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L'Unione per il Trentino riparte dai giovani. Caumo: ''La nostra autonomia messa in pericolo dall'attuale governo provinciale''

Enrico Capraro, Youness Et Tahiri e Andrea Cavazzani hanno parlato di tematiche quali quelle del volontariato, dei giovani e dell'immigrazione di seconda e terza generazione. Il movimento sta sempre più prendendo le distanze dai vecchi assessori per trovare nuovo slancio  

Pubblicato il - 23 febbraio 2019 - 20:21

TRENTO. L'Unione per il Trentino tenta di ripartire dai suoi giovani, lasciandosi alle spalle il recente passato fatto di assessori troppo attenti a coltivare relazioni interpersonali e poco inclini a lavorare in un'ottica di partito. E così oggi durante la riunione del parlamentino ha visto intervenire proprio tre giovani: Enrico Capraro, Youness Et Tahiri e Andrea Cavazzani. Tre ragazzi che sono intervenuti dopo che i lavori sono stati aperti dalla Presidente Annalisa Caumo, che - oltre ad alcuni adempimenti relativi al Tesseramento 2019 - ha voluto richiamare la posizione del partito a fronte dei primi mesi di attività del nuovo governo provinciale.

 

''Siamo preoccupati della tendenza a sminuire il senso originale e innovativo della nostra autonomia - ha detto - Le scelte in materia di reddito di cittadinanza e di accoglienza degli stranieri, oltre che per il merito, non possono che far riflettere anche sul piano istituzionale, proprio per il rischio di un appiattimento sulle politiche e sulle decisioni nazionali''.

 

Poi è toccato ai tre giovani dire la loro su alcune tematiche chiave: i processi di integrazione e cittadinanza dei giovani immigrati di seconda e terza generazione; la comunicazione e suoi strumenti; giovani, volontariato e ruolo nella comunità. Diversi gli interventi nel dibattito con osservazioni e proposte riferite al contesto socio\politico della comunità e al futuro ruolo del partito.

 

Nessuna volontà di guardare solo indietro - è stato il filo conduttore degli interventi - ma di ripartire su basi nuove, nella consapevolezza che i valori e i principi della tradizione politica del popolarismo trentino in tanto saranno vivi anche in futuro, in quanto sappiano tradursi in linguaggi, proposte, forme anche organizzative e di rappresentanza radicalmente aggiornate e sappiano essere interpretati da una classe dirigente competente, generosa e rinnovata”. Del resto, è forte e diffuso il disorientamento di una grande parte della comunità, anche al di là delle scelte elettorali contingenti.

 

“Molti avvertono che un ciclo si è chiuso – ha ricordato Caumo - ma il nuovo ciclo è tutt’altro che definito e soprattutto tutt’altro che rassicurante. In particolare in un contesto nazionale che vede il nostro Paese sempre più lacerato, isolato e indebolito nella sua struttura civile, sociale ed economica e nel suo ruolo europeo ed internazionale.

 

Per l'Upt anche il Trentino corre rischi seri di declino in questo quadro, se non recupererà una nuova capacità di concentrarsi sulle sfide più rilevati che ha difronte: l’equilibrio sociale in tutte le sue dimensioni; la competitività del sistema produttivo; la valorizzazione delle risorse ambientali, in una fase di cambiamenti climatici; la centralità delle politiche di formazione, ricerca, innovazione. Si tratta di sfide che coinvolgono tutta la società e non solo la politica. Ma spetta alla politica dare segnali credibili di capacità e di visione”.

 

Dall'incontro è emerso che l’Unione per il Trentino è consapevole che un ciclo si è chiuso anche per essa stessa.  Per questo non intende smobilitare, ma rilanciare la propria presenza in termini non difensivi e conservativiL’Upt crede in un nuovo percorso costituente, assieme a quanti sono interessati ad un futuro costruttivo e solidale del Trentino e del Paese, ma non si sentono rappresentati dai partiti loro attuale configurazione e organizzazione.

 

Nel contempo, l’Unione per il Trentino intende concorrere al dibattito nazionale, ancora in fase iniziale, che ha come obiettivo la ricostruzione su basi nuove di una presenza politica di ispirazione popolare ed europeista, recentemente rilanciata dai movimenti che si riconoscono nell’idea di una “Rete Bianca” e nella necessità di cittadini “Liberi e Forti”.

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