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Covid, aumento mortalità in Trentino più alta d'Italia a ottobre/novembre, Zeni: "I dubbi sui dati non erano per criticare ma per avere migliori azioni di salute pubblica"

I sindacati Cgil, Cisl e Uil: "Chi chiedeva trasparenza e azioni concrete per contenere il contagio veniva accusato, mentre in realtà voleva solo preservare il territorio. Com'è che diceva il presidente Maurizio Fugatti? 'E poi si tira la riga e si vede il risultato'. Eccolo purtroppo". Zanella (Futura): "Giudizio impietoso. E non interessa del personale al collasso, mica c'è lui a riorganizzare e farsi turni massacranti"

Di Luca Andreazza - 07 marzo 2021 - 05:01

TRENTO. "I dati erano evidentemente contraddittori, i dubbi sollevati non erano per criticare quanto per stimolare a prevedere eventuali azioni di salute pubblica", dice l'ex assessore Luca Zeni (Pd), mentre Andrea Grosselli (Cgil) aggiunge: "Chi chiedeva trasparenza e azioni concrete per contenere il contagio e per poter curare pazienti Covid e non Covid, veniva accusato di far politica, mentre in realtà voleva solo preservare il territorio. Com'è che diceva il presidente Maurizio Fugatti? 'E poi si tira la riga e si vede il risultato'. Eccolo purtroppo".

 

Dopo la Lombardia, il Trentino ha registrato l'incremento maggiore di mortalità nell'anno 2020 rispetto al quinquennio precedente (2015-2019). Il tasso di mortalità trentino è cresciuto del 29,9%. Secondo i dati a disposizione di Iss e Istat, su 6.626 decessi registrati in 12 mesi, ben 942 sono dovuti al coronavirusL'incremento maggiore è stato registrato nel periodo ottobre-dicembre, dove percentualmente i decessi sono cresciuti del 65,4% rispetto al quinquennio 2015-2019 (Qui articolo). Su 2.127 decessi registrati, ben un quarto è riconducibile a Covid (536).

 

Duro il commento di Paolo Zanella. "Quando continuavamo a dire che il tasso di mortalità e la pressione sugli ospedali erano inspiegabili - dice il consigliere provinciale in quota Futura - rispetto al numero, falsato, dei tamponi positivi, il presidente Fugatti ci sbeffeggiava dicendo che solo la storia avrebbe giudicato. Ecco, purtroppo la storia inizia a giudicarci, e il giudizio è impietoso. Ma continuiamo a tenere aperto tutto anche se siamo quelli con l'incidenza peggiore d'Italia. Decessi, grazie ai vaccini, ne avremo fortunatamente meno, ma gli ospedali si sovraccaricano. Ma non interessa del personale al collasso, mica c'è lui a riorganizzare e farsi turni massacranti".

 

Il Trentino è stato colpito nella prima ondata, caratterizzata dall'apertura degli impianti a oltranza e l'iniziale delibera di permettere le visite in Rsa. "Abbiamo vissuto un anno veramente difficile - prosegue Zeni - un impatto che ha portato alla necessità dell'intero sistema di cambiare approccio. Ci sono stati inevitabilmente alcuni errori in quella fase, ma resta difficile proporre una valutazione politica netti. Un po' tutti sono naturalmente rimasti sorpresi, alcuni territori hanno avuto una capacità di reazione migliore, altri sono andati in difficoltà. In linea generale ci si è adattati, qualche scelta magari non è stata azzeccata, però si è cercato di fare il meglio nell'estrema situazione di emergenza". 

 

Archiviato il lockdown primaverile, l'estate è trascorsa piuttosto tranquilla e una curva del contagio bassa, quasi fisiologica. A ottobre la diffusione del virus è tornato a correre, poi tra novembre e dicembre il Trentino è stato travolto dalla diffusione del coronavirus, oltre 800 positivi al giorno mentre ai trentini venivano comunicati 200 casi o poco più e in diversi giorni sono stati riportati più guariti rispetto ai nuovi contagi (Qui articolo). La Pat ha proposto una narrazione senza trasparenza, nonostante le continue richieste a più livelli di arrivare a conoscenza dei dati (Qui articolo).

"Qui c'è più spazio per le valutazioni del caso - prosegue Zeni - ci sarebbe stato il tempo per ragionare e prepararsi all'eventuale recrudescenza dell'epidemia. Già a maggio in Consiglio provinciale avevamo avanzato proposte per prepararsi a un'eventuale fase 2: gli esperti avevano messo in guardia sulla possibile risalita del contagio. L'emergenza è diventa purtroppo in un certo senso ordinaria. E ci sono stati dei ritardi, penso alla partita del tracciamento: la Centrale Covid a inizio ottobre era composta da una decina di persone, il sistema è stato adattato e potenziato solo dopo un mese. L'annuncio dell'accordo con il Cibio per il test salivari risale a ottobre scorso e forse partono a marzo. Non è stato coinvolto l'Istituto Zooprofilattico per l'analisi dei tamponi, se non recentemente per la ricerca di eventuali varianti. Le azioni sono state poi intraprese, ma sempre in ritardo, sempre agganciati a dinamiche nazionali. Non si è mai riusciti a anticipare le scelte, ci si è trovati spesso a rincorrere gli eventi. Questo nonostante le continue sollecitazioni delle professioni sanitarie e delle forze politiche di minoranza".

 

Una corretta e trasparente informazione sul territorio, soprattutto nel corso dell'autunno, avrebbe potuto aiutare meglio le comunità rispetto a fragili rassicurazioni (Qui articolo). "Un po' tutti si sono spesi per avere una contezza del reale contagio. La discrepanza dei dati era evidente - continua Zeni - ma non è mai stata presa in considerazione fino in fondo. Non era volontà di critica, ma si parla di salute pubblica. La comunicazione dell'andamento reale avrebbe aiutato a motivare decisioni consapevoli e responsabili. Le misure e contromisure sono apparse sempre un po' in ritardo, sapere a distanza di mesi dell'elevata differenza dei positivi, induce naturalmente a dire che avere la percezione di un'epidemia fuori controllo avrebbe potuto portare a maggiore cautela".

 

"I numeri non mentono - evidenzia Grosselli - da ottobre a dicembre 2020, al Trentino il triste record dell'eccesso di mortalità in Italia con ben il 65% di morti in più della media dello stesso periodo dei cinque anni precedenti. Mentre infuriava l'epidemia, la Provincia non diceva ai trentini che avevamo 900 nuovi contagi ogni 100 mila abitanti ogni sette giorni per quattro settimane di fila, anzi si vantava di essere sempre zona gialla", evidenzia Grosselli, mentre Michele Bezzi (Cisl) e Walter Alotti (Uil) aggiungono: "Sono numeri drammatici e per certi versi annunciati, serve una valutazione della gestione della Pat. Per questo la Giunta provinciale e i vertici dell'Apss devono dare spiegazioni chiare. Un contagio elevato che ha provocato il sovraccarico degli ospedali che fino a gennaio hanno dovuto gestire centinaia di pazienti in reparti Covid, rallentando così le attività di cura e prevenzione rivolte a migliaia di altri pazienti malati di patologie diverse, dai tumori alle cardiopatie".  

 

Una situazione particolarmente delicata, come più volte messo in luce. "Gli ospedali erano sotto particolare pressione - spiega Zeni - i dati della mortalità alti. Un trend che si è assestato con gli interventi generalizzati del governo per fronteggiare la diffusione dell'epidemia per le festività di Natale e Capodanno. Poi non si può certo affermare che c'è un nesso di causalità diretto tra colorazione gialla prolungata e decessi, le variabili da considerare sono molteplici, però una consapevolezza maggiore avrebbe potuto portare tutti a seguire comportamenti più attenti.

 

Ora la curva del contagio è tornata a alzarsi, Rt nazionale sopra 1 con il Trentino che va verso il mese in zona arancione ma con un tasso di incidenza molto alto, ben oltre il limite 250 casi ogni 100 mila abitanti fissato dal governo e con le terapie intensive sopra la soglia d'allerta. 

 

"Le scelte politiche influiscono sulla percezione della popolazione e decisioni diverse avrebbero potuto contenere la situazione. Il sistema sanitario è fortemente provato e ancora ai limiti di capacità. Però per esempio sono stato e posso essere ancora d'accordo nel forzare per tenere le scuole in presenza per quanto possibile, si devono valutare tanti aspetti per i costi della società. L'ottimo in questi momenti è difficile da raggiungere, ma comunicazioni contraddittorie e parziali non aiutano a perseguire azioni di salute pubblica coerenti e consapevoli", conclude Zeni.

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