Dalzocchio: “Con il ddl Zan derive liberticide, religiosi denunciati per aver letto passaggi scomodi delle Sacre Scritture”
Dalzocchio contro il ddl Zan cita Cecchi Paone, Platinette e suor Anna Monia Alfieri, poi attacca: “Cronache del mondo angloamericano riportano da anni vicende di pasticceri cristiani trascinati in tribunale per essersi rifiutati di preparare torte per nozze gay”

TRENTO. Mara Dalzocchio, capogruppo leghista in Consiglio provinciale fin da subito si è contraddistinta per le sue dure prese di posizione contro il disegno di legge Zan, cioè il provvedimento che contiene le “misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità” (QUI tutto quello che c’è da sapere).
Dopo l’ostruzionismo da parte della Lega, a fine aprile al Senato è stato possibile calendarizzare la discussione del ddl Zan e man mano che passano i giorni si alza il livello dello scontro. Dalzocchio non è da meno e, affidandosi alle citazioni di Cecchi Paone, Platinette e su Facebook suor Anna Monia Alfieri, attacca frontalmente il provvedimento che, secondo la consigliera “se da un lato non aggiunge nulla a tutele che già ci sono, dall’altro apre a derive liberticide. Del resto – prosegue – cronache del mondo angloamericano riportano da anni vicende di pastori denunciati per aver letto passaggi scomodi delle Sacre Scritture o di pasticceri cristiani trascinati in tribunale per essersi rifiutati di preparare torte per nozze gay”.

Stando alla narrazione della consigliera leghista qualora il ddl Zan dovesse passare l’Italia inizierebbe a somigliare alla Cina o alla Corea del Nord. Dalzocchio esprime anche il suo appoggio “alla manifestazione contro la legge arcobaleno”, che si è tenuta oggi a Milano, “perché sono contraria a ogni forma di indottrinamento gender, che con tale norma avrebbe perfino una sua Giornata nazionale nelle scuole”. Nel frattempo a Trento centinaia di persone sono scese in piazza per chiedere al Parlamento di approvare al più presto il provvedimento.












