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Fondi per l’accoglienza restituiti, Manica: “Possibile danno erariale, senza motivazioni il procedimento potrebbe essere dichiarato nullo”

Dalla deliberazione di Giunta sono completamente assenti le motivazioni che spieghino perché si è voluto restituire 376.600 euro per il progetto di accoglienza ma legge stabilisce che “È nullo il provvedimento amministrativo che manca degli elementi essenziali”.​ Manica suggerisce di annullare il provvedimento: “Evitando di esporsi ad azioni risarcitorie conseguenti ad un possibile danno erariale”

Di Tiziano Grottolo - 22 giugno 2020 - 16:17

TRENTO. La vicenda ormai è nota: la Giunta Fugatti ha restituito 376.600 euro che erano già arrivati nelle casse provinciali e che sarebbero dovuti servire per portare avanti un progetto dedicato all’accoglienza e all’integrazione dei cittadini di origine straniera (articoli QUI e QUI).

 

“Ma è possibile rinunciare ad un finanziamento europeo e statale senza motivazioni?” si chiede in maniera retorica il consigliere del Partito Democratico Alessio Manica. Infatti nel provvedimento si legge che la Giunta “delibera di rinunciare per le motivazioni esposte in premessa, all’attuazione del progetto “Impact” finanziato sul Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (Fami) 2014-2020”. Peccato però che nella premessa non ci sia traccia di queste motivazioni.

 

“Si tratta di una formuletta standard – osserva il consigliere provinciale – ma che in questo caso non ha alcun contenuto e corrispondenza con quanto dichiarato in premessa, dove appunto nulla si dice sul perché si è scelto di rinunciare”. Rimangono un mistero dunque le motivazioni che hanno spinto la Giunta a restituire dei soldi che già c’erano, peraltro finanziamenti arrivati grazie al contributo dell’Unione europea nella misura massima del 50% delle spese ammissibili e per la quota residua del 50% a carico dello Stato italiano.

 

 

In sostanza, l’unica cosa che si può carpire dalla deliberazione è che la Giunta ha restituito i fondi perché il progetto non verrà attuato, senza però specificare il perché della decisione. “La mancanza di motivazione non è cosa di poco conto”, commenta Manica che poi ricorda come l’obbligo di motivazione dell'atto amministrativo sia stato espressamente introdotto da un’apposita legge che, in via generale, ha previsto che tutti gli atti amministrativi debbono indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche a base dell'atto stesso, sulla base delle risultanze dell'istruttoria. La stessa legge stabilisce inoltre che “È nullo il provvedimento amministrativo che manca degli elementi essenziali”.

 

“In dottrina – prosegue il consigliere Dem – si disquisisce sull’essenzialità della motivazione, con una certa prevalenza della tesi affermativa, e quindi sulla nullità o annullabilità degli atti”. Dunque non si tratta di una questione di lana caprina ma potrebbe avere dei risvolti giuridici importanti è lo stesso Manica a suggerire, in considerazione delle carenze motivazionali, di annullare o revocare d’ufficio il provvedimento in questione “evitando in questo modo di esporsi ad azioni risarcitorie conseguenti ad un possibile danno erariale derivante dall’applicazione della deliberazione”.

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