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| 09 feb 2021 | 21:40

Coronavirus, nei primi 6 mesi del 2020 mai così tanti suicidi in Trentino: eppure per Segnana durante il lockdown erano calati

Nei primi sei mesi del 2020 in Trentino sono stati registrati 29 suicidi: è il dato peggiore di sempre, rispetto al 2019 l’aumento è pari al 61%. Zeni: “Con il Covid sta emergendo la solitudine più esasperata così come la mancanza di relazione può far acuire le difficoltà. È necessaria una riflessione”

Coronavirus, nei primi 6 mesi del 2020 mai così tanti suicidi in Trentino
di Tiziano Grottolo

TRENTO. Lo scorso 4 novembre si tenne un vivace confronto, durato ben due ore e mezza, fra l’assessora alla Salute e alle Politiche sociali Stefania Segnana e i capigruppo di maggioranza e opposizione: tema centrale la pandemia, in tutte le sue sfaccettature. Fra le altre cose venne chiesto se fosse stato registrato un aumento dei suicidi in Trentino nel periodo del lockdown. L’assessora replicò che in gennaio era stato registrato un aumento superiore al dato dei mesi successivi, quando si pensava che il numero potesse crescere per effetto del lockdown. Non è chiaro a quali dati abbia fatto riferimento Segnana perché i numeri forniti nella risposta a un’interrogazione presentata dal consigliere Dem Luca Zeni affermano il contrario.

 

Non solo l’incremento c’è stato ma è almeno dal 2010 (i dati precedenti non sono disponibili) che non si registrano così tanti decessi per suicidio. Se il dato del primo mese dell’anno è in linea con il 2019 (comunque superiore alla media degli anni precedenti), nei mesi di marzo, aprile, maggio e giugno si nota un incremento considerevole. Ma c’è di più, perché con 29 casi nei primi sei mesi il 2020 è stato l’anno peggiore, rispetto al 2019 l’aumento è pari al 61%.


Difficile non trovare una correlazione fra questo triste primato e l’emergenza sanitaria, in particolare con il lockdown imposto per contenere i contagi da coronavirus, una condizione che sicuramente ha aumentato le distanze fra le persone, non a caso una delle parole d’ordine è stata “distanziamento”, e ridotto le possibilità di chiedere aiuto.

 

Proprio per questo Zeni chiede di mantenere alta la guardia nella speranza di poter avere a disposizione dati più aggiornati su tutto il 2020. “Purtroppo la risposta alla mia interrogazione conferma alcune preoccupazioni, se è vero che considerando la delicatezza dell’argomento il tema non va enfatizzato è comunque necessaria una riflessione perché siamo di fronte a un fenomeno rilevante. Sarà bene monitorare le fasce più a rischio fragilità – prosegue Zeni – con il Covid sta emergendo la solitudine più esasperata così come la mancanza di relazione può far acuire le difficoltà”.

 

Insomma un fenomeno che esiste e che potrebbe persino peggiorare in termini numerici, pertanto l’invito del consigliere Pd, nonché ex assessore alla Salute, è quello di monitorare con attenzione la situazione. “È un fenomeno che c’è, esiste, negli anni e soprattutto in questa fase si è acuito questo dev’essere un monito per tutti, a partire dalle istituzioni ma anche per la società, si dovrà porre un’attenzione maggiore nel cercare di creare strumenti e anticorpi che riducano l’esposizione di tante persone che possono arrivare a compiere gesti così estremi”.

 

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