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Coronavirus, piste piene e la numero uno degli impiantisti dice: ''La neve è più forte''. I sindacati: ''Parole sconcertanti. Fugatti faccia come Kompatscher''

Dopo le parole dette da Valeria Ghezzi insorgono Cgil, Cisl e Uil: ''Speriamo che queste parole e questo week end sulla neve non venga ricordato alla stregua del ballo sul Titanic. Al presidente Fugatti chiediamo di smetterla di appellarsi al buon senso ed esercitare fino in fondo le sue prerogative''

Pubblicato il - 08 marzo 2020 - 14:26

TRENTO. ''La neve è più forte del coronavirus''. Queste sono state le parole della presidente nazionale degli impianti sciistici Valeria Ghezzi, parole definite ''sconcertanti'' dai sindacati del Trentino. La questione, ormai, ha fatto il giro d'Italia: mentre si chiudono le scuole e gli ospedali sono al collasso in molte regioni italiane, frotte di nostri compatrioti hanno scelto di sfruttare la settimana di ''isolamento'' forzato per buttarsi sulle piste da sci come fosse una vacanza fuori programma.

 

E molti impiantisti e albergatori di casa nostra non se lo sono fatto ripetere due volte. Mentre, insomma, si sta chiedendo un sacrificio a tutto il Paese con attività di ogni tipo bloccate con grandi perdite economiche per tutti ma con la speranza che in questo modo il virus rallenti rapidamente la sua diffusione e si possa tornare il prima possibile alla normalità, c'è chi di fronte all'emergenza sta pensando a fare cassa non capendo che un tale comportamento rischia di prolungare e rendere ancor più drammatica la situazione nei giorni a venire.

 

''Mentre il Governo sta chiudendo la Lombardia - spiegano con una nota congiunta Cgil, Cisl e Uil - e ci sono migliaia di medici, infermieri e operatori sanitari che lavorano giorno e notte per salvare le vite di centinaia di persone in rianimazione in tutta Italia, la presidente degli impiantisti di fronte alle piste da sci stracolme dove è pressoché impossibile garantire in alcun modo il rispetto delle norme di sicurezza emanate dallo Stato e dalla Provincia dichiara che "La neve è più forte del coronavirus". La stessa presidente degli impiantisti si è recentemente appellata al Governo provinciale affinché venga eliminata dalla normativa nazionale la possibilità di limitare ad un terzo della capienza gli accessi alle cabinovie. Gli esperti hanno ribadito in tutti i modi che l’unica maniera per ridurre l’impatto di questa emergenza sul sistema sanitario è rallentare la diffusione del virus e quindi contenere il contagio da Covid-19 che porta una significativa percentuale di ammalati ad aver bisogno di cure mediche intensive, in alcuni casi fino al ricovero in rianimazione''.

 

''Le misure di distanziamento sociale - proseguono i sindacati - sono imprescindibili in questa strategia di contenimento. Non ne va solo della salute pubblica, ma anche della stessa economia: se troppa gente si ammala contemporaneamente saremo costretti a vedere le stesse scene della Cina con centinaia di fabbriche e uffici chiusi per quarantena. Il Trentino non può permetterselo. Speriamo che queste parole e questo week end sulla neve non venga ricordato alla stregua del ballo sul Titanic. Al presidente Fugatti chiediamo di smetterla di appellarsi al buon senso ed esercitare fino in fondo le sue prerogative alla stregua del collega altoatesino Kompatscher che ha recentemente previsto precise limitazioni agli accessi agli impianti di risalita di alcune importanti stazioni sciistiche sudtirolesi proprio per salvaguardare la salute pubblica dei suoi concittadini, oltre che quella degli ospiti. “Prima i trentini” è stato lo slogan della campagna elettorale del presidente Fugatti. Questo è il momento di dimostrare che non erano solo parole''.

 

''Come Cgil Cisl Uil del Trentino - concludono - siamo impegnati su tutti i tavoli, anche a livello nazionale, per tutelare tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori trentini coinvolti negli effetti occupazionali ed economici di questa emergenza sanitaria. Ricordiamo tra l’altro che il Fondo di Solidarietà del Trentino garantisce anche a tutti gli addetti degli impianti a fune, degli alberghi, degli esercizi commerciali il trattamento di cassa integrazione. Le organizzazioni sindacali stanno quindi tutelando il reddito dei lavoratori. Tutelarne la salute tocca in primo luogo alla Giunta provinciale e ai datori di lavoro.

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