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Enti strumentali e agenzie, la Pat alla ricerca di risorse? Ora una partecipata potrebbe restituire i soldi invece che investirli per le politiche statutarie

Si cerca di far passare obiettivi tanto legittimi, quanto ragionevoli per un cambio di direzione, quando i criteri e gli obiettivi sono spesso già raggiunti, mentre tra le righe del provvedimento ecco spuntare un modo per recuperare qualche risorsa. L'esecutivo intenderebbe ritoccare le direttive per l'impostazione dei bilanci di previsione e di budget dal 2020 per avere soldi freschi, un po' quello che potrebbe avvenire con A22

Di Luca Andreazza - 27 novembre 2019 - 05:01

TRENTO. La Provincia cerca di fare cassa attraverso, anche, i disavanzi di agenzie e enti strumentali? Questo quanto emergerebbe da alcuni provvedimenti che prendono forma in piazza Dante. Quello delle risorse in riduzione è un tema e così l'esecutivo targato Lega sembra preparare alcuni provvedimenti per provare a limitare il calo da qui al 2022, quando dovrebbero mancare circa 200 milioni di euro. A "coprire" qualche ammanco ci potrebbe pensare Autobrennero, ma anche le agenzie e gli enti strumentali. Soldi che non cambiano il destino del bilancio ma che aiutano a respirare, anche se si rischia poi di bloccare alcune iniziative delle partecipate.

 

Se ci sono i provvedimenti bandiera, come la modifica dell'articolo 14 sulle case Itea e il possibile sfratto se un familiare compie reati, ci sono quelli realizzati nell'ottica di mitigare la riduzione delle risorse. Un documento, che se approvato, potrebbe avvalorare, se ci fosse ulteriormente bisogno, che le manovre in questa finanziaria saranno minime per puntare sul prossimo assestamento di bilancio del 2020.

 

Gli indizi sembrano esserci già tutti: la fine della fase di sperimentazione della riorganizzazione dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari si sposta al prossimo agosto per avere un quadro sui due anni. Un piccolo time out dopo aver annunciato tagli (o efficientamenti) da 120 milioni. Rimandante le scelte politiche in materia scuola e università. L'industria del turismo sembra navigare a vista, stesso discorso per l'agricoltura, capitolo sul quale sono stati dimezzati gli aiuti aggiuntivi. Insomma, se nel primo anno i risultati sono stati pochini, il rischio è quello che per altri sei mesi grosse decisioni non siano in agenda, anche se il percorso da qui a dicembre è lungo e magari esce una finanziaria meno scolastica (Qui articolo). 

 

La promessa è quella di una grande opera all'anno: in questo senso sono previsti circa 200 milioni in più di investimenti in opere pubbliche e risorse pari a 60 milioni da destinare a una ulteriore grande infrastruttura. Si parla di 788 milioni per nuova viabilità, piste ciclabili e trasporti: il collegamento Loppio-Alto Garda, le varianti di Cles, Pinzolo e Rovereto, quest’ultima con oneri in parte a carico della A22, il raddoppio della Valsugana, lo svincolo di Campotrentino. Detto che sono progetti valutati, in gran parte, nella precedente legislatura, vincolarsi alle grandi opere pubbliche per rilanciare il Trentino può sembrare rischioso. La vicenda Not insegnabasta un ricorso per bloccare tutto per anni

 

E forse per finanziare, realmente, tutti progetti non ci sono abbastanza risorse, parte di queste dovrebbero arrivare dagli accordi con A22che ancora non sarebbero chiusi e quindi si rischia di fare i conti senza l'oste. Ma la Provincia intenderebbe intaccare il patrimonio, le riserve, di Autobrennero: un'iniezione di 17 milioni freschi. Il significato? Anche la componente privata è costretta battere cassa, circa 7 milioni. In questo modo si "perde" quella cifra, quando piazza Dante potrebbe, eventualmente, chiedere alla società di farsi carico di eventuali opere e utilizzare (anche) i fondi degli altri soci autostradali per un ammontare intorno ai 25 milioni

 

Poi ci sono gli enti strumentali e le agenzie. Si cerca di far passare obiettivi tanto legittimi, quanto ragionevoli per un cambio di direzione, quando i criteri e gli obiettivi sono spesso già raggiunti, mentre tra le righe del provvedimento ecco spuntare un modo per recuperare qualche risorsa. L'esecutivo intenderebbe ritoccare le direttive per l'impostazione dei bilanci di previsione e di budget dal 2020 per contenere le spese: si va dal 35% al 70%.

 

Le spese di acquisto nel 2020 non "possono superare il volume complessivo della medesima voce del 2019" per le "spese per nuovi incarichi di studio e ricerca". Le consulenze non possono essere affidate per un importo complessivo non superiore al 35% delle spese riferite al valore medio degli esercizi 2008 e 2009, mentre le spese discrezionali non possono superare il 30% del corrispondente valore medio del triennio 2009-2011. Ci sono alcune deroghe per spese indispensabili oppure co-finanziate, in questo caso il tetto sale al 50%. 

 

Le capacità di spesa di riducono anche per le Fondazioni. E un po' tutti sono chiamati a risparmiare: limiti nei costi di funzionamento, ma anche nelle spese discrezionali, negli incarichi di consulenza, nella locazione e nell'acquisto di arredi e autovetture. Enti e agenzie devono adottare un piano triennale, "soggetto all'approvazione della Giunta provinciale". Il semaforo verde della Provincia è vincolate per il bilancio e l'assestamento. 

 

Le controllate devono seguire le indicazioni della Provincia e anche in questo caso c'è l'adozione del piano triennale con l'obbligo di predisporre entro il 31 dicembre di ogni anno un budget con le previsioni economiche e un prospetto dei flussi finanziari previste, così come indicatori di performance. 

 

Tutto condivisibile, si può sempre migliorare, anche se questi "nuovi criteri" e obiettivi sono già raggiunti e rispettati nella maggior parte, se non in tutti, i casi. Nulla di nuovo verrebbe da dire. Cambia però un po' il modus operandi. E ricorda molto quanto potrebbe avvenire con A22. 

 

La novità è il passaggio che "Gli enti e le agenzie possono applicare al bilancio di previsione l'eventuale avanzo di amministrazione dell'esercizio precedente, prima dell’approvazione del rendiconto, solo ed esclusivamente per la quota derivante da risorse vincolate. Al fine di perseguire un ottimale e tempestivo impiego delle risorse del bilancio provinciale, le Agenzie sono tenute a restituire alla Provincia l'avanzo di amministrazione della gestione".

 

La Provincia si fa restituire le risorse, salvo indicazione contraria. "Le Agenzie, in sede di assestamento del bilancio iscrivono l'avanzo risultante dal rendiconto dell'esercizio precedente, al netto delle quote accantonate nei fondi obbligatori ai sensi del d.lgs. n. 118/2011, in un apposito capitolo di spesa ai fini della restituzione alla Provincia, salvo diversa indicazione della Provincia medesima, tenuto conto che, per le quote di avanzo vincolato afferenti trasferimenti provinciali, la restituzione alla Provincia equivale al rispetto del vincolo di destinazione".

 

E già in ottobre piazza Dante potrebbe bussare alle diverse porte. "In relazione alle manovre annuali della Provincia le Agenzie provvedono, entro il 15 ottobre di ciascun anno, ad una stima del presunto avanzo di amministrazione dell'esercizio in corso, comunicandone gli esiti alla Provincia – Ufficio per il controllo legale dei conti. Conseguentemente già in tale sede può essere previsto che una quota di avanzo dell'Agenzia debba essere restituita alla Provincia". Questo significa che se per esempio l'Agenzia del lavoro avanzava risorse, prima poteva investirle per politiche del lavoro, ora invece potrebbe restituirle alla Provincia e la coperta diventa corta, un po' per tutti, e si rischia di bloccare il sistema. 

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