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Trasporto infermi, le associazioni di volontariato: “Vogliamo un adeguamento”. Degasperi: “Apss messa in scacco dai privati?

Da un lato il braccio di ferro fra Provincia e associazioni di volontariato che hanno sospeso le prestazioni extra-convenzionate e chiedono più fondi, dall’altro il consigliere del Movimento 5 Stelle che chiede chiarimenti ma soprattutto evoca la privatizzazione del settore: "Le associazioni di volontariato non si sostituiscano al servizio sanitario pubblico"

Di Tiziano Grottolo - 28 ottobre 2019 - 17:02

TRENTO. “In Trentino – spiega il consigliere del Movimento 5 Stelle Filippo Degasperi – al contrario di molte altre parti d’Italia, i servizi d’emergenza, almeno nella loro ossatura principale, restano in capo al pubblico, ovvero sono gestiti grazie al personale e mezzi che fanno riferimento a Trentino Emergenza, invece in altre zone del paese abbiamo assistito a una privatizzazione massiccia dove ‘aziende di volontariato’ si sostituiscono al servizio sanitario pubblico”.

 

È da queste considerazioni che parte il ragionamento in merito ai rapporti fra servizio sanitario provinciale e le varie associazioni di volontariato che fanno da supporto nel settore, in particolare Croce Rossa Italiana e affini. “Queste associazioni – riprende Degasperi – ricevono un corrispettivo per le prestazioni erogate, facendo affidamento su una fitta rete di volontari, ciò non vuol dire che per il servizio sanitario provinciale non ci siano dei costi”.

 

Proprio in questi giorni infatti il presidente del comitato provinciale di Trento della Croce Rossa Italiana Alessandro Brunialti è stato incontrato dal dirigente generale del dipartimento salute e politiche sociali Giancarlo Ruscitti. Sul tavolo della discussione c’è la richiesta avanzata dalle associazioni di un aumento delle tariffe per i servizi forniti, giustificata con un aumento dei costi.

 

È proprio per protestare contro il mancato adeguamento che la Cri provinciale ha deciso, dallo scorso 14 ottobre, di sospendere le prestazioni extra-convenzionate. “Le convenzioni prevedono che i nostri mezzi siano operativi per determinati giorni e per un certo numero di ore – fanno sapere dal comitato provinciale della Cri – capita però che quotidianamente servano mezzi extra per il trasporto infermi, servizi aggiuntivi che gravano interamente sulle associazioni”.

 

Stando a quanto riferito dalle associazioni talvolta le cifre erogate come rimborso non bastano nemmeno a coprire le spese, alla luce di ciò, da metà ottobre queste hanno deciso di limitarsi a garantire i servizi per i quali nel 2016 è stata firmata una convenzione con la Pat (con scadenza nel 2021), almeno fino a quando non ci sarà un chiarimento.

 

A gravare sulle associazioni, oltre alle richieste di sevizi aggiuntivi, ci sarebbero costi legati alla sicurezza e quelli incrementati dopo la legge sul terzo settore. La Cri fa notare come il costo di una convenzione si aggiri introno a circa un terzo di quello sostenuto dall’Apss per fornire lo stesso servizio. Il problema nasce nel momento in cui vengono chiesti servizi aggiuntivi che i volontari faticano a coprire soprattutto durante i giorni feriali. Per cercare di rispondere a queste carenze proprio la Cri, l’anno scorso, ha assunto nuovo personale.

 

I costi restano comunque l’argomento più forte sollevato da queste associazioni di volontariato che sperano in una risoluzione positiva della trattativa e su questo si dicono fiduciose evidenziando come i costi aggiuntivi si ripercuotano interamente sul bilancio pubblico, fermo restando che dovrà essere garantita la professionalità del personale e l’efficienza dei mezzi.

 

Su questo punto Degasperi precisa: “Nessuno vuole mettere in dubbio le capacità e la buona volontà che contraddistingue i volontari ma penso anche che esistano delle differenze fra chi svolge questa attività per lavoro e chi si adopera come volontario”. A titolo esemplificativo si pensi che per diventare infermieri dell’Apss bisogna conseguire una laurea triennale e superare un concorso pubblico, mentre per diventare volontari si deve prendere parte a un corso di formazione, di circa 80 ore, e superare un esame che impegna un aspirante per circa un anno.

 

“Dovremmo chiederci se sia giusto che alcuni cittadini vengano soccorsi da un equipaggio di professioni mentre altri vengano seguiti dai volontari, fermo restando che ad essere messo in discussione non è l’operato di quest’ultimi, ma piuttosto il fatto che Trentino Emergenza debba essere messo in condizione di avere le risorse per gestire i servizi di soccorso, con personale e mezzi propri”.

 

Detto questo, sottolinea sempre Degasperi: “Ci sono tutte quelle attività complementari che possono essere svolte dai volontari, primi fra tutti i ricoveri programmati e l’accompagnamento delle persone in ospedale per svolgere le analisi, sgravando l’ente pubblico da prestazioni onerose e permettendo a Trentino Emergenza di gestire le urgenze, garantendo ai cittadini equità di trattamento”.

 

Fra le altre cose il consigliere pentastellato fa notare come il parco mezzi potrebbe essere aggiornato, “queste mancanze hanno comportato un ricorso maggiore ai servizi dei volontari”. Questi fatti hanno portato Degasperi a interrogarsi: “Cos’è cambiato in questi tre anni? – e ancora – Il servizio pubblico è così malridotto da rendere i volontari indispensabili per l’erogazione di tutti i servizi?”.

 

Per spiegarci meglio possiamo citare il caso, riferito dallo stesso Degasperi, avvenuto di recente in Primiero dove un’ambulanza di Trentino emergenza è partita con autista e infermiere per accompagnare un paziente a Feltre per una consulenza medica programmata, “chiaro che impegnare personale professionalizzato per operazioni di routine può sovraccaricare il sistema”.

 

Secondo il consigliere pentastellato urgenze ed emergenze dovrebbero essere in carico al servizio pubblico “la politica sarà chiamata a fare delle scelte ma il rischio di affidare anche le emergenze ai volontari è quello di impoverire il settore pubblico rischiando, nel giro di alcuni anni, di finire come il resto d’Italia dove il soccorso è finito in mano a vere e proprie aziende. Questa – conclude Degasperi – è una deriva da evitare a tutti i costi”.  

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