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La Pat rinuncia a 1 milione dalle Ue per l'integrazione? Fugatti: ''Vogliamo capire se quelle risorse siano davvero utili''

Ancora una volta (era già successo con lo stop ai corsi sull'educazione alle pari opportunità) la giunta prende tempo spiegando che sono in corso valutazioni: ''Non è detto poi che al termine della nostra indagine una parte di questi fondi non possa essere accolta dal Trentino e utilizzata per finalità condivise''

Di Luca Pianesi - 06 settembre 2019 - 17:42

TRENTO. ''Noi vogliamo semplicemente capire se queste risorse sarebbero davvero utili''. Così il presidente della Provincia Fugatti rispetto alla rinuncia della sua giunta a 1 milione di euro provenienti dall'Europa per progetti di integrazione per immigrati di prima generazione (essenzialmente donne) centrati su percorsi di formazione alla cultura italiana, di insegnamento della lingua italiana e di progetti atti ad inserire sempre di più queste persone nelle comunità di residenza. Risorse già intercettate dalla passata giunta e rifiutate da quella attuale (nonostante con lo smantellamento di tutti i percorsi di accoglienza solo in Trentino stanno perdendo il posto oltre un centinaio di lavoratori e con queste risorse molti avrebbero potuto essere reimpiegati).

 

Ianeselli ieri, nel palesare le tantissime preoccupazioni dei sindacati, di partiti e molte associazioni del territorio, sulla questione ha spiegato che incontrato il presidente Fugatti per chiedergli spiegazioni questi ha semplicemente detto ''perché sì, non mi interessano'' (QUI ARTICOLO). Il presidente della Pat allora chiarisce la sua posizione di fatto spiegando, evidentemente, che dopo otto mesi di governo ancora non hanno capito a cosa potrebbero servire quelle risorse: ''Riguardo a quel milione di euro proveniente dall’Europa - scrive in un comunicato stampa ufficiale - da destinare alle politiche di accoglienza dei migranti, a cui come Provincia avremmo rinunciato, noi vogliamo semplicemente capire se queste risorse sarebbero davvero utili, quali attività e corsi verrebbero organizzati e con quali ricadute per la collettività''.

 

''E’ assolutamente legittimo farlo - prosegue - anche perché riteniamo che indipendentemente dalla loro provenienza le risorse pubbliche siano risorse dei cittadini, e dunque sia doveroso valutare bene se e come impiegarle. Non è detto poi che al termine della nostra indagine una parte di questi fondi non possa essere accolta dal Trentino e utilizzata per finalità condivise''. L'indagine, insomma, dopo dieci mesi di governo, è aperta e speriamo non duri tanto quanto quella per fare le ''verifiche'' sui cosiddetti corsi sulla parità di genere (si ricorderà a fine dicembre la dichiarazione dell'assessora Segnana: "Si ritiene necessario verificare la piena coerenza dei contenuti educativi dei percorsi con le aspettative delle famiglie rispetto ai valori che la nuova giunta intende perseguire") che non sono mai giunte a una conclusione (o forse ci sono giunte dal primo giorno visto che la sospensione ''temporanea'' dell'epoca è di fatto diventata permanente).

 

''Nel frattempo - completa Fugatti - proprio perché crediamo che la solidarietà sia un valore centrale della comunità trentina, vorrei sottolineare che nelle scorse settimane abbiamo adottato una delibera che ha impegnato 250.000 euro del bilancio provinciale per finanziare i corridoi umanitari, ovvero per portare in Trentino alcune famiglie che scappano da zone di guerra. La notizia non ha avuto alcuna eco e non ci teniamo nemmeno a farle troppa pubblicità, perché se una cosa è realmente importante e utile la si fa e basta, quale che sia la provenienza dei fondi impiegati''. Cosa centri con il milione di euro dei fondi Fami non si capisce o meglio, forse dopo le verifiche lo capirà la giunta che a quel punto qualche risorsa per dei percorsi di integrazione potrebbero tornare utili anche in questo caso.

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