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Il monitoraggio genetico dei grandi carnivori diventa ad anni alterni. Dallapiccola: ''Nonostante i proclami, forse la Lega punta sulla convivenza con orsi e lupi''

In questi giorni Trentino, Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Lombardia sono in fase di definizione di un accordo con la Fondazione Mach e i materiali non verranno più inviati a Bologna. L'ex assessore Dallapiccola: "Bene coinvolgimento di San Michele. Dietro ottimizzazione e miglioramento la Lega nasconde sempre la parola tagli"

Di Luca Andreazza - 19 May 2020 - 23:01

TRENTO. Cambiano le modalità di monitoraggio dell'orso sulle Alpi italiane. In questi giorni Trentino, Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Lombardia sono in fase di definizione di un accordo con la Fondazione Mach in base al quale da quest'anno tutti i campioni organici relativi ai plantigradi saranno analizzati nei laboratori di San Michele all'Adige.

 

Il materiale, quindi, non verrà più inviato a Ispra a Bologna. L'accordo precisa le modalità di cooperazione, il ruolo di coordinamento dell'Istituto nazionale che rimane rilevante, lo scambio di informazioni, l’utilizzo dei dati. "Per questo motivo - spiega la nota da piazza Dante - è parte dell’accordo anche la Provincia che con Fem, in particolare con l’Unità di ricerca di genetica di conservazione della Fondazione, lavora da anni per lo svolgimento delle analisi genetiche sui grandi carnivori".

 

Contestualmente l'amministrazione provinciale intende continuare a condurre questo monitoraggio genetico sui grandi carnivori ad anni alterni dopo 18 anni di impegno continuo. "Questo - prosegue la Provincia - in relazione all'opportunità, considerata già da diversi anni, di ottimizzare lo sforzo e i costi di questa attività nel medio-lungo periodo, pur mantenendo un livello di monitoraggio buono, ma anche alla situazione economico/sociale particolare creatasi quest'anno, che impone da subito una razionalizzazione delle spese a tutti i settori".

Nel 2020 saranno così analizzati solo i campioni ritenuti strettamente necessari e urgenti (come quelli riguardanti emergenze, animali morti, campioni raccolti su danni con paternità non chiara ai fini dell'indennizzo), mentre dall'anno prossimo riprenderà il monitoraggio genetico sulle popolazioni propriamente detto (opportunistico e sistematico).

 

"Il maggior coinvolgimento della Fondazione Mach per esperienza e competenza è una soluzione condivisibile. Dispiace - commenta l'ex assessore Michele Dallapiccola - veder ridimensionare un monitoraggio assiduo e costante, un approccio che ha portato il Trentino a diventare un modello europeo a livello gestionale. Rilevo, però il solito metodo, quello utilizzato per i tagli in sanità che sono stati presentati come efficientamenti: ottimizzare, migliorare e collaborare, tutti termini positivi per dire che il monitoraggio viene dimezzato".

 

Una Provincia a trazione leghista che dopo aver vinto le elezioni nel 2018 soffiando sulla paura verso orsi e lupi, sembra essersi resa conto della complessità della materia e non sia riuscita a imprimere un netto cambio di passo. L'unico risultato raggiunto in due anni è la soffertissima e difficoltosa cattura a puntate di M49. "La politica di gestione è in diminuzione. Le serate informative sul territorio sono praticamente sparite - aggiunge Dallapiccola - così come le risorse per le opere straordinarie di protezione sul territorio. La risposta dell'esecutivo è quella del silenzio".

E l'ex assessore ritorna sull'applicazione di regole e provvedimenti già esistenti. "La legge che abbiamo approvato per predisporre un piano di gestione è lettera morta. Nell'ultima manovra anti-crisi per Covid-19 - prosegue - si è persa l'occasione per finanziare progetti pilota di gestione moderna per prevenire i danni".

 

Nel frattempo, dopo 18 anni a ciclo continuo i monitoraggio rientrano in un regime ordinario. "Forse la Lega - conclude Dallapiccola - ha definitivamente rinunciato alla prerogative di gestione dei grandi carnivori e semplicemente ritengono che avere orsi e lupi sul territorio è normale, come avviene per il resto della fauna selvatica che abita i nostri boschi. Nonostante annunci e proclami, forse si sono abituati all'idea che l'unica strada è quella della convivenza, questo è senz'altro positivo, ma serve dotare la popolazione degli strumenti necessari. Viene portato avanti un lavoro a metà e senza visione".

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