Coronavirus, Moni Ovadia: ''Sgarbi? Un amico ma la sua è stata una caduta d’intelligenza gravissima e inaccettabile da tutti i punti di vista''
Il presidente del Mart continua la sua battaglia in Tv e su Facebook cominciata con il video dove dichiarava: ''Non credo al coronavirus. E' il virus del buco del culo. Alzatevi, andate in giro, andate a Codogno''. Mentre praticamente da ogni parte si alza la richiesta di dimissioni abbiamo intervistato la persona che è stata scelta da Sgarbi per far parte del Comitato scientifico del Mart: ''Vittorio non ha giustificazioni perché ha parlato, straparlato, di una questione sulla quale non ha alcuna competenza''

TRENTO. Moni abbrevia e familiarizza Salomone: un nome regale che nella storia e nel lessico comune richiama la saggezza e l’equilibrio. Moni Ovadia, bulgaro milanese italianissimo, è tanto saggio quanto equilibrato nel suo essere attore, cantante, scrittore dichiaratamente e orgogliosamente “di parte”. La “parte” degli ultimi, dei deboli, dei fragili. A favore dei quali spende da decenni la sua arte. Nel difenderli, però, Moni Ovadia non cede quasi mai alla rabbia e al vuoto della retorica.
La sua tranquillità nel perorare cause complesse e impopolari è un’arma vincente e convincente. Arma disarmata che spesso spiazza gli urlatori del nulla con i quali frequentemente si confronta, pure in Tv. Alla regola della serenità Moni Ovadia non deroga nemmeno quando gli si chiede cosa pensa dell’ennesima pessima uscita di Vittorio Sgarbi. Gli si racconta del video vomitante e vomitevole del presidente del Mart. Del video in cui Sgarbi si candida a guidare i terrapiattisti e i deficienti di qualsiasi altra setta in una crociata al contrario contro il virus.
''Non credo al coronavirus. E' il virus del buco del culo. Alzatevi, andate in giro, andate a Codogno'': questi ed altri gli Sgarbi all’intelligenza. Un video-appello che ha suscitato prima schifo e poi legittima e condivisibile reazione. Compresa la crescente richiesta di “cacciarlo” dal museo di Rovereto e Trento se non altro per rispetto di chi di quel virus sta crepando e di chi rischia di crepare combattendolo dentro le trincee degli ospedali.
Perché chiedere un parere ad Ovadia? Per due motivi almeno. Il primo motivo: Moni Ovadia è stato scelto da Sgarbi per far parte del Comitato scientifico del Mart. Un ruolo che alla luce del blaterare vittoriano imbarazza anche i senza colpa. Il secondo motivo: Ovadia e Sgarbi sono amici di lunga, lunghissima, data. E questo proietta in una dimensione oltremodo interessante le valutazioni dell’attore-autore.
Proprio da qui, dall’amicizia che rivendica senza alcuna titubanza, partono le risposte di Moni Ovadia. “Io e Vittorio ci conosciamo da anni. Tra noi c’è stima reciproca per quello che proviamo a fare nel campo della cultura. Sul resto siamo agli antipodi e certo non ce le mandiamo a dire quando c’è bisogno. E c’è spesso bisogno viste le nostre idee di mondo”.
Sì, ma stavolta il suo amico è uscito dal rito trito delle provocazioni. Stavolta ha sbroccato scientemente, sapendo e godendo di procurare danno su una materia che inquieta ogni singolo in Italia, in Europa, nel pianeta.
Infatti non lo posso perdonare per questa caduta d’intelligenza gravissima e inaccettabile da tutti i punti di vista. Vittorio non ha giustificazioni perché ha parlato, straparlato, di una questione sulla quale non ha alcuna competenza. E lo ha fatto con argomenti e toni che nemmeno si possono prendere in lontana considerazione. Probabilmente lo sa anche, ma come altre volte gli è successo ha ceduto a sé stesso. Imperdonabile.
Ceduto a sé stesso? Che vuol dire.
Vuol dire che a volte Vittorio è posseduto dal suo bisogno di affermare la sua non omologabilità ad alcun cliché. Passi – (si fa per dire) – quando fa spettacolo accusando tutto e tutti senza freno nelle comparsate. Lì lo cercano ossessivamente perché il casino, dicono, alza l’audience. Non può passare quando c’è di mezzo la salute, la paura, la vita, le angosce di milioni di umani. Me compreso.
Insomma, lei ne fa un problema psicologico. Ma qui le questioni sono tante. E tutte grosse. L’effetto che un personaggio pubblico del suo calibro può avere su chi ha meno strumenti critici. L’immagine di una struttura culturale pubblica in Italia e nel mondo quando ha presiederla c’è l’incontrollabile e l’umorale. Il disagio di chi sta attorno e sotto Sgarbi, (e sotto): i dipendenti del Mart, ad esempio. La figuraccia costante degli amministratori della Provincia per i quali Sgarbi è un Dio anche quando spara castronerie a raffica e trascina la loro credibilità nella polvere.
Io non ne faccio un problema psicologico. Vittorio dovrà prendersi tutta la responsabilità di quel che dice e fa. Ho solo provato a dire che prendere la distanza da sé stessi, non essere indulgenti con sé stessi, preferire la riflessione all’esternazione ad ogni costo è un punto d’arrivo e insieme di partenza del modo corretto di stare al mondo. Io posso parlare per me: questa regola me la impongo anche facendomi violenza quando sento cose inascoltabili. E ne sento sempre di più. Vittorio Sgarbi ha cervello e cultura, è indubitabile. Spero si ponga l’interrogativo di un uso sbagliato, pericoloso, del cervello e della cultura.
Immagino ne abbiate parlato spesso.
Immagina bene. Ma quando scatta la distanza da sé stesso, Vittorio difficilmente frena. Lo ripeto a scanso di ogni equivoco sull’amicizia: sono in totale disaccordo con lui. Io sto a Milano, a casa, con mia moglie e un’amica. Rispettiamo le regole anti virus. Siamo grati a chi combatte, ad ogni livello. Soffriamo per i malati. Per i morti. E se c’è altro da dire non è certo quel che ha detto Vittorio. C’è semmai da dire che questa lezione, che supereremo tutti assieme, ci insegna che dalle priorità non si può più scappare. Le priorità per l’Italia sono sanità, stato sociale e cultura.
E il Mart? E il comitato scientifico di cui fa parte?
Sono lì perché credo al matrimonio tra arte, cultura e crescita sociale. Se potrò, contribuirò. Sono lì per dialogare, dentro e fuori il Mart, con chiunque mi consideri interlocutore per la mia storia e il mio lavoro. Non credo che il tema oggi sia quello delle mie eventuali dimissioni”.
No, non è il tema. Il tema è che il Mart non può diventare Mort a forza di subire le quotidiane bizze di un presidente che da quando è arrivato ad oggi ha “messo in mostra” solo il suo ego, senza per altro far impennare la curva piatta dei visitatori sotto la cupola di Botta.
“L’amico è una persona schietta come te” cantava Dario Baldan Bembo. Ad Ovadia la schiettezza non manca. Con schiettezza Moni Ovadia potrebbe suggerire all’amico Vittorio due gesti nobili. Il primo? Le scuse: non guastano mai e per lui sarebbero un atto rivoluzionario. Il secondo: le dimissioni come le hanno chieste migliaia di persone con una petizione pubblica (QUI IL LINK) e tutti i partiti di opposizione che porteranno in aula una mozione di sfiducia (QUI IL LINK). Senza dimenticare il vicepresidente e una consigliera dello stesso Mart e praticamente tutti i dipendenti che hanno definito come non compatibili con l'ente che dirige le sue improvvide dichiarazioni.












