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| 08 nov 2021 | 21:21

Accesso al credito degli artigiani, Zeni: ''Quali sono le strategie della Pat? Rischio di impoverimento dell'economia delle periferie e delle famiglie trentine''

L'ex assessore Luca Zeni: "Il sistema delle Casse rurali, che tanto aiuto ha offerto alla nostra imprenditoria, si sta sempre più trasformando, anche in virtù di accorpamenti sempre più grandi, da realtà mutualistica di prossimità a normale struttura bancaria di natura commerciale. Serve veramente è una riflessione ampia e condivisa attorno alle politiche del credito"

Accesso al credito degli artigiani, Zeni: Quali sono le strategie della Pat?

TRENTO. "C'è la difficoltà oggettiva nell'eccedere ai sostegni da parte di piccoli imprenditori, di artigiani e di chiunque possa offrire un pacchetto di garanzie più che solido, e spesso, di portata superiore alla richiesta di finanziamento". Questo il commento dell'ex assessore Luca Zeni (Partito democratico). "Se il problema è per certi versi comprensibile e si inserisce nella necessità di qualsiasi banca di non perdere i fondi erogati a prestito, diventa però necessario approfondire il nodo della socialità e delle prossimità".

 

Accesso al credito e mobilità sociale sembrano due temi apparentemente distanti ma Alex Faggioni, falegname trentino, ha spiegato a Il Dolomiti che qualche tempo fa ha cercato di acquistare il capannone dove lavora ma si è scontrato con le dinamiche bancarie. Il professionista ha ricevuto una garanzia statale per coprire gli investimenti aziendali fino all'80%. A quel punto si è deciso a compiere un ulteriore sforzo economico, non banale, per chiudere l'investimento ma "la banca non si è accontentata di ricevere a garanzia una firma per il rimanente 20%, l'istituto ha preteso che l'investimento venisse ulteriormente coperto da una garanzia fideiussoria del 50% sul totale" (Qui articolo).

 

Questa dinamica è nota anche all'associazione di categoria: "Una difficoltà di accedere al credito - ha detto a Il Dolomiti Marco Segata, presidente degli artigiani - è un problema che attanaglia soprattutto le piccole aziende. Fino a qualche anno fa le banche avevano un'attenzione diversa alle persone e alle storie di un'impresa per accompagnare le progettualità, oggi invece la logica è cambiata: gli istituti guardano gli indici e gli aiuti seguono altri metodi. E' giusto e legittimo che un istituto voglia essere sicuro dell'investimento perché tratta le risorse che vengono affidate dai risparmiatoriperò c'è sempre per un'azienda un rischio di impresa e il sostegno è necessario, non si può pensare di intervenire solo in presenza di garanzie prossime al 100% perché poi un rapporto diventa più di forza e poco equilibrato" (Qui articolo).

 

Sono diversi i settori messi in forte difficoltà e sotto pressione per la crisi causata da Covid ma molte aziende continuano a investire per far crescere l'impresa e svilupparsi per poter meglio reggere il mercato. "Purtroppo, per una complessa serie di ragioni, non ultime quelle della globalizzazione, il sistema delle Casse rurali, che tanto aiuto ha offerto alla nostra imprenditoria, si sta sempre più trasformando, anche in virtù di accorpamenti sempre più grandi, da realtà mutualistica di prossimità a normale struttura bancaria di natura commerciale. Le Casse rurali - evidenzia Zeni - fino a poco tempo fa, hanno sempre tenuto conto, nell'erogazione di prestiti e mutui, anche della vicenda delle aziende o degli imprenditori; hanno valutato il contesto sociale e le finalità della richiesta di denaro; hanno messo sul piatto della valutazione complessiva una somma di elementi anche diversi dal mero calcolo dell'affidabilità, basato su un corposo insieme di garanzie".

 

Tra i motori dello sviluppo economico di un territorio, soprattutto in fase di ripresa come quella attuale, l'accesso al credito riveste un ruolo fondamentale perché spinge l'impresa e favorisce l'innesco di processi economici virtuosi. "La questione - prosegue l'ex assessore - è talmente storicizzata nel sistema capitalistico anche locale che proprio qui la rete del mutualismo di matrice cattolica ha messo radici, grazie all'intuizione di don Guetti, sostenendo l'economia trentina in anni difficili proprio attraverso una facilitazione concreta nell'accesso a finanziamenti e investimenti".

 

In altre parole le Casse rurali hanno svolto una funzione anche sociale, "che oggi - dice il consigliere provinciale del Pd - pare essere venuta meno, con ricadute negative su tutta la piccola imprenditoria locale e non solo. In questa situazione compito della politica deve essere quello di facilitare in concreto, oltreché a parole. E' necessario favorire l'economia anziché frenarla; aiutare l'imprenditore a ottenere rapidamente i fondi che servono per sviluppare la sua impresa, senza doversi perdere in un mare di richieste di garanzia e fideiussione".

 

Da qui l'ex assessore ha presentato un'interrogazione per chiedere quali politiche del credito intenda promuovere il governo provinciale leghista, anche nel contesto del Pnrr, per un effettivo rilancio della piccola imprenditorialità e se intenda riallacciare il dialogo con le banche del territorio, "che rimangono un presidio relazionale forte con le Pmi e le famiglie trentine. Al di là delle altisonanti dichiarazioni mirate solo all'acquisizione di momentaneo consenso, ciò che serve veramente è una riflessione ampia e condivisa attorno alle politiche del credito e con particolare riguardo al sistema delle casse rurali. Solo in questo modo si potrà evitare l'impoverimento dell'economia delle periferie, la perdita di appeal dell'artigianato, la dismissione di molte professioni puntando invece al rilancio effettivo e al sostegno di una nuova imprenditoria, capace di attrattiva e di sviluppo", conclude Zeni.

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