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“Mai più violenza sulle donne”, oltre 200 persone in corteo a Nago per fermare i femminicidi

Una marcia silenziosa per tenere viva la memoria di Eleonora Perraro e Alba Chiara Baroni, in prima fila i sindaci altogardesani con il tricolore accanto ai genitori e le sorelle delle vittime. Con loro anche Massimo e Loredana: “Siamo qui per dare sostegno alla famiglia di Eleonora”

Di Tiziano Grottolo - 16 settembre 2019 - 10:39

NAGO-TORBOLE. La marcia si è conclusa com’era iniziata, in silenzio, dopodiché c’è stato un lungo applauso liberatorio.

 

È stata molto partecipato il corteo che si è tenuto ieri pomeriggio a Nago, tanto da costringere le forze dell’ordine a cambiare il percorso e far scendere le oltre 200 persone che vi hanno preso parte dalla strada statale che porta al bar “Sesto Grado” il luogo dove lo scorso 5 settembre è stata uccisa Eleonora Perraro.

 

In prima fila c’erano tutti i sindaci dell’Alto Garda e Ledro con il tricolore, a sottolineare la solennità del gesto e la vicinanza di un’intera comunità sconvolta in pochi anni da due terribili episodi. Con i sindaci altogardesani c’era anche Francesco Valduga, primo cittadino di Rovereto, la stessa città della vittima.

 

Accanto a loro c’erano i genitori e le sorelle di Eleonora, a dar loro forza c’erano anche i genitori di Alba Chiara Baroni, originaria di Tenno uccisa dal fidanzato lo scorso 31 luglio 2017, Massimo e Loredana: “Siamo qui per dare sostegno alla famiglia di Eleonora e ora di dire basta a questa violenza”.

 

A completare il corteo tanti cittadini comuni e vari rappresentati di associazioni e del mondo politico, ma anche sindacalisti e i partigiani dell’Anpi, tutti presenti per dire “Basta alla violenza contro le donne”.

 

“I papà e i nonni portino figli e nipotini perché si guardi in faccia la realtà di un problema collettivo che ci riguarda e dobbiamo risolvere” si leggeva su uno degli eventi per promuovere l’iniziativa e così è stato: tante persone e tanti cartelli “Contro la violenza, da sole la subiamo, unite la fermiamo” e ancora “Le donne non sono oggetti di consumo”.

 

Messaggi chiari per una presa di posizione forte dunque, maturata nei giorni immediatamente successivi alla tragedia (Articoli QUI e QUI) da una comunità determinata a stigmatizzare le violenze e disposta a stringersi attorno alla famiglia Perraro.

 

Erika Perraro, sorella della vittima, ha voluto sottolineare la volontà a mantenere alta l’attenzione su questi fatti: “Di queste vicende si deve parlare, questi assassini sono tra noi, spesso a colpire è proprio chi meno ci si aspetta”.

 

Sul fronte delle indagini non ci sono ancora novità, il compagno Marco Manfrini, l’ultima persona ad averla vista quando era ancora viva, resta il principale indiziato per l’omicidio e per questo resta in stato di fermo nel carcere di Spini di Gardolo. Il 43enne dice di non ricordare nulla di quella tragica notte.

 

La marcia di ieri ha senz’altro il merito di riportare alla luce i numeri della violenza. Numeri ancora troppo alti che devono fare paura e soprattutto spingere le istituzioni ad agire per fermare questa piaga che non risparmia nessuno: le donne vittime di violenza sono comprese in una fascia d’età molto ampia che va dai 16 e i 64 anni.

 

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