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Coronavirus e nuovo Dpcm, Fugatti: ''Norme non pensate per zone montane". Coldiretti: ''Paesi trentini fortemente penalizzati''

Critiche sulle nuove norme del Dpcm sono arrivate dal presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige: "I paesi di montagna sono i luoghi più sicuri per affrontare l'emergenza ed invece questo nuova Dpcm paradossalmente li penalizza fortemente”. Da parte del presidente Fugatti, l'auspicio di "un ripensamento per rendere i divieti più soft nelle prossime settimane"

Di G.Fin - 04 dicembre 2020 - 18:47

TRENTO. “I paesi di montagna sono i luoghi più sicuri per affrontare l'emergenza ed invece questo nuova Dpcm paradossalmente li penalizza fortemente”. E' critico il presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige in merito al nuovo Dpcm firmato da Conte ieri sera. A creare problemi, sono soprattutto i divieti negli spostamenti che, nelle giornate di Natale, Santo Stefano e primo dell'anno sono anche a livello comunale.

 

"La nostra regione – spiega Barbacovi - è terra di piccoli comuni e di agriturismi, realtà fortemente penalizzate dal nuovo Dpcm. E' un vero paradosso se si considera che i paesini di montagna e gli agriturismi situati in zone defilate e in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono i luoghi più sicuri per affrontare l'emergenza poiché è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche”.

 

A pesare – sottolinea la Coldiretti- è anche la decisione del coprifuoco di fine anno dalle 22 alle 7 del mattino seguente, che di fatto impedisce ogni forma di socialità a tavola ostacolata peraltro durante tutte le feste dall’obbligo di chiusura alle 18 per tutte le attività di ristorazione, anche nelle regioni gialle. “Peraltro la decisione di blindare gli italiani nel proprio comune nei giorni di Natale, Santo Stefano e Capodanno – denuncia la Coldiretti- mette ko le 24mila strutture agrituristiche nazionali che sono principalmente situate in piccoli centri rurali con una clientela proveniente dalle grandi città e dai paesi limitrofi”.

 

In Italia i centri sotto i 5mila abitanti sono 5.498, quasi il 70% del totale, secondo un’analisi Coldiretti dalla quale si evidenzia che ben il 92% delle produzioni tipiche nazionali nasce nei piccoli borghi italiani che rischiano di essere duramente colpiti dallo stop agli spostamenti e al turismo in montagna.

 

“La situazione di difficoltà si trasferisce a cascata sull’intera filiera agroalimentare, dall’industria all’agricoltura – ha spiegato Barbacovi - con un drastico taglio degli acquisti di prodotti alimentari e bevande da portare in tavola. La chiusura dei locali è infatti destinata a provocare un forte ridimensionamento”.

 

Sulle regole stabilite dal nuovo Dpcm è intervenuto anche il presidente Maurizio Fugatti in Consiglio provinciale parlando anche della riapertura degli impianti. “Erano state predisposte le linee guida per la riapertura degli impianti di risalita – ha spiegato – ma questo per ora non ha scalfito la posizione rigida del Governo. A ciò si deve aggiungere anche il fatto che con il decreto legge del 2 dicembre si limitano gli spostamenti. In aggiunta ci sono ulteriori restrizioni in alcuni giorni per lo spostamento tra i comuni. Queste disposizioni di fatto precludono l'apertura della stagione invernale e non abbiamo certezza nemmeno che si possa aprire il 7 gennaio”.

 

La riapertura degli impianti per il sette gennaio, viene spiegato nel Dpcm, è subordinata all'adozione di linee guida che permettono di evitare il diffondersi dei contagi. Queste linee guida sono già state consegnate dalla Conferenza delle Regioni al Governo e dovranno ora essere vagliate dal Comitato scientifico nazionale.

 

Oltre a questo, Fugatti ha spiegato che “Il Governo non ha tenuto conto del bisogno ristoro di molte attività a fronte della chiusura forzata che va a creare una perdita del 35% del fatturato della stagione invernale. In questo decreto legge non sono stati inseriti i ristori ma credo verrà fatto con un provvedimento successivo”.

 

Critiche anche dal presidente della Provincia di Trento in merito al blocco degli spostamenti il 25 – 26 dicembre e l'1 gennaio. “Mancano ancora una ventina di giorni a queste date e questo è un tema sollevato da molte Regioni. In questo momento il Governo ha una posizione ferma per una ragione di tutela sanitaria che credo vada compresa. L'auspicio, però, è che a fronte di una stabilizzazione del contagio, o magari addirittura di un calo, ci spossa essere una previsione di rendere questi divieti più soft. Di certo queste norme non sono pensate per una zona montana come la nostra, speriamo che arrivi una interpretazione meno rigida”. 

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