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Zanotelli costretta a ritirare il ddl sulla caccia, le opposizioni: “La Giunta non regge il confronto politico, segno di debolezza”

Colpo di scena in consiglio: ritirato il disegno di legge sulla caccia, dietro il secco “No” delle opposizioni il metodo “accentratore” perseguito dalla Giunta e la soppressione del Comitato faunistico. Zanotelli però avverte: “Non intendiamo accantonare il tema”

Di Tiziano Grottolo - 15 gennaio 2020 - 20:11

TRENTO. Nel 2017 si sono contati 149.663 abbattimenti (fra questi rientrano ungulati, lepri, volpi, cinghiali e una miriade di specie d’uccelli) al fronte di appena 243 sanzioni. Forse è proprio da questi dati che bisogna partire per comprendere quello che è successo in consiglio provinciale dove si stava discutendo il disegno di legge 10 riguardante le “Modificazioni della legge provinciale sulla caccia 1991”.

 

Il passato è d’obbligo perché dopo poche ore di discussione l’assessora all'agricoltura, foreste, caccia e pesca Giulia Zanotelli ha deciso di ritirare il ddl che portava la sua firma, chiudendo con un giorno e mezzo d’anticipo il dibattito in aula. Decisione che per la cronaca ha comportato anche il ritiro del testo presentato da Ossanna del Patt, inerente dei “centri di sosta” nei quali immagazzinare gli animali abbattuti, ma legato alla proposta di Zanotelli.

 

Il motivo per la chiusura anticipata del dibattito sarebbe da ricondurre alla presa d’atto, da parte dell’assessora competente, della persistente posizione ostruzionistica delle minoranze che dal canto loro avevano presentato 72 ordini del giorno e dei 1700 emendamenti (di cui 900 prodotti da Futura). Una posizione rafforzata dal fatto che le opposizioni fossero riuscite a far discutere la norma senza tempi contingentati, il che si traduce nella possibilità di prendere parola per 10 minuti per ogni intervento (servono 6 consiglieri di 3 gruppi diversi per ottenere questo strumento).

 

“Solo così si può fare un ostruzionismo efficace”, sottolinea Paolo Ghezzi di Futura 2018, dello stesso avviso anche il consigliere provinciale Filippo Degasperi che aggiunge: “Questa dovrebbe essere una lezione per tutti i miei colleghi di minoranza, abbiamo dimostrato che possiamo farci valere, basta volerlo. D’altronde – continua Degasperi – le reazioni erano state fin troppo morbide”. Ma basta questo per spiegare l’inaspettata piega che hanno preso gli eventi culminati con il ritiro, a sorpresa, del disegno di legge?

 

Entrando nel merito della questione il ddl sulla caccia avrebbe dovuto aumentare alcune delle sanzioni per chi sgarra, benché i consiglieri di maggioranza Paccher e Masè si siano schierati apertamente in difesa della categoria arrivando ad affermare che “se le sanzioni sono state così poche è perché la stragrande maggioranza dei cacciatori si comporta bene”. Tesi che ha mandato su tutte le furie Degasperi: “Delle due l’una: o il problema non sussiste perché i cacciatori si comportano bene e quindi non c’è alcun bisogno di una norma come questa, oppure le sanzioni sono state poche perché sono mancati i controlli e questo non per demerito dei forestali ma perché le risorse sono sempre poche e il territorio da controllare molto esteso”. Inutile dunque, introdurre sanzioni draconiane se i bracconieri non vengono individuati. Rispolverando i dati citati in apertura il dubbio sorge spontaneo se al fronte di quasi 150mila azioni di caccia le sanzioni erogate sono state poco più di 240, anche alla luce delle carcasse di cervo con la testa mozzata recuperate nella zona di Bellamonte (articoli QUI e QUI).

 

 

Fra i vari interventi c’è stato anche quello di Michele Dallapiccola del Patt che ha accusato la giunta leghista di dilettantismo “hanno affrontato il problema con i piedi e presentato il ddl come dilettanti allo sbaraglio, credendo che il fatto di aver tolto di mezzo il Comitato faunistico sarebbe stato compensato dall'inasprimento delle sanzioni”. In questo modo, ha osservato, la Giunta ha scontentato tutti. “Non si affronta un dibattito politico in questo modo”, ha detto rincarando la dose. “Se la Giunta avesse avuto il coraggio di mediare si sarebbe arrivati all'approvazione del disegno di legge”.

 

Sullo sfondo della discussione infatti rimane la questione di metodo e soprattutto il nodo dell’abolizione del comitato faunistico definito da Lucia Coppola e Paolo Ghezzi “un utilissimo strumento di interlocuzione tra mondi diversi”. Il nocciolo che riassume il punto di vista, e spiega la combattività delle opposizioni, sta tutto qui: la Giunta leghista tende ad accentrare sull’esecutivo molti poteri procedendo poi a “colpi di maggioranza” senza dar spazio a un adeguato dibattito in aula. “La nostra è stata una risposta all’inaccettabile soppressione del comitato faunistico ma anche a quanto accaduto il giorno prima con il pasticcio istituzionale sulla questione della facoltà di medicina – attacca Ghezzi – non possiamo ridurci ad arrivare sempre all’ultimo momento, vogliamo costringere la maggioranza a un ragionamento politico più complesso”.

 

L’intenzione delle opposizioni è quella di ricondurre a un ruolo di centralità l’aula del consiglio disinnescando la tendenza “accentratrice” dell’esecutivo che vorrebbe avocare a sé anche il tema della caccia scavalcando l’aula e svilendo la minoranza: “Quella di oggi – conclude il capogruppo di Futura – è stata una sconfitta politica della giunta Fugatti che non riuscendo a tenere una posizione è fuggita dal confronto, un segno di debolezza”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Degasperi: “La maggioranza dovrebbe dedurne che non si può fare sempre quello che si vuole, dalla seppur breve discussione generale sono emersi tanti spunti che mi auguro vengano recepiti da chi governa, smettendo di comportarsi come lobbisti di una categoria”.

 

Da parte sua Zanotelli non farà sconti promettendo che la Giunta tornerà in altro modo sull'argomento sanzioni, “non intendiamo accantonare il tema”, ha detto l’assessora preannunciando per il prossimo futuro un nuovo intervento in materia di sanzioni.

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