Contenuto sponsorizzato

Il sindaco di Aldeno: ''Serve una costituente autonomista, che sappia rilanciare idee e proposte, andando oltre il Patt e le formule partitiche novecentesche''

Il caso di Panizza che tratta per diventare segretario del Mart con la Lega mentre il segretario cerca di minimizzare spiegando che ''è un fatto privato che riguarda lui'' Nicola Fioretti lancia l'idea di andare oltre a quel che esiste: ''Sorvoliamo su queste miserie. Lo dobbiamo a chi crede ancora nell’autonomismo e non crede più al Patt''

Pubblicato il - 26 ottobre 2019 - 13:05

TRENTO. Panizza che tratta con la Lega per diventare segretario di Sgarbi al Mart? Nessun problema, se fosse un privato cittadino ma qualche imbarazzo non può non crearlo visto che l'ex senatore è anche presidente del Partito autonomista trentino tirolese. Ogni sua azione e ogni sua ''trattativa'' non può non essere associata al partito che presiede e anche se il segretario Marchiori cerca di bollare la cosa come un suo fatto privato è ovvio che all'esterno non sarà mai percepito così.

 

Ne è convinto il sindaco di Aldeno Nicola Fioretti che ha creduto fino all'ultimo nel Partito autonomista (del quale è stato anche coordinatore degli enti locali) ma che oggi chiede un cambio di passo e di paradigmi. Ripartire da una costituente dove tutti possano partecipare e sentirsi protagonisti e dove si discuta di "Autonomia", "Ambiente", "Territorio", “Democrazia”, “Economia”, “Europa” e “Partecipazione”.

 

Ecco la lettera completa di Nicola Fioretti

 

Inizio con una battuta che farà sicuramente sorridere il diretto interessato.

La collocazione migliore per Franco Panizza, oggi, sarebbe all’interno del Museo dell’Autonomia. Non come segretario del Presidente Sgarbi di turno. Ma quale tematismo utile per analizzare alcuni passaggi della storia del Trentino negli ultimi quarant’anni. Una sorta di antiquariato autonomista che potrebbe fare bella mostra nella vetrina di un percorso espositivo dedicato a lustri e miserie della nostra Autonomia provinciale.

 

Battute a parte, il PATT sta perdendo i suoi elettori (oltre ad una quindicina dei suoi massimi dirigenti negli ultimi 2-3 anni, compresa la stragrande maggioranza dei consiglieri provinciali eletti nelle ultime due legislature, presidenti di partito, onorevoli etc.) perché ha perso i suoi ideali, le sue basi culturali. Lo dico con grande sofferenza e amarezza. Che fare, dunque, in chiave propositiva, avendo a cuore il destino della nostra Autonomia provinciale e regionale?

 

Non possiamo più perdere tempo a commentare la cronaca di questi giorni. Fa male vedere un partito il cui Presidente, nominato quasi sotto ricatto “segretario” di Vittorio Sgarbi, "ruba" di fatto il posto a giovani preparati e colti in materia. Fa male cogliere la finta ingenuità del segretario Marchiori che declassa l’accaduto come un "fatto privato" di Panizza, come se essere personaggi pubblici e responsabili di un Partito non comportasse una responsabilità maggiore e decuplicata rispetto a qualunque altro cittadino. Suvvia. Stendiamo un velo pietoso, anche se fa male.

 

Il PATT non c’è più perché non esiste al suo interno nemmeno più quella componente fondamentale nella costituente del 1988, voglio dire il PPTT di Enrico Pruner che, portava in’eredità di decenni di battaglie autonomiste, valori, tradizioni, memorie. Scomparsa, annientata, al di là di goffe rappresentazioni di qualche dirigente impreparato. Il PATT di oggi è in realtà ciò che rimane della UATT di tretteriana memoria, o quantomeno dell’interpretazione che ne ha fatto negli ultimi trent’anni Panizza.

 

Nacque come il “partito dell'autonomia", quella culturale e dal respiro europeista (tanto cara al vero padre partitico Enrico Pruner, morto all’indomani della nascita del PATT) ma anche di quella giuridica e legislativa. Ma poi, a causa dell'eredità del promiscuo Panizza, si è venuto a riscoprire corpo estraneo nel Trentino tra i Trentini e tra chi ha a cuore l'autonomia e le sue radici. La volontà poi di imbullonare poche e “certificate” persone ai posti di comando e nelle liste elettorali, evitando la crescita di classe dirigente, è stata tradotta bene nei fatti e realizzata con cinica scientificità.

 

Nessun rancore: dobbiamo guardare avanti per il bene del Trentino e dell’Autonomia. Sorvoliamo su queste miserie. Lo dobbiamo a chi crede ancora nell’autonomismo e non crede più al PATT. Il Trentino e la sua Autonomia hanno bisogno di leggi migliori, fatte con attenzione, di consiglieri provinciali e istituzioni veramente sotto il controllo di chi detiene la sovranità e permeabili soprattutto col tessuto che rappresentano. Personaggi ricchi di idealismo ed umanità e soprattutto di preparazione sui temi dell’autonomia e capaci di intessere relazioni forti con altri movimenti autonomisti e federalisti nazionali ed europei, andando oltre le piccole valli e i piccoli orticelli (e magari facendo più presenza e meno presenzialismo, più contenuti e meno visibilità ad ogni costo).

 

Il PATT è nato quale partito che voleva essere popolare. Ma ha poi organizzato congressi show poco rispettosi dei suoi tesserati e sempre più lontani dal pensiero ispiratore dell'ASAR (al quale il partito si rifà), nonostante l’impegno di pochi rari dirigenti, peraltro ora più che mai lontani da quel Partito. Grazie a molteplici norme capziose, curiose ed improbabili deroghe, cavilli ad personam, piaceri e altro ancora, lo "statista" di Quetta è sempre sopravvissuto. Sopravvissuto a sé stesso ed a discapito del partito. Arrivando in questo modo a marcare una distanza siderale tra la base del Partito e la sua rappresentanza, tanto che oggi sono gli stessi militanti del Partito a doversi riconoscere in una classe dirigente che non li merita.

 

Nell’epoca dei social media, quando le persone più che mai vogliono partecipare, le sezioni locali del PATT sono state trattate dalla dirigenza come meri centri di raccolta del consenso, private di qualsiasi potere, titolari di una partecipazione meramente formale e referenti ai padrinati di zona cui zelantemente assicurare ritorno elettorale. Basta con tutto questo. Serve una rigenerazione positiva. Quale può essere nel breve un intervento utile ad incominciare a riportare un po’ di ordine ed indirizzare il pensiero autonomista al centro dell'agire politico trentino?

 

Bisogna ripartire da una costituente autonomista, che sappia rilanciare idee e proposte, andando oltre il PATT e oltre formule politiche e partitiche novecentesche nei contenuti, nei linguaggi, nei comportamenti sempre più stantii e lontani dalla realtà. Costituente preceduta da grandi conferenze programmatiche su "Autonomia", "Ambiente", "Territorio", “Democrazia”, “Economia”, “Europa” e “Partecipazione”. Dove il ruolo primario sia affidato alla discussione, e alle persone sia consentito davvero di contare non per elaborare strategie di rafforzamento politico di uno o l’altro, ma per ridare centralità ai temi che costituiscono la spina dorsale dell’autonomismo, a partire dal ruolo basilare della persona in tutte le sue articolazioni.

Contenuto sponsorizzato
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 16 giugno 2021
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
17 June - 06:01
L'analisi di tutti i dati della campagna vaccinale per fasce d'età e il confronto con la settimana precedente. La Pat ora deve concentrare [...]
Cronaca
17 June - 08:59
Sono arrivate nelle scorse ore le nuove nomine dell'arcivescovo di Trento Tisi. Si tratta dei nuovi ruoli che i sacerdoti avranno sul nostro [...]
Cronaca
16 June - 19:59
Nicola Paoli (Cisl medici): "I parenti hanno riferito in televisione che la vicenda riguarda [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato