Contenuto sponsorizzato

Coronavirus, ''la scuola è ostaggio dell'incertezza'' la denuncia dei sindacati che spiegano: ''Mancano scelte da Provincia e Governo e la burocrazia è un incubo''

Una giornata di mobilitazione di tutti i lavoratori della scuola, docenti e personale Ata, per mettere in evidenza i ritardi, inadeguatezze e contraddizioni nella gestione di tutta la fase di crisi per emergenza epidemiologica da Covid-19 nel comparto scuola

Di G.Fin - 13 maggio 2020 - 16:33

TRENTO. Incertenza” è questa la parola d'ordine che avvolge la scuola trentina e, più in generale, italiana. Si parla di una data di riapertura ma sono ancora tanti, troppi, i punti di domanda che ci sono e che lasciano docenti, studenti, educatori e personale Ata con il fiato sospeso. “Mancano fatti concreti e per garantire il ritorno in classe servono dei protocolli che al momento non ci sono. La scuola è ostaggio dell'incertezza, della mancanza di scelte e della burocrazia” hanno spiegato uniti i sindacati trentini in una giornata di mobilitazione provinciale e nazionale del comparto scuola proprio per denunciare le tante cose che non vanno.

 

L'iniziativa, che si è svolta con assemblee sindacali che si sono tenute in contemporanea in tutte le province d'Italia, vuole mettere in evidenza i ritardi, inadeguatezza e contraddizioni nella gestione di tutta la fase di crisi per emergenza epidemiologica da Covid-19 nel comparto dell'istruzione. In tutto questo periodo in cui il personale della scuola si è fatto carico di far proseguire al meglio possibile la didattica a distanza, i servizi amministrativi e gestionali, in cui ci sarebbe stato bisogno di maggior confronto e condivisione, spesso, invece, è stato fatto l'esatto contrario: decisioni unilaterali e contratti stracciati.

 

Non si sono impostate le risorse necessarie per un organico adeguato alla situazione d'emergenza, si è fatto carta straccia di diritti e aspettative del personale precario e ancora oggi sembra non esserci alcuna idea di come gestire la conclusione dell'anno scolastico e l'avvio del prossimo.

 

“In questo momento – ha spiegato Cinzia Mazzacca di Flc Cgil - serve determinazione forte da parte di chi ci governa per ripartire con la scuola a settembre. Abbiamo bisogno di scelte fatte ora e occorre mettere in atto i dispositivi e i protocolli necessari”. Ad oggi, denuncia la Cgil non esiste alcun protocollo provinciale o nazionale per definire cosa vuol dire tornare in sicurezza a scuola. Se la ripartenza può avvenire solo garantendo una adeguata sicurezza per tutti nella scuola, questo può diventare l'occasione anche per trattare altri temi. “C'è tema del numero di studenti per classe – ha proseguito la segretaria di Flc Cgil - che in questo caso deve essere tenuto ben a mente per garantire il distanziamento necessario. Ma occorre anche investire sull'edilizia scolastica per creare nuovi spazi”. Non manca la questione degli organici, un tema complesso per il quale ora in molti sono in attesa di segnali chiari. Le cose da capire, insomma, sono ancora tante, e non si fermano solo alle modalità di accesso alle scuole, alla sanificazione degli ambienti, al ruolo del personale e al riconoscimento del lavoro straordinario fatto. “Tutte domande alle quali stiamo ancora attendendo una qualche risposta” conclude Mazzacca.

 

A sottolineare le tante questioni che ancora oggi rimangono da affrontare è la segretaria della Cisl Scuola, Stefania Galli. “Ci sono tanti punti non affrontanti, accantonati come se ci fosse un tempo successivo. Invece qui il tempo è scaduto, siamo a metà maggio e ogni giorno riceviamo notizie che sono il tutto e il contrario di tutto” ha spiegato .

 

Non si conosce nulla su come avverrà la conclusione dell'anno scolastico, la maturità è ancora avvolta dalla nebbia e non si ha nemmeno chiaro l'esame di terza media. “Così come è fuori da ogni logica – ha continuato Galli - aver promosso per questa estate i concorsi dove la previsione è una movimentazione di migliaia di persone. Come se tutto quello che è accaduto di fatto ci passasse di striscio”.  C'è anche il tema dei servizi di infanzia. “Qui in Trentino si sta parlando dell'idea di riaprirli ma non c'è alcun progetto presentato, nessuna proposta di confronto e non ci sono norme messe in campo”.

 

“Il covid-19 non ha intaccato di certo la burocrazia” è la denuncia arrivata invece da Pietro Di Fiore della Uil Scuola. “E' sotto gli occhi di tutti che il coronavirus ha rimesso al centro il ruolo della sanità e della scuola e sono entrambi importanti per la ripartenza. Ma la burocrazia è ancora troppa. Basta pensare che per un tablet per i nostri studenti sono serviti 19 passaggi burocratici e questo è vergognoso” ha continuato il segretario della Uil Scuola che torna a sottolineare le tante cose che oggi non vanno e che mancano di una decisione dalle sanificazioni degli istituti ai presidi nelle scuole.

 

“Dobbiamo ripristinare dei presidi sanitari nelle scuole – ha detto Di Fiore – perché sarà l'unica maniera per controllare lo stato di salute dei bambini e del personale. C'è poi una questione di organici e di spazi. Non serve essere matematici per dire e capire che la scuola con una ripartenza a piccoli gruppi debba avere più docenti e collaboratori scolastici”.

 

Ad intervenire anche Gilda Insegnanti con Paolo Cappelli che ha puntato il dito sul “grosso problema della mancanza di protocolli per la sicurezza” nelle scuole. “Su questi aspetti non si è mai avuta una legge specifica ma si è sempre andati a ricercare similitudini con altre attività. In queste 'fase 2' servono linee guida specifiche e chiare perché in caso contrario è difficile andare avanti”.

 

Ennio Montefusco del sindacato autonomo Satos chiede invece interventi per una maggiore vigilanza nelle scuole. “Gli edifici da chi verranno sanificati? Quali saranno e da dove arriveranno gli strumenti per misurare la temperatura? Il personale che lavora sarà sottoposto ai test? Cosa accadrà? Nessuno fino ad oggi ci ha dato delle risposte” spiega.

 

A chiedere sceltelocali e autonomiste” è Mauro Pericolo di Delsa. “Si deve puntare di più sulla realizzazione di un protocollo di sicurezza ed invece – spiega – siamo davanti ad una completa inefficienza. Siamo allo sbando e solo la nostra autonomia potrebbe fare la differenza”.

 

Sulle scuole materne ad intervenire è stata invece Marcella Tomasi Uil Fpl. “In Trentino – ha spiegato - si sta parlando di una riapertura delle scuole materne a carattere statale prima di settembre. La questione che si pone è quella della sicurezza che fino ad oggi non è stata analizzata puntualmente”. Sicurezza non solo per i bambini, in questo caso di fascia 3 – 6 anni, ma anche per le insegnanti, il personale non docente. Tutto questo non è così semplice ma è un punto cruciale per le riaperture”. Da qui ancora il tema degli organici che al momento risulta essere insufficiente. “Su questo non ci sono ancora indicazioni – ha spiegato Tomasi - abbiamo chiesto risposte e non ne abbiamo. Ma ci sono anche enti gestori che già hanno elaborato proposte che sono rimaste ferme al vaglio dell'Ammnistrazione provinciale”.

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 20.05 del 26 Ottobre
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

27 ottobre - 04:01

È stato lo stesso Fugatti ad ammettere “che non è esclusa l’impugnazione del Governo” e ancora una volta il Trentino ha scelto la via più facile, ma meno sicura, per arrivare allo scontro con il Governo. Se per impugnare l’ordinanza dell’Alto Adige (appoggiata da una legge) servirebbe un lungo e complicato ricorso, per disinnescare quella trentina basta una pronuncia del Tar

26 ottobre - 19:32

Ci sono 86 persone nelle strutture ospedaliere di Trento e Rovereto, 5 pazienti si trovano nel reparto di terapia intensiva e 10 persone sono in alta intensità. Nelle ultime 24 ore sono stati trovati 113 positivi a fronte dell'analisi di 983 tamponi molecolari per un rapporto contagi/tamponi a 11,5%

26 ottobre - 18:58

I nuovi dati forniti dalla Provincia e dall'Azienda sanitaria dimostrano come l'allerta nelle Rsa rimane alta. Il direttore dell'Apss "Il focolaio maggiore è nella struttura di Malè" e accanto all'emergenza sanitaria c'è anche quella del personale  

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato