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Assolto il presidente del parco Adamello Brenta, non c'è danno erariale: ''Qualche politicante in cerca di notorietà aveva strumentalizzato la vicenda''

Tra i più attivi e i più critici sulla situazione del Parco c'era il consigliere provinciale Claudio Cia che nel maggio 2018 alla notizia dell'apertura dei procedimenti aveva chiesto un intervento di piazza Dante: "E’ ora che la Provincia azzeri la Giunta del Parco". Joseph Masè: ''Ora resta un danno di immagine grave e la beffa di dover rifondere le spese legali. Il vero danno erariale è aver costretto la guardia di finanza a queste indagini"

Di Luca Andreazza - 23 gennaio 2020 - 19:12

TRENTO. Assoluzione completa per i vertici del Parco naturale Adamello Brenta dalle accuse di danno erariale. "Ho sempre avuto fiducia nella magistratura giudicante", commenta il presidente Joseph Masè, che aggiunge: "Ero consapevole di avere agito con diligenza e nell’esclusivo interesse dell’ente. Confidavo nell’assoluzione e, ora che la Corte dei conti con solide motivazioni ha riconosciuto la correttezza dell’operato della Giunta, sono molto soddisfatto".

 

Sono tre le sentenze in questione. La prima assoluzione interessa la consulenza affidata a Six Seconds per attività di formazione del personale, che è stata pronunciata a dicembre 2018 e già passata in giudicato. Le altre due sono state pronunciate a dicembre 2019 e riguardano, rispettivamente, l’acquisto e la consulenza per la messa a sistema di un software per il controllo di gestione contabile dell’ente.

 

Tra i più attivi e i più critici sulla situazione del Parco c'era il consigliere provinciale Claudio Cia che nel maggio 2018 alla notizia dell'apertura dei procedimenti aveva chiesto un intervento di piazza Dante: "E’ ora che la Provincia azzeri la Giunta del Parco". Non solo, "Agire per il Trentino segue le vicende del Parco naturale da ormai due anni, e anche in riferimento a questa ennesima grana giudiziaria aveva duramente criticato l’attuale conduzione del Parco" e che "Restare in silenzio sperando che la situazione si risolva magicamente da sola sarebbe oltremodo ridicolo, nonché un atteggiamento di complicità di questo degrado istituzionale".

"Negli anni della mia presidenza - commenta Masè - il Parco è stato purtroppo continuamente sotto attacco: accuse che hanno destato anche molto clamore e che qualche politicante in cerca di notorietà ha abbondantemente strumentalizzato. Ho subito cinque indagini della Corte dei conti e un procedimento penale per un presunto abuso d’ufficio da vigliacchi che denunciano falsità e non hanno nemmeno il coraggio di assumersi la responsabilità delle proprie azioni".

 

Oltre alle tre indagini definite dalle sentenze della Corte, il numero uno del Parco è stato anche denunciato penalmente per abuso d’ufficio mediante una lettera anonima. "Il procedimento penale - prosegue - è stato definitivamente archiviato per infondatezza della notizia di reato. Altri due procedimenti avviati dalla Corte dei conti, sempre a seguito di segnalazioni anonime, per presunti danni erariali sono stati archiviati già in fase di indagine".

 

E Masè si toglie qualche sassolino. "Tutte queste procedure, infatti, sono state avviate a seguito di segnalazioni formalmente anonime perché non firmate o firmate con nomi di fantasia. Anche se in realtà - spiega Masè - di anonimo c’è ben poco, dal momento che, sia io sia i miei assessori, sappiamo molto bene chi c’è dietro a queste menzogne. In almeno un caso, peraltro, la denuncia contiene informazioni riservate e interne che evidentemente sono trapelate da dentro l’ente e questo mi rammarica molto".

 

E’ noto che la  nomina a presidente di Masè è stata molto complessa sotto il profilo politico. Si erano creati due schieramenti, uno favorevole a un rinnovamento dell’ente e l’altro che voleva una continuità con il passato. "Quando è prevalsa la prima linea - spiega il numero uno dell'ente - qualcuno non lo ha digerito e ha fatto di tutto per screditare me e chi aveva sostenuto la mia candidatura. Ma i tentativi giudiziari di paralizzare il Parco e far fallire il progetto di riforma che avevo preannunciato con il mio documento programmatico non hanno avuto fortuna. Anzi, la Giunta, nonostante le preoccupazioni per le indagini, è sempre rimasta coesa e ha continuato a lavorare, tanto a testa bassa, com’è nel nostro stile. Gli assessori mi hanno sempre manifestato fiducia e di questo li devo ringraziare perché non è affatto scontato".

 

Il presidente chiude con una riflessione. "Per giorni la guardia di finanza ha perquisito gli uffici del Parco e portato via scatoloni di documenti - conclude Masè - un evidente disagio a tutto il personale. Tutto il lavoro di numerosi militari, che per settimane hanno esaminato carte, portato avanti interrogatori e predisposto relazioni, è risultato inutile perché le denunce si sono rivelate totalmente infondate. Il vero danno erariale, inteso come spreco di denaro pubblico, l'ha commesso chi, in evidente malafede e per frustrazione personale non certo in difesa del Parco, ha segnalato fatti inesistenti. Ora rimangono il grave danno di immagine e la beffa di dovere rifondere le spese legali sostenute per la nostra difesa. Mi auguro che queste persone si facciano un esame di coscienza e valutino bene le conseguenze delle loro azioni".

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