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Zeni: ''Zecchi e Sgarbi? Promesse e annunci ma pochi risultati''. Alla Giunta: ''Dimissioni in arrivo anche dal Centro Santa Chiara?''

L'ex assessore traccia un bilancio delle scelte leghiste per Muse e Mart dopo un anno dall'insediamento di Zecchi e Sgarbi. Il consigliere provinciale del Pd: "Lascia perplessi il silenzio tombale dell’assessorato competente guidato da Mirko Bisesti: nessun intervento pubblico, nessuna decisione politica, nessuna linea di orientamento alla quale uniformare i musei come le altre istituzioni culturali"

Di Luca Andreazza - 21 febbraio 2020 - 21:52

TRENTO. "E' ormai trascorso un anno da quando la Giunta provinciale ha insediato Stefano Zecchi e Vittorio Sgarbi alla guida rispettivamente di Muse e Mart", queste le parole dell'ex assessore Luca Zeni, che aggiunge: "Francamente non sembra che gli esiti concreti siano all'altezza delle promesse mirabolanti più volte ribaditi dai due presidenti".

 

Mentre vengono rilanciate possibili mostre al Mart, l'ente museale è in cerca di un direttore dopo che Gianfranco Maraniello è destinato a uscire di scena dal prossimo maggio. Nel frattempo Zecchi ha reclamato più potere al Muse (Qui articolo), una richiesta emersa negli ultimi giorni nel corso della Quinta commissione, un’occasione per confrontarsi con i vertici del museo record d’ingressi” che in sei anni ha raggiunto quota 3 milioni e mezzo di presenze. 

 

Nella seduta non sono mancate le polemiche, come la questione del planetario (Qui articolo), ma anche sulla situazione mai risolta di palazzo Albere (Qui articolo) e della sistemazione estetico-urbanistica della zona che ruota intorno al Muse (Qui articolo).

 

Una vicenda che ha visto anche la presa di posizione dello staff del Muse che ha scritto al presidente Maurizio Fugatti e all'assessore Mirko Bisesti: "Sorpresi e dispiaciuti per le parole di Zecchi. Perché non comincia venendo a conoscerci?'' (Qui articolo), mentre nelle querelle con Sgarbi, l'assessore competente recentemente ha preferito non esporsi troppo: "Sue responsabilità, libertà di pensiero" (Qui articolo).

 

"Il Consiglio d'amministrazione del Mart - prosegue l'ex assessore - sembra all'oscuro degli obiettivi e dei traguardi fissati, mentre si perdono i pezzi e sembra non si voglia trovare la figura di nuovo direttore. Il presidente del Muse evidenzia invece la sua 'inutilità' e ogni azione del museo sembra portata avanti 'in buona fede' dal direttore dell'ente".

 

Un Mart che non riuscirebbe a cambiare passo. "I risultati non sembrano entusiasmanti. L'esito della mostra delle opere di proprietà della 'Fondazione Cavallini-Sgarbi' a Castel Caldes è discutibile - aggiunge Zeni - un'iniziativa che sembra sia costata oltre 100 mila euro. A questo si aggiunge il rischio di prossimi eventi acquistati con la modalità del format preconfezionato. Ci sono poi le dimissioni dal Comitato scientifico del museo della sua anima più autentica, la dottoressa Belli, unitamente agli altri membri. Anche misurando con il più benevolo dei metri, l’agire di quest’anno sembra, oggettivamente, difficile riconoscere quei tratti salienti di rilancio concreto, e non solo annunciato, che sembrano essere alla base della scelta di una figura come quella di Sgarbi".

 

C'è poi il caso del Muse. "Le parti sembrano invertirsi. Al Mart c'è l’attività di annunci costanti di sempre nuovi obiettivi e la volontà del presidente di occuparsi di ogni aspetto programmatorio e artistico. In questo modo - continua il consigliere provinciale del Pd - viene messa in secondo piano la figura del direttore. Il numero uno del Museo delle scienze si lamenta per l'invadenza del direttore, denuncia la totale inutilità del Consiglio d'amministrazione e sembra che la mostra su scienza e filosofia abbia previsioni di spese astronomiche".

 

Insomma, un anno è trascorso dall’insediamento delle nuove governance di due tra i più prestigiosi musei trentini, ma "i bilanci non sembrano potersi chiudere nel segno dell’ottimismo e del successo - evidenzia Zeni - ma piuttosto nelle difficoltà di gestioni non sempre funzionali agli obiettivi istituzionali e nel conflitto sempre latente tra le due realtà, costrette da un’improvvida decisione solo fintamente salomonica per una convivenza condominiale che non giova a nessuno".

 

Entra in scena anche il Centro servizi culturali Santa Chiara. "Ormai sembra che sia prossimo anche l'abbandono del direttore, ovviamente per motivi personali ma in realtà sembra per scarsa sintonia con il nuovo Cda: in sede di insediamento sembravano abbondare le proposte innovative e le 'rivoluzioni' del sistema, per poi registrare solo il conferimento di un incarico per la realizzazione delle Feste Vigiliane. Non proprio una trasformazione totale".

 

Sembrano tante le carenze della Provincia. "Situazione kafkiane - evidenzia l'ex assessore - che denotano anche i limiti della politica degli spot e dell’affido della cultura trentina a personaggi del tutto estranei al territorio. Lascia perplessi il silenzio tombale dell’assessorato competente guidato da Mirko Bisesti: nessun intervento pubblico, nessuna decisione politica, nessuna linea di orientamento alla quale uniformare i musei come le altre istituzioni culturali, accanto alla convinzione di aver risolto tutto con l’indagine conoscitiva sulla cultura in Trentino portata avanti negli scorsi mesi e dalla quale è scaturito un documento che, pomposamente, ritiene di riassumere in sé le linee di politica culturale della Giunta provinciale, ma che in realtà altro non è se non una fotografia dell’esistente e un elenco di piccole cose da fare: fini elettoralistici più che di costruzione di un nuovo orizzonte di sviluppo culturale per questa terra".

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