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Fugatti esulta: ''Via gli immigrati dalle case di riposo''. Cattani: ''Inaccettabile propaganda. Io il razzismo non me lo posso permettere''

Il presidente della Provincia sabato a Pinzolo ha deciso di aprire il suo comizio con un discorso di bassa lega riportando come fosse un grande successo aver tolto i pochi immigrati che andavano a fare conversazione e tenere compagnia agli anziani in alcune case di riposo. Gli risponde il presidente di Futura, affetto da una grave disabilità, che gli spiega come non sempre essere razzisti paghi 

Di Luca Pianesi - 03 settembre 2019 - 06:01

TRENTO. Viene da chiedersi ''perché''. Per quale ragione un presidente della Provincia debba cominciare il suo discorso davanti a tanta gente, volutamente (non è una frase venuta male infilata in un comizio di mezzora ma quella di avvio di un breve discorso di meno di dieci minuti), con un concetto tanto basso: ''Buona sera, buona sera - ha esordito Maurizio Fugatti sabato a Pinzolo davanti al 'suo' popolo per, bum, dritto per dritto, piazzare il colpo ad effetto - prima una signora entrando mi ha detto 'presidente la ringrazio perché nella casa di riposo del comune x , fino a sette otto mesi fa c'erano nel ruolo di assistente anche alcuni richiedenti asilo. Dopo siete arrivati voi e questi non ci sono più la ringrazio''' (QUI IL LINK PER VEDERLO).

 

Lo ha detto con orgoglio tra gli applausi della gente rivendicandolo come fosse il più grande successo di sempre: in sostanza prima c'erano delle persone, magari di colore (?), che aiutavano anziani in difficoltà ora quelle persone non ci sono più. E la signora ''incontrata'' dal presidente della Pat (della quale non si conosce nulla, nemmeno il comune di residenza, ma si sa solo che, evidentemente, soffriva di un patologico problema di razzismo) è contenta di questo anzi ringrazia proprio il presidente della Pat per averglieli tolti dalle scatole. Magari la aiutavano e le facevano compagnia ma, suvvia, erano immigrati quindi ''pussa via'', ''raus'', ''vade retro'', ''meglio invecchiare da soli e non parlare con nessuno''.

 

Il misero discorso, che tanto è piaciuto a Fugatti da utilizzarlo addirittura come avvio di comizio davanti al ''Capitano'' Salvini, ha scatenato, però, non poche reazioni di sdegno. Su tutte quella del presidente di Futura Piergiorgio Cattani che, affetto da una patologia genetica degenerativa che distrugge i muscoli qual è la distrofia muscolare di Duchenne, dopo anni ricerca da due è assistito proprio da un ragazzo ''arrivato con il barcone''. ''Spero ardentemente che voi non abbiate parenti con questo tipo di problemi - scrive Cattani - vi auguro di non averne mai personalmente. Non sono auto sufficiente e per fare qualsiasi cosa ho bisogno di aiuto''.

 

''Cercando ovunque un collaboratore con una buona prestanza fisica, alcuni amici mi hanno suggerito di rivolgermi a qualche richiedente asilo. Mi guidava soltanto il pragmatismo: trovare chi rispondesse meglio alle mie esigenze. Naturalmente - racconta ancora Cattani - ho incontrato anche tanti italiani e trentini, bianchi, istruiti… Ho trovato però un richiedente asilo. Vi assicuro che avrei preso anche un militante leghista se fosse stato adatto. Ve lo assicuro proprio. Perché in certe situazioni non si può essere ideologici come voi. Il razzismo non me lo posso permettere. Mi trovo molto bene con quest’uomo''.

 

Ecco il testo completo che spiega perfettamente come certe dichiarazioni, come quelle fatte dal Presidente della Pat, non fanno altro che squalificarlo a livello istituzionale per togliere qualcosa alla società, senza aggiungere niente o accennare, anche solo di striscio, a migliorarla. ''Finiti'' i ''neri'' che faremo? Ce la prenderemo con ''quelle dell'est'' che puliscono, badano, nutrono i nostri nonni, nonne, padri e madri, e poi che dire dei ''filippini'' che spesso ritroviamo a pulire le nostre case. Ci auguriamo davvero tanto, per il bene di tutti noi, che il più grande successo di questa amministrazione non resti questo qui (il primo da raccontare alla ''base'' dopo i primi dieci mesi di governo?): di non permettere più a delle persone di parlare e fare compagnia a delle altre.    

 

 

 

 

 

Gentile presidente Fugatti, gentile capogruppo Dalzocchio,

vi scrivo dopo aver letto un articolo sul giornale riportante delle dichiarazioni del Presidente della provincia autonoma di Trento per cui i richiedenti asilo non avrebbero più il permesso di andare nelle case di riposo per tenere compagnia agli anziani. La notizia mi sembra alquanto sconcertante anche se abbastanza coerente con la vostra impostazione culturale e politica.

 

Non sia mai che un “negro” richiedente asilo possa integrarsi e magari andare a trovare qualche anziano in casa di riposo. Non sia mai che possa entrare nella nostra comunità imparando il dialetto, mangiando la polenta, diventando un giorno cittadino italiano (chi ha detto che poi non potrebbe votarvi?). Purtroppo questa è la vostra strategia politica: mostrare che i migranti costano soltanto, che sono esclusivamente un problema di sicurezza, che devono venire “ dopo” i trentini. Occorre allora nascondere, impedire, eliminare qualsiasi possibilità di integrazione. Cancellare gli episodi positivi. A costo di essere masochisti.

 

E quindi in casa di riposo è meglio che non ci vadano i “negri”: potrebbero sfatare la vostra inaccettabile visione.

 

Vorrei però raccontarvi della mia esperienza. Un’esperienza ormai di più di 25 anni (prima si occupavano completamente i miei genitori della mia assistenza), l’esperienza di un disabile grave come sono io. Spero ardentemente che voi non abbiate parenti con questo tipo di problemi, vi auguro di non averne mai personalmente. Non sono auto sufficiente e per fare qualsiasi cosa ho bisogno di aiuto. Ma non voglio dilungarmi sulle mie esigenze. Dico solo che non è semplice trovare un assistente adeguato. Ne ho cambiati tantissimi in questi anni: italiani, stranieri, uomini, donne, persone formate, persone senza alcuna preparazione specifica ma che avevano le virtù della pazienza e della abnegazione.

 

Ho fatto sempre contratti regolari. Una sola cosa mi interessava e mi interessa: che soddisfacessero le mie necessità. Quando sono costretto a cambiare assistente (quasi sempre sono loro che mi lasciano per i più svariati motivi) la ricerca mi costa tempo e fatica. Cerco ovunque. Per farla breve da due anni un mio collaboratore è uno di quelli arrivati con il barcone, quelli descritti dal vostro capitano come pericolosi invasori, delinquenti, al limite poveracci che però possono sostituirci, distruggere la nostra identità. Vederli girare per la città inquieta, nei paesi non li vogliono. Ma non è così. Questa è l’immagine distorta della vostra propaganda.

 

Cercando ovunque un collaboratore con una buona prestanza fisica, alcuni amici mi hanno suggerito di rivolgermi a qualche richiedente asilo. Mi guidava soltanto il pragmatismo: trovare chi rispondesse meglio alle mie esigenze. Naturalmente ho incontrato anche tanti italiani e trentini, bianchi, istruiti… Ho trovato però un richiedente asilo. Vi assicuro che avrei preso anche un militante leghista se fosse stato adatto. Ve lo assicuro proprio. Perché in certe situazioni non si può essere ideologici come voi. Il razzismo non me lo posso permettere. Mi trovo molto bene con quest’uomo.

 

Perché ho scelto lui? Perché si è integrato meglio di altri anche grazie ai progetti che voi adesso avete cancellato. Aspetto soltanto che voi vogliate impedire che i “negri” possano aiutare i cittadini come me. Poi sarete voi a trovarmi un aiuto adeguato. Mi sembra incredibile che non capiate che la vostra politica danneggia i più deboli… Danneggia i disabili, gli anziani, chi ha bisogno.

 

Forse che per raccattare qualche voto volete infierire sui più deboli? Concludo con una nota. Questo mio collaboratore non toglie il posto a un giovane trentino. State tranquilli. Io chiedo assistenza, non solidarietà. È un lavoro ben retribuito, ma sicuramente complicato. Forse secondo voi un africano non è capace di compiere questi lavori. Ma vi sbagliate di grosso. 

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