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Trento vuole ''smantellare'' il Pacobace e Belluno lo chiede per i lupi: ''Avviati i dialoghi con il ministro. Approccio scientifico e serietà per superare i problemi''

In Trentino proprio il piano Pacobace sembra costantemente messo in discussione dall'esecutivo provinciale a trazione Lega, mentre nel vicino Veneto quelle procedure sono considerate una possibile soluzione per fronteggiare le criticità gestionali. De Bon: "Necessario portare avanti un approccio scientifico in raccordo con i tecnici di Ispra per salvaguardare uomo, agricoltura e ambiente. Ma sappiamo che questo grande carnivoro ha un altissimo valore ecologico e può essere una componente importante per fronteggiare la diffusione di altre specie, come quella del cinghiale"

Di Luca Andreazza - 15 settembre 2020 - 18:08

BELLUNO. "La nostra richiesta è quella di gestire i lupi seguendo procedure assolutamente scientifiche e simili a quelle contenute nel piano Pacobace per gli orsi". Così Franco De Bon, consigliere delegato della Provincia di Belluno, che aggiunge: "E' nostra intenzione esaminare il 'piano lupo' del ministero per portare sul tavolo le osservazioni bellunesi alla luce delle esigenze specifiche del nostro territorio". 

 

In Trentino proprio il piano Pacobace sembra costantemente messo in discussione dall'esecutivo provinciale a trazione Lega, mentre nel vicino Veneto quelle procedure sono considerate una possibile soluzione per fronteggiare le criticità gestionali. Linee guida e indirizzi apparentemente disapplicati e tecnicamente poco seguiti alle nostre latitudini, tanto che i rapporti sull'asse Trento-Roma appaiono ai minimi termini.

 

A due anni dall'insediamento in piazza Dante, ormai orsi (e lupi) sembrano aver messo alle corde la Lega. A fronte di tanti proclami e slogan dai banchi dell'opposizione e dai gazebo in campagna elettorale, l'impasse sembra totale: ordinanze di catture e abbattimento dei plantigradi sospese dal Tar, incontri di formazione e informazione praticamente svaniti e una gestione in fortissima difficoltà. Colpi duri da assorbire, tanto che l'incredibile doppia fuga di M49 ha portato un ulteriore terremoto con il passaggio della competenza dal Servizio foreste e fauna alla Protezione civile (Qui articolo). Insomma, la sensazione è quella che si boccheggia a vista.

 

Risultati prossimi a zero anche in materia lupi, qualche vertice per l'Ordine pubblico e la sicurezza, le ronde finite in soffitta senza grossi riscontri. Poco più in là invece si mantengono i contatti diplomatici e si cerca di convergere per trovare soluzioni applicabili. Già un anno fa è emerso il passo diverso bellunese, tanto che un vertice in Prefettura era stato piuttosto chiaro: "Nessun allarme per la pubblica incolumità'' (Qui articolo).

 

In quell'incontro era emerso che le iniziative assunte attraverso i contributi regionali, tra le quali l’installazione di recinti elettrici e l'acquisto di cani da guardianiasi sono dimostrate efficaci. Infatti, a fronte del maggior numero di lupi, nei primi due quadrimestri dell’anno si era registrato un calo delle predazioni segnalate di circa il 50% (63 capi predati nel periodo gennaio – agosto 2019 a fronte dei 114 dell’analogo periodo del 2018 e dei 96 del 2017).

 

E' evidente che ci siano problemi e criticità da gestire ma c'è anche una contestuale ricerca di soluzioni più che di slogan. Un confronto con il ministero si è tenuto a margine dell'incontro di Longarone con tutti i sindaci dei territori del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. "La nostra Provincia - aggiunge De Bon - può essere considerata da tempo un parco, per le buone pratiche di gestione faunistica e ambientale messe in campo ormai da molti anni. Buone pratiche garantite anche dalle attività agricole e zootecniche, che oggi si trovano in difficoltà per la presenza sempre più massiccia del lupo".

 

C'è depositato da marzo 2019 alla Conferenza permanente Stato-Regioni un documento. "Da quanto ci viene detto consta di 23 misure. L’intenzione - aggiunge De Bon - è di valutarle nel dettaglio per rappresentare al ministro, che ringraziamo per la disponibilità, le osservazioni del territorio bellunese. E' necessario portare avanti un approccio scientifico in raccordo con i tecnici di Ispra per salvaguardare uomo, agricoltura e ambiente".

 

La Provincia non vuole mettere in discussione la presenza del lupo. "Questo grande carnivoro ha un altissimo valore ecologico per il territorio e può essere una componente importante per fronteggiare la diffusione di altre specie, come quella del cinghiale. Le imprese agricole e le attività di zootecnica ci dicono che le difese passive - evidenzia De Bon - non sono più sufficienti per evitare il fenomeno delle predazioni, sempre più marcato negli ultimi tempi. Proprio per questo abbiamo chiesto di valutare il piano redatto da Ispra e depositato dal ministro, in modo da integrarlo con le esigenze specifiche del nostro territorio. Ringrazio Costa per aver saputo ascoltare le problematiche che gli abbiamo sottoposto e aver dimostrato grande sensibilità".

 

Un'altra richiesta è quella di assumere in capo la competenza in forma diretta. "Una legge delega per poter gestire meglio la situazione - commenta De Bon - come è avvenuto per gli ungulati: sono necessarie risorse, personale e funzione. Quello dei grandi carnivori è un problema prettamente bellunese, che condividiamo anche con le aree della Lessinia e di Asiago. La materia ora è affidata alla Regione Veneto, ma sarebbe necessario avvicinare questa materia al territorio".

 

Intanto c'è anche il piano per sfruttare la presenza del lupo a fini turistici (Qui articolo). "La biodiversità - conclude Roberto Padrin, presidente della Provincia di Belluno - è fondamentale e la presenza di questa animale è importante. La situazione non è sempre semplice e c'è una certa attenzione: questa la ragione di volersi confrontare con il ministro per trovare una strada per tutelare tutti e arrivare a una convivenza di alto livello. La regolazione dell'ecosistema è complessa: più è scientifico e più è stabile. Dispiace che l'ultimo provvedimento sugli ungulati sia stato mal interpretato dalla componente animalista: dobbiamo rispettare l'ambiente e il sistema, anche attraverso interventi di salvaguardia". 

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