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''Nessuno dormirà più in strada e il diritto all’abitare sarà garantito a tutti'', dalla tramvia al Bondone senza funivia, ecco la Trento del 2025 di Giuliano Pantano

Intervista al candidato sindaco per Trento di Rifondazione Comunista. La prospettiva è opposta al solito, non ''qual è il problema e cosa farai'' ma ''come sarà la città dopo 5 anni con te sindaco?''. Dal DolmitiPride, all'economia, dalla crescita della popolazione alla sicurezza e all'università otto domande per otto candidati per capire cosa ci aspetta votando l'uno o l'altra

Di Luca Pianesi - 15 settembre 2020 - 05:01

TRENTO. Come sarà la città di Trento con sindaco Giuliano Pantano, tra cinque anni, a fine legislatura? E' questo il punto di vista del nostro ciclo di interviste per dare a voi lettori una visione di quel che vi aspetta votando l'uno o l'altra come primo cittadino del capoluogo provinciale. Otto domande uguali, con sguardo orientato al futuro, per Carmen Martini dei 5 Stelle (qui la sua intervista), Franco Bruno de La Catena (purtroppo non pervenuto), Franco Ianeselli per il centrosinistra autonomista (qui la sua intervista), Giuliano Pantano per Rifondazione Comunista, Silvia Zanetti per Si può Fare, Andrea Merler per il centrodestra, Marcello Carli per il centro e Filippo Degasperi di Onda Civica. L'ordine non è casuale ma è quello che troverete sulle schede elettorali e oggi tocca al candidato sindaco per il Rifondazione Comunista Giuliano Pantano.

 

La città di Pantano nel 2025 sarà una città cresciuta dal punto di vista demografico anche perché sarà riuscita ad integrare migranti e stranieri con le loro famiglie che in questo modo saranno riusciti ad arricchire il territorio anche dal punto di vista economico. La Funivia Trento-Bondone non ci sarà ma la montagna, sul modello di Dobratsch (nella Carinzia austriaca), sarà trasformata nel Parco Naturale del Bondone frequentato solo da un turismo sostenibile che punterà su bici, cavalli, camminate, sulla cultura (studio di flora e fauna) e sulla storia recuperando i manufatti della Prima Guerra Mondiale e d'inverno sarà il paradiso dello scialpinismo, del fondo e delle ciaspole. Gli universitari nel 2025 a Trento troveranno nuovi studentati e una vita culturale nella città molto più vivace con teatri, musica e spettacoli. Sul piano dei trasporti gli autobus saranno tutti elettrici, saranno gratuiti e avranno una frequenza molto più alta del 2020 e poi arriverà anche la tramvia che collegherà Lavis (dove arriveranno i pendolari della Trento-Malè) a Piazza Dante mentre la Valsugana sarà sdoppiata e resa molto più appetibile.

 

Sul piano dei diritti Trento sarà una città più inclusiva e con Pantano nel 2025 sarà stato fatto un nuovo DolomitiPride e celebrate nozze LGBTQ con gioia e non vivendolo come evento straordinario. Per le donne Pantano si sarà battuto e speso per la lotta al patriarcato, alla violenza del mercato e ad ogni forma di violenza fisica e culturale aprendo nuovi punti di ascolto e case di accoglienza per quelle che subiscono violenze e molto altro. Sul piano economico Trento punterà su ricerca, produzione industriale avanzata, agricoltura sostenibile, mobilità pubblica ma sarà anche predisposta ad affrontare estati secche e caldissime ed inverni piovosi più che nevosi. E poi lotta alle discriminazioni e alle povertà. ''Con orgoglio - conclude parlando della sua Trento del 2025 - posso dire che ad oggi nessuno più dorme in strada e che il diritto all’abitare è garantito a tutte e tutti''.

 

L'intervista integrale a Giuliano Pantano:

1) Trento avrà aumentato la sua popolazione o l’avrà diminuita? A seconda delle risposte in quali zone si sarà sviluppata (o meno) e in che modo?

Ad inizio legislatura, la città di Trento presentava una struttura sociale fortemente atomizzata, con una parte della popolazione poco disponibile a ricevere e considerare parte di sé persone provenienti da altri luoghi. Ricordo il dibattito in corso sulla Trento turistica, quel turista da coccolare perché fonte di profitto, ma anche le accuse rivolte agli studenti e alle studentesse di essere causa di disturbo delle quiete pubblica o l’intolleranza verso stranieri ed extracomunitari. Le politiche messe in campo in questi anni hanno avuto come obiettivo quello di promuovere occasioni di stimolo e scambio costante, tali da generare un dinamico aumento della popolazione. Oggi i e le giovani giovani che arrivano a Trento per studiare decidono poi di rimanervi per le opportunità lavorative che questa offre, attualmente la qualità della vita all’interno della città e delle periferie permette loro di investire qui per il proprio futuro. Aver sostenuto la microimprenditorialità giovanile, aver garantito lavoro stabile e di qualità nei diversi settori e opportunità di ricerca e formazione è stato sicuramente elemento determinante. Le politiche adottate volte a sostenere i e le migranti permettono oggi non solo a tali soggetti di lavorare e arricchire il territorio, ma anche di poter accogliere le famiglie, far crescere e studiare sul nostro territorio i loro figli e figlie con ricadute positive sul piano culturale e sociale. Non da meno ritengo che le scelte di politica sociale ed economica attuate a sostegno di giovani e famiglie (di qualunque composizione!) abbiano contribuito a incrementare e arricchire la città anche sul piano demografico. Posso affermare che aver puntato primariamente a migliorare la qualità della vita dei cittadini e delle cittadine sul piano economico, culturale e sociosanitario ha necessariamente avuto ripercussioni positive anche sull’aumento della popolazione che oggi è multietnica, dinamica e laboratorio di scambi per e da Trento.

 

 

2) Il Monte Bondone come sarà, che tipo di sviluppo prevede e quale sarà il suo rapporto con la città (funivia sì o no e per fare cosa eventualmente)?

Il progetto della Funivia Trento-Bondone sarà stralciato per insostenibilità economica ed inutilità funzionale. La Montagna di Trento riscopre se stessa come ambiente naturale con una precisa identità, senza trasformarsi in un orpello urbano accessorio alla città e per questo snaturata e svilita nella sua essenza. Il Bondone dopo decenni di investimenti privati ma soprattutto pubblici senza esito, ha intrapreso la strada della riconversione turistica. Sul modello di Dobratsch (nella Carinzia austriaca) è stato creato il Parco Naturale del Bondone. Un successo anche in termini economici, che testimonia come il turismo sostenibile sia una grandissima risorsa per il territorio e non solo per il suo ambiente. Una gestione oculata che ha posto l’insediamento umano in sintonia con i tempi della Natura. Sono stati chiusi e smantellati tutti gli impianti di risalita e piano piano si sta restituendo alla montagna di Trento la sua splendida veste originale fatta di pascoli, erbe e fiori rari, boschi e rocce. Caso ancora raro in Italia e modello per l’intero arco alpino, si è puntato su un turismo esclusivamente dolce e a basso impatto ambientale: in estate escursionismo a piedi, in bicicletta, a cavallo, su anelli e traversate che si spingono fino al monte Stivo, alpeggio nelle ritrovate malghe, floricoltura e agricoltura di montagna sperimentale in accordo con i centri di ricerca universitari cittadini che hanno trovato sede presso le ex caserme austriache delle Viote, tutela del biotopo delle Viote e dell’area delle Tre Cime, ma con possibilità di percorrerne il perimetro, rilancio della ferrata Segata come una delle più impegnative delle Alpi e recupero dei manufatti austroungarici della prima Guerra mondiale con percorsi storici ben illustrati. E in inverno eccezionale palestra per la pratica dello scialpinismo, dello sci da fondo, dell’escursionismo su ciaspole, e di tutte le iniziative creative/sportive che non utilizzino impianti. Guide esperte accompagnano, su richiesta, gli escursionisti alla scoperta della fauna selvatica e della flora, della geologia, dell’allevamento alpino e dei percorsi storici e militari. Sono stati smantellati gli alberghi costruiti in posizioni infelici a ridosso dei tornanti e abbandonati da anni: in tal modo quelli esistenti hanno potuto offrire più servizi al cliente senza la monocrazia dello sci alpino. Sono stati riaperti campeggi, recuperati edifici per ospitare scuole estive, associazioni sportive e giovanili legate alla Montagna, servizi per i residenti e i lavoratori delle strutture ricettive alle quote più basse di Candriai e Vaneze. Anche strutture come la piccola discoteca e il campo di pattinaggio sono state riaperte, così come i campi da tennis e campi di basket, pallavolo e calcio utilizzati per i campus estivi, senza bisogno di colate di cemento ma recuperando e rigenerando gli spazi urbanizzati esistenti. Diversamente da quanto pensato dai più scettici, la nascita del Parco Naturale del Bondone ha generato preziosi posti di lavoro, anche grazie alle diverse attività e iniziative organizzate che mettono sempre al primo posto la conservazione della Natura e delle tradizioni popolari. Un esempio di resilienza e adattamento al riscaldamento globale in cui a guadagnarci in qualità della vita e dell’ambiente sono stati prima di tutto i cittadini, mentre a sostenere i costi di smantellamento delle seggiovie è stata la stessa società proprietaria degli impianti nutrita per anni da contributi pubblici. Nessuna funivia di accesso da Trento, ma potenziamento delle linee di trasporto pubblico, finalmente elettrificate, dalla città e dai sobborghi ai piedi della montagna, così come dalla Valle dei Laghi. Corse frequenti anche serali quando la stagione lo richiede e gratuite in modo da risultare competitive con l’utilizzo dei mezzi privati che viene così disincentivato economicamente.

 

3) Gli universitari saranno di più o di meno rispetto ad oggi e come mai (cosa farà per realizzare il primo o secondo obiettivo)? L'università sarà più o meno integrata nel tessuto cittadino (cosa farà per realizzare il primo o secondo obiettivo)?

Almeno nel primo anno, il numero di universitari e universitarie è sensibilmente diminuito a causa del coronavirus: siamo partiti da una situazione in cui erano il 15% della popolazione cittadina, che era una percentuale elevata, e, dopo il forte calo dovuto alla crisi pandemica, il loro numero è rimasto costante. Il numero di studenti e studentesse infatti non dipende solo dall’attrattività della città, ma da condizioni molto più generali. In questi cinque anni abbiamo preferito non concentrarci sui numeri, ma piuttosto abbiamo messo in atto una serie di politiche per migliorare la qualità dell’accoglienza (come incremento di studentati e miglioramento della vita culturale della città con teatri, musica e spettacoli), senza immaginare gli studenti come una mucca da mungere ma come figli nostri in un’altra città. La domanda che ci ha guidati è sempre stata: “Cosa vorremmo per loro? Che venissero spremuti con affitti in nero o che venisse offerta loro una buona accoglienza?”. La più immediata conseguenza di ciò è una più profonda integrazione dell’università nella città: quando la popolazione residente a Trento ha iniziato a percepire davvero gli studenti e studentesse come parte integrante della città, l’Università stessa ha potuto rivolgersi alla cittadinanza, con iniziative di divulgazione ad esempio, senza essere recepita come un corpo estraneo nella società trentina.

 

4) Trasporti: tra 5 anni i trentini quali possibili alternative di trasporto avranno? Povo e Mesiano come saranno collegati con Trento? E per assorbire il traffico dei pendolari e di fuori città cosa farà, se ha intenzione di fare qualcosa?

Trento si stava avvicinando al collasso della viabilità urbana: 100.000 macchine al giorno rendevano invivibile la città con un assedio costante di macchine con un solo conducente, 20.000 delle quali si limitavano solo a percorrerne il perimetro esterno ma intasando la rete stradale di distribuzione principale. La prima misura intrapresa è stata quella di sostituire i mezzi pubblici con bus elettrici, aumentando la frequenza delle corse ed estendendo l’orario fino a mezzanotte, rendendo così più vivibili e collegati i sobborghi e al contempo meno pericolose le ore notturne nelle zone di degrado sociale urbano. Il tutto con l’introduzione generalizzata della gratuità del trasporto pubblico per i residenti e per tutti gli studenti e lavoratori che in città vivono, studiano e svolgono attività. Nel passato, nel bilancio di Trentino Trasporti gli 11 milioni annui recuperati dalle tasche degli utenti erano una goccia nel mare del bilancio generale della Provincia: la via del trasporto gratuito era percorribile e così è stato fatto. Solamente i turisti hanno delle guest card a prezzi concorrenziali con l’utilizzo del mezzo privato in modo da disincentivarne l’uso. A questa prima fase è seguita quella della realizzazione della tramvia nel suo primo tronco da Lavis a Piazza Dante e ritorno, incentrata su via Brennero e Via Bolzano ridotte ad una sola corsia per senso di marcia per i veicoli privati o trasporto merci. In questo modo, questo importante asse nord-sud è stato reso più permeabile all’attraversamento pedonale e ciclabile e ha ridotto la pressione dei pendolari dalla periferia Nord e dalla Piana Rotaliana. La linea ferroviaria della Trento - Malè che corre parallela, ha il suo capolinea a Lavis e da lì è stata trasformata in una linea tramviaria urbana che si collega alla Stazione di Trento e che prosegue sulla linea finalmente elettrificata della Valsugana fino a Pergine, nuovo capolinea della linea Pergine- Bassano. Una tratta che alleggerirà con corse frequenti e gratuite compatibilmente col binario singolo ma con possibilità di sdoppiamento a Villazzano per dimezzare i tempi, il traffico che preme dalla Valsugana su Trento. Ovviamente con un corollario di parcheggi extraurbani di attestamento che favoriscano l’uso più spinto possibile del trasporto pubblico.

La Stazione Ferroviaria di Trento non è ancora stata interrata a causa dei lunghissimi tempi di attesa degli scavi per il tunnel del traffico ad Alta Capacità che dovrebbe servire da by-pass ferroviario passeggeri in attesa dell’interramento della linea Verona-Brennero. Ma comunque già queste due misure nel breve e medio termine hanno prodotto risultati positivi. L’ultimo passo è stata la redazione del nuovo PRG, che finalmente ha una visione alta e di lunga prospettiva con un disegno a scala “umana” e non più di automobile, con una viabilità che dia la precedenza al mezzo pubblico, ai pedoni e alle biciclette. Un processo lungo ma inevitabile che nessuna auto elettrica diffusa individualmente poteva sostituire. Anche il trasporto commerciale urbano si è adeguato ricorrendo a nuove tipologie di trasporto e utilizzo con hub di interscambio fuori città tra traffico extraurbano e locale. Infine, sono da citare i relativamente piccoli progetti di collegamento tramite cremagliere a Mesiano e Povo, ma anche Doss Trento e altri siti collinari, rispettosi dell’ambiente e collegati alla rete dei trasporti urbani in modo razionale. Collegare i siti collinari senza avvicinare le persone alle stazioni di partenza avrebbe potuto essere contro producente e ricreare l’ennesimo deficit nel sistema trasporti.

 

5) Sarà una Trento più inclusiva o meno inclusiva quello che avrà lasciato? Potrebbe immaginare un nuovo DolomitiPride e sarà contento di celebrare nozze Lgbtq? Per quanto riguarda le donne immagina una Trento dove le donne conteranno di più o di meno (e in quale modo le avrà aiutate)?

 

Trento oggi è una città più inclusiva perché in questi anni abbiamo lavorato per porre in essere quello che scegliemmo come messaggio di sintesi del nostro programma elettorale: “porta i diritti in comune”. Eravamo e siamo convinti che solo la concreta attuazione dei principi costituzionali – e quindi la lotta alle disuguaglianze e ad ogni forma di discriminazione e la reale e concreta rimozione degli ostacoli – possa generare vera inclusione sociale e quindi il rispetto dei diritti civili e delle diversità e pluralità secondo i principi costituzionali di libertà, democrazia e solidarietà. Abbiamo da subito investito risorse stabili per creare all’interno del Comune delle agenzie sociali di quartiere per tutti i servizi di inclusione sociale come fondi affitti e politiche del lavoro e della formazione, per il supporto ai soggetti con disabilità, per il reinserimento di persone che vivono situazione di disagio psichico e per l’inclusione di ex detenuti e detenute o persone con forme di dipendenza. I progetti promossi in sinergia con le diverse agenzie culturali sono serviti a generare, soprattutto tra i e le giovani, l’apertura e il rispetto di ogni forma di diversità. La nostra adesione alla Rete nazionale delle pubbliche amministrazioni antidiscriminazione per orientamento sessuale e identità di genere, nonché l’assistenza legale gratuita a sostegno di chi subisce pregiudizi e atteggiamenti omofobi, anche sul lavoro e la creazione di un osservatorio comunale hanno consentito di mantenere un’attenzione permanente sui reali bisogni della popolazione LGBTQI e di interloquire e rispondere alle richieste provenienti da associazioni e comitati o singoli cittadini. Abbiamo accolto un nuovo DolomitiPride e celebrato nozze LGBTQ con gioia e non vivendolo come evento straordinario. Mi si chiede se ho aiutato le donne. Sono convinto – e in tal senso ho operato – che le donne non abbiano bisogno di aiuto ma di vivere condizioni reali per realizzare la propria autodeterminazione. In questi anni ho lavorato insieme alle donne in ogni campo, abbiamo portato avanti la lotta al patriarcato, alla violenza del mercato e ad ogni forma di violenza fisica e culturale. Le nostre scelte e azioni hanno sempre avuto l’obiettivo di garantire diritti e uguaglianza di fatto in ambito lavorativo e sociale. È per questo che abbiamo adottato un bilancio di genere e incrementato e tutelato lo stato sociale, che è l’unico strumento per non scaricare sulle donne il ruolo produttivo e riproduttivo. Abbiamo aperto nuovi punti di ascolto e case di accoglienza per le donne che subiscono violenze e molto altro. Le donne contano in ogni caso: oggi hanno la possibilità concreta per poterlo manifestare.

 

6) Sul piano economico come avrà reso Trento una città più ricca (o immagina una decrescita ''felice'' e in tal caso quanto sarà felice)? Quali sono i comparti sui quali avrà puntato di più e cosa avrà fatto per creare sviluppo in quella direzione?

Questi ultimi anni sono stati segnati dal continuo rafforzamento dei problemi climatici, dall’alterazione dell’andamento climatico ed il mercato degli sport invernali; ci è sembrato dunque necessario concentrarci per trasformare Trento in una città che punti su ricerca, produzione industriale avanzata, agricoltura sostenibile, mobilità pubblica; ma anche una città che si predisponga per estati secche e caldissime ed inverni piovosi più che nevosi, che impari a gestire l’acqua e a risparmiare sui consumi energetici totali (non diventare più efficiente, ma risparmiare, diminuire i consumi totali). Abbiamo puntato, ossia, su uno sviluppo qualitativo, che comporta una vita migliore, ritenendo ricerca a prescindere di crescita quantitativa un grave errore politico: oltre una certa soglia, la crescita del PIL è crescita per gli straricchi e basta.

 

 

7) Trento sarà una città più sicura o meno sicura? Come avrà fatto per riuscirci? Quale sono le aree dove agirà con maggior determinazione e in quale modo?

Nella stesura del nostro programma elettorale abbiamo lungamente riflettuto sul tema della sicurezza, raccogliendo anche dati e riscontri oggettivi per comprendere in che misura il problema della sicurezza potesse considerarsi più avvertito che reale, nella precisa convinzione che una tematica così importante continuasse ad essere strumentalizzata e cavalcata da una parte politica che ha l’obiettivo di fomentare odio e distogliere l’attenzione dai problemi reali. Premetto che non abbiamo mai considerato come risposte risolutive e condivisibili né la militarizzazione della città né la chiusura di aree. Abbiamo anche sorriso dinanzi all’ingenuità o superficialità di chi sosteneva che animando il centro, il salotto della città, con bar, attività ricreative, aperitivi o altro si potesse risolvere il problema della microcriminalità: è proposta di puro stampo propagandistico che – anzi – a lungo andare finisce solo per spostare nelle aree periferiche il fenomeno della devianza, peraltro in forme più invasive e organizzate, come è avvenuto in altre città italiane. Senza cadere quindi nell’errore di trattare la questione del disagio e della sicurezza come problema emergenziale da risolvere in termini di ordine pubblico, abbiamo messo in atto politiche sociali in grado di rimuovere le cause che generano fenomeni di devianza e marginalità sociale, risposte di intervento concreto assunte con responsabilità dal Comune e non lasciate esclusivamente alle iniziative caritatevoli di individui o associazioni. Garantendo il diritto al lavoro e alla casa, supportando concretamente chi vive situazioni di disagio di ogni tipo e nel contempo facendoci carico della rieducazione e reinserimento lavorativo e sociale di coloro che hanno alle spalle esperienze di devianza, dando sostegno materiale alle donne che sono vittima di tratta e sfruttamento sessuale, oggi Trento può vantare di essere una comunità sicura, dove tutti e tutte sono certi e certe di avere un futuro dignitoso, secondo i principi di giustizia sociale.

 

8) Qual è il suo asso nella manica? Il progetto/ edificio/idea/ proposta che la farà ricordare anche negli anni successivi alla sua prima legislatura.

Sarei orgoglioso di essere ricordato come colui che, con coerenza, si è impegnato per attuare realmente le proposte programmatiche presentate in campagna elettorale, senza compromessi al ribasso e senza servire interessi di potere, a beneficio dell’intera comunità e delle classi sociali più fragili. Penso alle politiche sul lavoro, alla qualità dei servizi comunali mediante l’internalizzazione del personale dipendente, penso ancora alla reale riconversione ecologica dell’economia. Una vera rivoluzione in campo economico e sociale. Con orgoglio posso dire che ad oggi nessuno più dorme in strada e che il diritto all’abitare è garantito a tutte e tutti.

 

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