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| 19 apr 2020 | 20:24

Coronavirus, Ghezzi: ''In questa fase di emergenza la bici è un mezzo essenziale per tanti lavoratori, la Provincia consenta alle officine di riparazione di riaprire''

Una serie di associazioni, come Fiab, aveva scritto al ministro Stefano Patuanelli per richiedere la modifica del Dpcm del 22 marzo per inserire il codice Ateco, mentre auto e moto officine sono già operative. Ghezzi: "Il presidente potrebbe anche valutare la riapertura limitata in sicurezza della ciclabile tra Lavis e Mattarello o almeno tra Trento nord e Trento sud per consentire gli spostamenti per lavoro"

Coronavirus, Ghezzi: In questa fase di emergenza la bici è un mezzo essenziale per tanti lavoratori

TRENTO. "Si potrebbe consentire alle officine di riparazione delle biciclette di poter riprendere l'attività, ovviamente nel rispetto delle norme di sicurezza per l'emergenza coronavirus", queste le parole di Paolo Ghezzi, consigliere provinciale in quota Futura, che aggiunge: "La presidenza della Provincia ha mosso i primi passi per la riapertura di alcune attività economiche e commerciali". 

 

Già il 24 marzo una serie di associazioni, come Fiab, aveva scritto al ministro Stefano Patuanelli per richiedere la modifica dell’allegato 1 al Decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 22 marzo scorso al fine di inserire il codice Ateco 95.29.02 relativamente alla riparazione delle biciclette "in quanto mezzo di trasporto essenziale per un’ampia fascia della popolazione e strumento di lavoro per i corrieri in bicicletta".

 

"I centri per riparare auto e modo - prosegue il consigliere provinciale di Futura - sono già incluse nell'elenco ministeriale. Il presidente Maurizio Fugatti potrebbe anche valutare la riapertura limitata in sicurezza della ciclabile tra Lavis e Mattarello o almeno tra Trento nord e Trento sud, solo per i pendolari a due ruote 'autocertificati' naturalmente. Questo per consentire gli spostamenti per lavoro di chi attualmente è costretto a percorrere la statale o le strade dove il traffico di auto e camion è in aumento con la ripresa di diverse attività".

 

Un altro passo è quello di ripensare la mobilità urbana. "In questa prospettiva - conclude Ghezzi - sembra totalmente condivisibile il recente documento della Fiab-Federazione italiana ambiente e bicicletta 'La mobilità dopo l'emergenza: sette proposte per cambiare le città': riconoscimento, promozione e finanziamento della mobilità attiva (pedonalità e ciclabilità) come modo di trasporto urbano resiliente, in quanto capace di garantire il diritto alla mobilità in sicurezza per tutti e di assorbire una quota rilevante della mobilità nel rispetto della distanza di sicurezza e con la minore occupazione di spazio, evitando di aumentare in modo insostenibile il traffico privato e congestionare i mezzi pubblici".

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