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Mostra ''Sacro Cuore di Gesù'', Zeni attacca Kaswalder: ''Da 2.500 euro del buffet ai cinque consulenti, spesi 50 mila euro per un'iniziativa all'interno di un palazzo laico''

L'ex assessore Luca Zeni si mostra perplesso per l'iniziativa del presidente del consiglio provinciale. Tra costi e sede sono diversi i dubbi del consigliere provinciale: "Cosa farà infatti il presidente del consiglio provinciale qualora in futuro gli venissero chiesti gli spazi espositivi per ospitare mostre sui simboli religiosi dell’Islam, dell’Ebraismo, dell’Induismo e via dicendo?"

Di L.A. - 03 luglio 2019 - 21:38

TRENTO. "Non è in discussione la consolidata attività espositiva di palazzo Trentini, ma il merito, l'opportunità e le modalità di questa specifica esibizione", queste le parole dell'ex assessore Luca Zeni, che ha depositato una lunga e dettagliata interrogazione al presidente del consiglio provinciale sulla mostra "Il Cuore divino di Gesù – Das göttliche Herz Jesu", che aggiunge: "Kaswalder ha scelto di invertire brutalmente una consuetudine condivisa e diffusa ovunque in questo Paese, quella per la quale le istituzioni vanno mantenute in una dimensione di laicità super partes, seguendo la grande lezione degasperiana, per evitare di posizionarsi in favore di un credo anziché di un altro. Con queste sue azioni, Kaswalder sembra dimostrare di non aver ancora capito che palazzo Trentini rappresenta tutti i cittadini, siano religiosi, credenti o meno".

 

Alla base delle perplessità del consigliere in quota del Partito democratico, c'è il punto di vista parziale, "ma anche - prosegue Zeni - il pericoloso spirito celebrativo dell’esperienza pantirolese hoferiana, spacciata come fondamenta dell’edificio autonomistico quando è invece proprio con l’epoca napoleonica che vengono introdotte preziose riforme, e ancor più l’inedito e ideologico schieramento delle istituzioni dell’autonomia speciale su un ambito di carattere confessionale".

 

Nell’interrogazione il consigliere del Pd chiede poi conto delle spese e delle consulenza volute dal presidente del consiglio provinciale, spese che hanno fatto lievitare i costi della mostra fino a circa 50 mila euro. "Inaugurata con bandiere e rappresentanze piumate - aggiunge Zeni - si è aperta nei giorni scorsi e negli spazi espositivi di palazzo Trentini, una originale mostra plurilingue, fortemente voluta dal presidente del consiglio provinciale, come sottolinea una puntuale e dettagliata nota dell’ufficio stampa dello stesso per far conoscere ai trentini e ai giovani in particolare le loro radici, la loro storia e le fondamenta dell’edificio autonomistico stesso".

 

La mostra viene considerata lodevole nell’intento didattico, ma il secco riferimento pantirolese all’esperienza hoferiana, offrirebbe più che un contributo di conoscenza alla storia locale, un punto di vista parziale perché veicola, tra altri messaggi, anche una distorta lettura dell’epoca napoleonica che introduce in quasi tutta Europa, e quindi anche in Trentino, riforme preziose e ancora attuali, come quelle legate all’anagrafe e ai matrimoni civili, così come al nuovo e omogeneo sistema di misurazione. E ancora le riforme essenziali del Codice civile, lo sviluppo dell’agricoltura e dei commerci nelle zone alpine.

 

"Quanto poi alle 'fondamenta dell’edificio autonomistico' - evidenzia il consigliere provinciale del Pd - è utile ricordare rammentare come le stesse probabilmente poggiano sulla cultura dell’autogoverno delle risorse del territorio, su di una autonoma organizzazione sociale, su di una specificità etnico-culturale, concetti quasi del tutto anteriori all’epoca bonapartista e alla relativa rivolta hoferiana e, buon ultimo, sull’inclusione del Trentino nel quadro regionale".

 

Il consigliere provinciale del Pd analizza anche la cerimonia inaugurale e le dichiarazioni del presidente de consiglio provinciale, quanto piuttosto ciò che questa manifestazione rappresenta in termini appunto di inedito schieramento ideologico delle istituzioni dell’autonomia speciale.

 

"Mai, fino ad oggi, il consiglio provinciale aveva fatto una così netta e definitiva scelta di carattere confessionale - dice Zeni - invertendo brutalmente quella condivisa consuetudine, diffusa un po’ ovunque in questo Paese, per la quale le istituzioni in genere si sono sempre mantenute in una dimensione di laicità super partes, secondo la grande lezione degasperiana, una lezione che il presidente del consiglio provinciale ritiene del tutto superflua e superata, nel momento stesso in cui impone all’istituzione consiliare non richieste esibizioni di confessionalitàpagate con denaro pubblico, richiamando come una sorta di 'età dell’oro' il periodo della sollevazione antinapoleonica, quasi questo costituisse il crinale storico, religioso, politico e di appartenenza di un Trentino “prehoferiano” da dimenticare e da non iscrivere nel novero dei momenti formativi dell’identità plurale di questa terra ed un Trentino 'posthoferiano' e leggendario, dedicato al Sacro Cuore, dove tutti vivono in armoniosa pace nel nome dei valori della restaurazione, della conservazione e di quell’immobilismo storico che, tra l’altro e con buon pace del presidente del consiglio provinciale, è una delle cause non secondarie della caduta del tanto vagheggiato impero asburgico".

 

L'ex assessore scrive inoltre un lungo excursus sul "Sacro Cuore di Gesù" (vedere interrogazione sotto) e si domanda: "Cosa farà infatti il presidente del consiglio provinciale qualora in futuro gli venissero chiesti gli spazi espositivi per ospitare mostre sui simboli religiosi dell’Islam, dell’Ebraismo, dell’Induismo e via dicendo? Va da sé che dopo un simile precedente sarebbe del tutto impossibile negare questa concessione, aprendo però di fatto l’istituzione a funzioni che non le competono e che non le spettano".

 

 

Quindi mette nel mirino i costi della mostra. "Ben cinque consulenti diversi - commenta Zeni - quando nemmeno mostre più prestigiose e ospitate anche in più noti musei si avvalgono di un così alto numero di collaborazioni consulenziali per 14.234,48 euro, per esporre oggetti, simboli e segni che, a detta degli stessi organizzatori, non hanno un grande valore economico, quanto solamente simbolico e rappresentativo".

 

E le perplessità non finiscono qui. "Tra le attività non secondarie della Fondazione Kessler, già Istituto di scienze religiose, come del Museo Diocesano tridentino ci sono quella dell’indagine e della ricerca delle tradizioni popolari in materia religiosa e che quindi questi organismi avrebbero potuto supportare scientificamente la mostra stessa, probabilmente a costo zero".

 

E ancora. "Sempre nel contesto della voce 'spese per prestazioni professionali e specialistiche', cioè consulenze - spiega il consigliere del Pd - il consiglio provinciale paga la somma di 2.500 euro per il buffet inaugurale, unitamente ad altre spese per le traduzioni in tedesco dei testi del catalogo affidate ad una ditta extraprovinciale ed all’insegna della promozione delle aziende trentine, alla stampa del catalogo e ai trasporti delle opere esposte per un totale indicativo di ulteriori 14 mila euro circa. A queste voci vanno poi sommate quelle per le spese di comunicazione (Quotidiani “L’Adige” e “Corriere del Trentino” e Settimanale “Vita Trentina”) per un importo complessivo pari di 3.040,75 euro".

 

A questo si aggiungono le spese per la tinteggiatura dei locali destinati ad ospitare gli oggetti per 8.750 euro. "Tra versamenti e tassazioni previste - conclude Zeni - si arriva a spendere circa 50 mila euro. Chiedo quali sono le motivazioni artistiche e culturali della mostra, le valutazioni in ordine al rapporto tra istituzioni laiche e religioni e le ragioni della macchina organizzativa messa in campo per questa iniziativa, ma anche quanti e quali preventivi sono stati richiesti oltre alla scelta di palazzo Trentini".

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