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Coronavirus, "La nostra Fase 2 è un referendum per l'indipendenza". Tra aquile e Los von Rom, il secessionismo torna a infuocare l'Alto Adige

Nella notte tra sabato 2 e domenica 3 maggio in diverse località altoatesine sono comparse scritte e messaggi di matrice indipendentista, a saldare con le mai sopite rivendicazioni nazionali le richieste di una gestione autonoma della Fase 2. Il consigliere provinciale della Süd-Tiroler Freheit: "E' il sentimento di gran parte della popolazione sudtirolese"

Di Davide Leveghi - 03 maggio 2020 - 12:09

BOLZANO. In un clima già piuttosto teso per i conflitti di competenza tra Stato e Regioni (nel nostro caso Province autonome), a soffiare sul fuoco ci hanno pensato i venti secessionisti. Mentre nelle fasi d'avvicinamento anche il presidente della Provincia di Bolzano Arno Kompatscher ha manifestato la sua contrarietà ad una gestione unificata e centralistica della Fase 2, nella notte tra sabato 2 e domenica 3 maggio sono comparsi sul territorio provinciale una serie di messaggi, letteralmente “marchiati a fuoco”.

 

 

Come nella notte del Sacro Cuore, in cui l'immagine del Sacro Cuore di Gesù illumina le montagne dell'Alto Adige e non solo, delle scritte inneggianti alla secessione da Roma hanno fatto la loro comparsa su alcune pareti e tra i filari della provincia, facendo tornare alla ribalta, in un momento particolarmente complicato per l'intero Paese, delle rivendicazioni mai sopite.

 

 

A dare il la all'ondata di richieste di secessione, tra il classico “Los von Rom” o le più articolate aquile tirolesi, è stato il paesino dell'Alta Pusteria di Villabassa/Niederdorf, dove nella serata di ieri ha preso vita la scritta infuocata inneggiante alla secessione da Roma. Il messaggio, composto da barattoli contenenti cera e gasolio (gli stessi utilizzati per evitare le gelate tra i meleti), ha richiesto l'immediato intervento di carabinieri e vigili del fuoco, intervenuti per spegnerlo.

 

 

La contemporanea apparizione di altri messaggi e scritte fa pensare a un coordinamento, anche se finora non appare chiaro chi sia il responsabile di queste azioni. A cogliere la palla al balzo, nondimeno, ci ha pensato la Süd-Tiroler Freheit, il partito secessionista fondato da Eva Klotz, che attraverso la propria pagina facebook ha cercato di farsi collettore dei messaggi “infuocati” e non comparsi sul territorio provinciale, recanti scritte indipendentiste o di rottura con Roma.

 

 

“Noi abbiamo fatto da megafono di un sentimento di gran parte della popolazione sudtirolese – commenta il consigliere provinciale del partito Sven Knollin un momento di crisi le problematiche si sentono di più se si appartiene allo Stato sbagliato. Se poi lo Stato decide di tutto il territorio nazionale, l'autonomia non vale così tanto. Da tutte le vallate è stato mandato un messaggio per chiedere com'è possibile che con un'autonomia speciale non abbiamo libertà di decidere quali misure adottare sul nostro territorio. Noi non siamo stati né gli organizzatori né gli iniziatori di questa iniziativa, è cresciuta dalla base”.

 

L'occhio sudtirolese è sempre diretto verso nord e la madrepatria tirolese, dove già da tempo il governo di Vienna guidato da Sebastian Kurz ha allentato le misure anti-coronavirus, inaugurando con largo anticipo l'inizio della Fase 2. “Come mai nel Tirolo del nord e dell'est ci sono libertà che qui non abbiamo? – incalza Knoll – la nostra è un'economia fortemente legata a Austria e Germania. Ma se i cittadini italiani non possono andare fuori confine, come fanno gli studenti a tornare in Austria, dove le università stanno riaprendo, o le famiglie con transfrontalieri a riunirsi? C'è paura per il futuro, per capire cosa succederà. Il Sudtirolo vive di turismo, c'è bisogno di una via sudtirolese per garantire l'uscita”.

 

L'intero mondo della destra radicale sudtirolese, d'altronde, da tempo indica un'uscita diversa da quella del resto del Paese, un'uscita che si salda con le mai sopite rivendicazioni indipendentiste. “La nostra Fase 2 sarebbe un referendum sull'appartenere o meno allo Stato italiano, cosa su cui i sudtirolesi non sono mai stati democraticamente interrogati, per dar fine a questa forzatura storica – conclude, non risparmiando una stoccata a chi, il governatore Kompatscher, ha scelto solo recentemente un atteggiamento di sfida nei confronti di Roma (cosa avvenuta tra l'altro in molte altre regioni italiane) – fino ad ora Kompatscher ha sostenuto le regole statali, di contro alla popolazione e all'economia sudtirolesi che non sopportano questa gestione. Il suo atteggiamento di sfida a Roma, dunque, è stato forzato dall'opinione pubblica. Egli non è certo un combattente per l'indipendenza, anzi”.

 

Era appena passato il 25 aprile quando il governatore volkspartista aveva espresso tutto il suo malcontento per une gestione giudicata eccessivamente burocratica e centralistica, minacciando la rottura con Roma qualora non avesse rispettato l'autonomia. Minacce che nella capitale venivano prese con fastidio, con il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia che aveva invitato ad “evitare strumentalizzazioni”.

 

Ad aggiungere tensione, però, ci ha pensato il mondo a destra del partito etnico, con il solito coro chiassoso che rischia di surriscaldare gli animi – la destra italiana non ha mancato di dire la sua. Dalla Südt-Tiroler Freheit allo Schützenbund, le montagne e il dibattito pubblico si infuocano, e la mancanza di autorevolezza mostrata da Roma, tirata per la giacchetta da più parti, dai territori come dalle parti economiche, rischia solo di creare ulteriore confusione. Un caos a cui mancava solo la polemica etnica.

 

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