Centrodestra tra Armanini e la voglia di rafforzare il centro. Gottardi: ''Personalità importanti che in passato non si sarebbero rese disponibili: risultato a Trento possibile''
E' un momento di riflessioni ovviamente anche in casa centrodestra in vista delle elezioni amministrative di Trento del prossimo 3 maggio. L'assessore Gottardi: "Grande equilibrio nella trattativa dell'assessore Mirko Bisesti, il peso specifico e la leadership della Lega non sono in discussione"

TRENTO. E' un momento di riflessioni ovviamente anche in casa centrodestra in vista delle elezioni amministrative di Trento del prossimo 3 maggio. Il nome caldo sul quale puntare sembra sempre quello di Aronne Armanini, ex prorettore, anche se le quotazioni rimangono ferme. La Lega potrebbe essere pronta a portare avanti l'ex prorettore, ma il gruppo consiliare di Civica Trentina e Agire, Autonomisti popolari e Progetto trentino lascerebbero trasparire dubbi, soprattutto legati all'età del 72enne. Il consigliere provinciale e assessore regionale Claudio Cia sulle pagine de Il Dolomiti aveva spiegato che la coalizione dovrebbe "fare un investimento per almeno i prossimi dieci anni" (Qui articolo).
Una figura ritenuta di spicco invece dall'assessore Mattia Gottardi. "Sono usciti diversi nomi in queste settimane. Il profilo migliore - spiega il numero uno de La Civica - per percorso professionale è certamente Armanini in quanto ha ricoperto ruoli di alto livello, oltre a essere riconosciuto a livello nazionale. Ritengono disponibilità di queste persone un segnale della possibilità di risultato perché sono rappresentativi di varie istanze e mondi della città. Una volontà di spendersi per il centrodestra che nel recente passato non era scontato".
Sembra uscito dall'elenco dei papabili l'avvocato Stefano Mengoni, il figlio d’arte dell’ex presidente Flavio Mengoni avrebbe declinato l'offerta, così come Lorenzo Eccher sarebbe stato definitivamente scartato (Qui articolo), i trascorsi nel Partito democratico sarebbero ritenuti troppo recenti. Tutto fluido, anche perché la Lega per il momento resta ancora con le carte coperte. "Attualmente sono state prese in considerazione e sondate le disponibilità di persone che non hanno una targa politica. Un modo per restituire alla collettività quanto abbiamo ricevuto, un senso di responsabilità e di discontinuità in un certo senso".
Il partito di maggioranza relativa della coalizione, infatti, non avrebbe ancora portato un proprio candidato agli alleati. Il carroccio sembra più in fase di ascolto, senza l'intenzione di imporre una propria scelta. Una situazione che si potrebbe sbloccare nel prossimo vertice di coalizione in agenda per giovedì 9 gennaio. Quel giorno si potrebbero definitivamente delineare le strategie all'ombra della spada di Giussano, mentre il consigliere provinciale Devid Moranduzzo si è sfilato dalla corsa (Qui articolo).
"E' un incontro importante - evidenzia Gottardi - ma non saprei dire se già decisivo. Certo, siamo agli sgoccioli ma la coalizione è ampia e variegata. C'è un confronto interno, così come fughe in avanti e ragionamenti, forse più per posizionarsi. La Civica ha una concezione maggioritaria, ma il socio di maggioranza è inevitabilmente la Lega. Riconosco un grande equilibrio al tavolo della trattativa del segretario Mirko Bisesti. I leghisti non hanno imposto nulla a nessuno, c'è pari dignità tra tutti, poi chiaro che è fondamentale valutare il peso specifico di una forza politica: la Lega ha comunque il diritto e il dovere di proporre nomi o spingere in qualche direzione in quanto la voce in capitolo è diversa: si discute, ma la leadership è chiara e identificata in questo momento".
Il centrodestra sarebbe chiamato a cercare di chiudere un cerchio prima che eventuali malumori possano portare alcune forze a restare nella coalizione, ma con il freno a mano tirato in campagna elettorale. Intanto non sembra riscaldare particolarmente gli animi la proposta di Giacomo Bezzi, coordinatore regionale di Cambiamo, il partito fondato dall'ex forzista Giovanni Toti. L'ipotesi è quella di lanciare un listone capace di guardare al centro. Diverse le forze dubbiose per i tempi tecnici, troppo stretti, nel trovare accordi e formule, ma anche la possibilità di rinunciare in toto o quasi a simboli e marchi.
Questo anche se alcuni partiti avrebbero guardato con interesse all'area del Patto territoriale, che però rischia di perdere i pezzi ancora prima di partire: l'Upt ha lasciato intendere più volte che abbraccerà la causa del centrosinistra, il Patt e il Pd sembrano disposti a ricucire dopo la frattura culminata nelle elezioni provinciale dell'ottobre 2018. In mezzo ai due schieramenti rischiano di restare solo #InMovimento (Qui articolo) e il Movimento 5 stelle, che sembra in affanno nel capoluogo (Qui articolo).
"Il quadro in generale è piuttosto fluido. Gli schieramenti - conclude Gottardi - non sono ancora bene definiti e molto dipende dalla decisione finale delle Stelle alpine, se allearsi con il centrodestra, guardare al centrosinistra oppure portare avanti una corsa al centro. Il dibattito interno mi sembra piuttosto serrato tra le diverse componenti e servirebbe una sfera di cristallo in questo momento".














