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Classi meno numerose per garantire la scuola in presenza, la maggioranza leghista dice ''no'' anche se il ministro chiede di organizzarsi

Il Comitato scuola in Presenza prende posizione e commenta la decisione in consiglio provinciale della maggioranza che ha bocciato una proposta di Degasperi e delle minoranze: ''Sappiamo che molti dirigenti scolastici, docenti, la Consulta Provinciale ed altre consulte locali (Altopiano di Piné, Arco, Lavis, ecc) si stanno muovendo scrivendo lettere indirizzate all’Assessore Bisesti e al Presidente Fugatti. Perché se a settembre non dovesse andare meglio quale sarebbe la soluzione della Giunta? Quale sarebbe il piano B?''

Di Luca Pianesi - 22 aprile 2021 - 19:38

TRENTO. Programmare, mostrare un minimo di lungimiranza per garantire la scuola in presenza, pensare al futuro (molto prossimo) dei bambini e degli studenti dopo indicibili sacrifici e disagi garantendo loro almeno di restare in classe con i compagni di questo sciagurato anno: in poche parole confermare le sezioni (più numerose perché con numeri più esigui per evitare il contagio e rispettare le norme anti-Covid) dell'anno scolastico 2020/2021 in quello 2021/2022. Questo era il senso della proposta presentata il 20 aprile da Filippo Degasperi e firmata da molti consiglieri delle minoranze (Sara Ferrari per il Pd, Paola Demagri e Michele Dallapiccola per il Patt, Paolo Zanella per Futura, Ugo Rossi per Azione) e votata in aula da tutte le opposizioni (tranne il consigliere del Patt Ossanna che non ha votato).

 

Ed era anche il senso delle richieste di vari dirigenti scolastici, docenti e consulte fatte al dipartimento istruzione e all'assessore Mirko Bisesti, come vi abbiamo documentato nell'articolo di ieri con il dirigente di Lavis che ''purtroppo'' ha dovuto comunicare ai genitori che la loro richieste era stata respinta: ''Con grande dispiacere si rende necessario, per il prossimo anno scolastico, ridefinire il numero di classi'', scriveva, spiegando che la Pat ha deciso che le classi saranno riaccorpate come da epoca pre-Covid (QUI ARTICOLO). Il tutto, ovviamente, nonostante appaia evidente che il prossimo anno, da settembre, difficilmente si potrà tornare a scuola pensando al Covid come a un lontano ricordo ma bisognerà ancora farci i conti e organizzarsi per tempo potrebbe non essere una cattiva pensata.

 

Ma tant'è. La maggioranza leghista in consiglio provinciale ha bocciato compatta la proposta delle minoranze e ai dirigenti scolastici è arrivata la risposta dal dipartimento istruzione che specifica che (salvo colpi di scena legati alla pandemia) si torna alle classi pre-Covid. Qualcosa che ha lasciato esterrefatto anche il comitato per la scuola in presenza. ''Come genitori ma soprattutto come cittadini trentini siamo estremamente delusi - comunicano -: abbiamo agito con la convinzione che la Giunta avesse fatto tutto quanto in suo potere per tenere aperte le scuole; ci avete fatto credere che le limitazioni ad una scuola aperta al 100% provenissero dal Governo Centrale. E invece abbiamo potuto constatare la contraddizione, quando, in seguito alla presentazione al 20 aprile della mozione del consigliere Filippo Degasperi e collaboratori, abbiamo letto i nomi di coloro che si sono dichiarati apertamente contrari al punto 1 di detta mozione (''riproporre l’impianto organizzativo ed organico, nonché la composizione dei gruppi classe dello scorso anno scolastico'').

 

Una decisione, quella della maggioranza leghista, che cozza anche con quanto si sta portando avanti a livello nazionale dove sia i rappresentanti dei presidi che i sindacati hanno già fatto sapere che le ''classi pollaio'' di epoca pre-Covid saranno improponibili nei prossimi anni se si dovrà, comunque, cercare di garantire il metro di distanza per ridurre le possibilità di contagio. Oggi, infatti, i sindacati della scuola hanno avuto una informativa dal ministero dell'Istruzione riguardante gli organici per il prossimo anno scolastico e le prime indicazioni parlano del mantenimento dell'organico attuale, a cui si aggiungono oltre 5000 posti in più per il sostegno e 1000 in più per la scuola dell'infanzia. "L'auspicio - ha detto all'Ansa la segretaria generale della Cisl Scuola, Maddalena Gissi - vista la sensibilità del ministro Bianchi, è che si possano considerare le richieste della scuola per alleggerire l'affollamento nelle classi speriamo che se ne possa tener conto in vista del possibile incremento degli organici di fatto in giugno e che si possano rinnovare i posti Covid: si tratta di circa 75 mila contratti di cui 25 mila Ata e 50 mila ai docenti".

 

E il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi in questi giorni ha detto a chiare lettere che "uno degli obiettivi del governo è iniziare a ridurre la numerosità delle classi". ''Le persone che ci avevano assicurato di comprendere appieno il problema della scuola e di essere in linea con il nostro pensiero - aggiunge il Comitato scuola in Presenza per la Provincia Autonoma di Trento -, sono anche le stesse che non consentiranno il rientro a scuola in presenza al 100% per tutte le classi superiori. Parallelamente la Consulta Provinciale dei Genitori chiede che venga organizzato con attenzione il prossimo anno scolastico. Sappiamo che molti Dirigenti scolastici, docenti, la Consulta Provinciale ed altre consulte locali (Altopiano di Piné, Arco, Lavis, ecc) si stanno muovendo scrivendo lettere indirizzate all’Assessore Bisesti e al Presidente Fugatti. Perché se a settembre non dovesse andare meglio, se i contagi ricominciassero a salire ad ottobre 2021 e se arrivasse una nuova variante, ci domandiamo: quale sarebbe la soluzione della Giunta? Quale sarebbe il piano B?''.

 

''Ma come è possibile - proseguono - che in Trentino, dove ci si vanta sempre di essere i migliori, dove ci sono gli spazi e dove la bassa densità di popolazione permetterebbe di organizzarsi molto meglio di così, non si riesca a superare questo scoglio? Non si è davvero capaci di organizzare i trasporti e gli altri punti critici meglio di così? Non si riesce davvero a pensare a qualcosa di definitivo che sbaragli la didattica a distanza e che la faccia diventare, come deve essere da qua in avanti, un ausilio per i pochi che ne hanno davvero bisogno e non come uno strumento da proporre ad una altissima percentuale di studenti?''.

 

Il Comitato scuola in Presenza si chiede, quindi, quanto ancora dovranno sopportare genitori, studenti, insegnanti. ''Dopo il via libera da Roma cosa aspetta ancora la Giunta? Pensa che tutto sia terminato con la riapertura delle scuole quei pochi giorni prima di Pasqua? Pensavate davvero che quel piccolo pezzettino di pane avrebbe sedato la nostra fame di scuola aperta? Fateci vedere concretamente che vi interessa davvero qualcosa del nostro futuro - concludono - come genitori, come cittadini, come lavoratori trentini, fate qualcosa che sia davvero autonomia. Val de pu na volta far che sento dir''.

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