho cercato di tenere la barra dritta, battendomi per una partecipazione convinta e leale, ma cercando sempre una adesione critica e lucida, mai connivente con persone e forze che all’interno dell’Unione tentassero di subornare e mortificare la forza e il ruolo del nostro Paese, che dell’Unione è un fondatore”.

 

Una linea di azione, conclude, che non c’è più, “Sostituita da una accettazione acritica e supina di decisioni prese da altri, in altre capitali europee, spesso senza consultare, e addirittura contro, l’Italia. Non ci sto, e con dispiacere ma con altrettanta convinzione vado via”.

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