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I ‘cacciatori-controllori’ scambiano un cervo per un cinghiale e gli sparano, Degasperi: “Gestione disastrosa”

Due cacciatori teoricamente formati e in possesso di un’abilitazione speciale non riescono a distinguere i due animali che pure sono molto diversi, ma per l'assessora Zanotelli è tutto ok: “Il controllo straordinario è quello più efficace, la disciplina offre tutti gli strumenti per agire con efficacia e sicurezza”

Di Tiziano Grottolo - 02 settembre 2019 - 19:05

TRENTO. “Dal tramonto all’alba” è il titolo di un film del 1996, diretto da Robert Rodriguez e sceneggiato niente meno che da Quentin Tarantino, il lungometraggio unisce vari generi come: horror, azione, splatter, commedia e grottesco.

 

In un certo senso questi sono gli stessi ingredienti che ritroviamo nella vicenda che vede coinvolti due cacciatori impegnati nel controllo straordinario della popolazione dei cinghiali, nella zona di Nago e come prevede la normativa possono essere attuati anche di notte, ogni giorno “Dal tramonto all’alba”.

 

Lo scorso giugno due cacciatori si erano appostati nella zona di Nago, attendendo il passaggio di una preda, all’incirca alle 21.50, un animale finiva nel mirino delle due carabine e veniva colpito a morte. Questi se vogliamo sono i primi temi della nostra storia, horror, azione e splatter.

 

Ora veniamo alla parte della commedia, i due infatti, decisero di recuperare l’animale solo il giorno seguente e avvisato il guardiacaccia delle loro intenzioni questi si recava sul posto per verificarne l’abbattimento. Giunto sul luogo del “delitto” però, l’ufficiale non si è trovato di fronte alla carcassa di un cinghiale bensì a quella di un cervo, animale che può essere cacciato solo in un determinato periodo e non di notte.

 

I due venivano pertanto deferiti all’autorità competente. Questa vicenda è emersa solo di recente, grazie all’interessamento dei consiglieri del Movimento 5 Stelle, Filippo Degasperi e Alex Marini, che avevano depositato un’interrogazione alla quale ha replicato l’assessora all'agricoltura, foreste, caccia e pesca Giulia Zanotelli.

 

Qui si conclude la prima parte della storia con un tocco di grottesco: dalle risposte fornite si apprende infatti che ai due cacciatori sarà revocata l’abilitazione al controllo (in Trentino gestione e controllo dei suidi sono affidate agli stessi cacciatori, Sic!), mentre il permesso annuale di caccia sarà sospeso, con decorrenza però dalla prossima stagione. Ciò significa che per questa stagione le due carabine saranno ancora a piede libero e forse pronte a sparare.  

 

I due pentastellati chiedevano inoltre se “alla luce degli esiti disastrosi la Provincia intendesse rivedere le attività di controllo della specie” ma la replica a questa domanda lascia quantomeno interdetti: “Il controllo straordinario è quello maggiormente efficace – riferisce Zanotelli – la disciplina, così come rivista anche con il concorso di agricoltori e cacciatori (QUI articolo), offre tutti gli strumenti per agire con efficacia e sicurezza”.

 

Come evidenzia Degasperi però è difficile comprendere come si possa operare in sicurezza se due cacciatori, che teoricamente dovrebbero aver seguito anche dei corsi speciali per ottenere l’abilitazione a controllori, non riescono a distinguere un cinghiale da un cervo.

 

“Con la ‘liberalizzazione’ sulla caccia al cinghiale voluta dalla Pat i cacciatori devono sottostare ancora a meno vincoli”, spiega sempre il consigliere 5 stelle. Ad esempio il comitato faunistico è stato estromesso dal tavolo di lavoro, così come non è più necessario che durante le attività di controllo sia presente un guardiacaccia o la previsione di estendere gli orari entro i quali si può sparare e altre agevolazioni per chi va a caccia.

 

Certo siamo di fronte a una situazione paradossale considerando che secondo quanto riportato nel “Rapporto sullo status del cinghiale (sus scrofa) in provincia di Trento 2017-2018” redatto dall’Associazione cacciatori trentini: “L'origine della popolazione di cinghiale oggi presente nella Valle del Chiese è infatti da far risalire ad operazioni di (re)introduzione abusiva effettuate sia nel confinante Bresciano che (molto probabilmente) nel territorio provinciale intorno al 1984-85 o forse in anni anche precedenti”.

 

L’episodio di Nago dovrebbe essere già di per sé essere sufficientemente significativo per dimostrare la pericolosità della caccia all’imbrunire: “Se questi sono i ‘controllori’ formati dall’Associazione cacciatori trentini figuriamoci gli altri – riprende il consigliere del M5s – non esiste che chi commette un’infrazione paghi l’anno successivo e in più, nonostante l’imperizia, possa continuare a svolgere tale attività”.

 

Secondo il consigliere provinciale la competenza dovrebbe essere attribuita alla forestale “Anziché continuare ad allargare le maglie su misura dei cacciatori favorendoli di continuo. Acclarato che i cinghiali sono stati portati in Trentino da cacciatori – conclude Degasperi, gli stessi che ora sono chiamati a vigilare su questo problema – i risultati di questa gestione disastrosa sono sotto gli occhi di tutti con gli effetti che gli agricoltori possono ben apprezzare”.

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