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Zecchi (candidato sindaco a Venezia) reclama più potere per il Cda e dice: “L’area attorno al Muse è indecente”. Futura: “Da lui dichiarazioni gravi”

Sul tavolo le tante questioni irrisolte, dal planetario al palazzo delle Albere passando per spazi urbani attorno al Muse che Zecchi ha definito “ignobile e indecente”, aggiungendo poi di non poter fare lo psicanalista di Sgarbi. Ghezzi: “Dal presidente del Muse parole molto gravi”

Di Tiziano Grottolo - 19 febbraio 2020 - 19:18

TRENTO. In questi giorni la Quinta commissione è stata in visita al Muse, un’occasione per confrontarsi con i vertici del museo “record d’ingressi” che in sei anni ha raggiunto quota 3 milioni e mezzo di presenze. Non sono mancate le polemiche, una su tutte la questione del planetario (QUI articolo), ma anche sulla situazione mai risolta di palazzo Albere (QUI articolo) e della sistemazione estetico-urbanistica della zona che sta attorno al Muse (QUI articolo). Cose che capitano quando la politica non riesce a decidere.

 

Ad ogni modo, fra i più battaglieri c’era proprio il presidente del Muse Stefano Zecchi: “Vi prego, come amministratori, perché la responsabilità è vostra, di portare avanti una razionalizzazione delle forme di comunicazione culturale della città e di prendervi carico degli spazi urbani indecenti che stanno attorno al Museo”. Il Cda sarebbe anche disponibile a dare una mano per bandire un concorso, “perché ci siano le energie culturali sufficienti per una giusta valutazione dei progetti di idee perché quest’area non può e non deve restare così. Vi chiedo una diversa razionalizzazione dell’offerta culturale della città – ha ripreso Zecchi – una ridefinizione di questo spazio urbano e di ripensare il planetario”. Per il presidente del Muse infatti, il planetario sarebbe servito a nascondere una situazione urbanistica, dallo stadio Briamasco alle “barchesse”, “ignobile e indecente”.

 

Zecchi è intervenuto anche sulla questione di palazzo delle Albere, con il presidente che ha parlato di “decisione salomonica”, con il palazzo diviso tra Muse e Mart. Alla consigliera Sara Ferrari (Pd) che evidenziava la necessità di una politica culturale che valorizzi tutt’e due i musei, Zecchi ha risposto che per dialogare si deve essere in due e di aver trovato il palazzo delle Albere vuoto, aggiungendo poi di non poter fare lo psicanalista di Sgarbi.

 

Parole che però non sono piaciute a Paolo Ghezzi di Futura che ha presentato un’interrogazione: “Dal presidente del Muse sono state pronunciate parole molto gravi”, ad indispettire il consigliere provinciale sono state soprattutto le frasi che Zecchi ha rivolto verso il direttore del Muse Michele Lanzinger, specificando di voler rafforzare i poteri del Cda e rimarcando il fatto di voler lavorare di più per il museo. Un consiglio di amministrazione – ha continuato – che fa troppo poco ed è il direttore, per quanto in buona fede, a portare avanti iniziative che il Cda semplicemente ratifica. È proprio su queste frasi che ha puntato il dito Ghezzi che ha interrogato la giunta per sapere “se fossero a conoscenza del fatto che il presidente e il Cda abbiano poco da fare” e per sapere se la Giunta affronterà questo “inedito e pericoloso conflitto interno al Muse”.

 

Poi c’è la questione della candidatura di Zecchi a sindaco di Venezia, per il Partito dei Veneti, circostanza sollevata da una domanda che Ghezzi ha rivolto al diretto interessato che ha confermato (Il Dolomiti lo aveva anticipato QUI). “Un ruolo politico che – ha affermato il capogruppo di Futura – se non un conflitto di interessi, può perlomeno rappresentare una distrazione dal suo incarico di guida del Muse”. Zecchi ha replicato che secondo i suoi calcoli avrà il 5% di possibilità di venire eletto sindaco e che se mai dovesse andare a occupare la poltrona più alta del municipio della città lagunare si dimetterebbe dal Muse.

 

Una situazione rovente da un lato ci sono le dure critiche sollevate dallo stesso Zecchi dall’altra l’interrogazione di Ghezzi con la Giunta che si trova presa nel mezzo e dovrà rispondere ad entrambe le parti, il tutto con il rischio che a pagarne le conseguenze sia uno dei musei fiore all’occhiello dell’offerta turistica trentina.

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