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Impianti da sci, dopo la classificazione arriva l'ordinanza. Zaia fissa la riapertura al 17 di febbraio. Capienza massima al 30%

A differenza del Trentino, che aveva già firmato un'ordinanza per la riapertura salvo poi vedersi classificare in zona arancione, il Veneto ha atteso il monitoraggio per fissare le regole del riavvio degli impianti sciistici. Si parte il 17 febbraio con una capienza massima del 30%. Ma non è ancora detta l'ultima parola: il governo valuta infatti una possibile proroga delle chiusure

Di Davide Leveghi - 14 febbraio 2021 - 10:29

BELLUNO. Classificato giallo, il Veneto si prepara alla riapertura delle piste. Il “tira e molla” sui protocolli si è così concluso a favore del riavvio di una stagione invernale necessariamente “monca”, ma che nei suoi “scampoli” finali può comunque avere luogo. E mentre in Trentino la delusione di Provincia e impiantisti è grande (QUI e QUI gli articoli) – in Alto Adige la situazione epidemiologica non lascia intravedere alcuno spazio di manovra – al di là dei confini delle Province autonome ci si prepara a ripartire.

 

Nella giornata di sabato 13 febbraio, un giorno dopo l'annuncio della classificazione in zona gialla, il presidente Luca Zaia ha firmato l'ordinanza per il riavvio, seguendo una logica anti-assembramento che “scavalca” Carnevale e il “Martedì grasso”. Sarà infatti possibile tornare sulle piste a partire da mercoledì 17 febbraio, il tutto con regole precise.

 

“Gli impianti di risalita di stazioni e comprensori sono aperti all'uso da parte degli sciatori amatoriali, a decorrere dal 17 febbraio 2021 e fino alla cessazione dello stato di emergenza sanitaria, ad oggi fissata al 30 aprile 2021, a condizione che sul territorio regionale non si applichino le misure previste dagli articoli 2 e 3 del Dpcm 14 gennaio 2021 relativi alle aree cosiddette arancioni o rosse”, esordiscono le disposizioni dell'ordinanza.

 

Nel rispetto delle “Linee guida per l'utilizzo degli impianti di risalita nelle stazioni e nei comprensori sciistici da parte degli sciatori amatoriali”, approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, gli impianti potranno aprire “nella misura del 30% della portata oraria complessiva degli impianti di risalita aperti (funivie, cabinovie, skilift, seggiovie, tappeti mobili)”.

 

Per fare ciò, “è sempre raccomandata, laddove possibile, la prevendita dello skipass al fine di evitare la formazione di code e decongestionare i flussi”. “Il limite delle presenze giornaliere ammissibili – spiega l'ordinanza - è comprensivo degli skipass giornalieri, plurigiornalieri, settimanali e stagionali, sia per amatoriali che agonisti, emessi nel comprensorio sciistico o stazione sciistica, facendo riferimento per gli stagionali ai valori storici di utilizzo giornaliero”.

 

Un esempio? “Se la somma della portata oraria di tutti gli impianti del comprensorio sciistico o della stazione sciistica non ricompresa in un comprensorio sciistico o raggruppamento di impianti è pari a 12mila, il numero delle persone ammesse giornalmente non può essere superiore al 30% di tale cifra (3.600 unità); se il numero degli skipass plurigiornalieri e settimanali già venduti per il periodo di riferimento è pari a 300 e a fronte di 100 skipass stagionali venduti nel comprensorio sciistico o stazione sciistica si stima un utilizzo di 50, il numero di skipass giornalieri vendibili non potrà essere superiore a 3.250”.

 

Per permettere il rispetto delle norme, gli impiantisti dovranno rendere nota la portata massima. Gli utenti, da parte loro, “devono rispettare il distanziamento interpersonale di almeno 2 metri”. E se il comprensorio sciistico si estende su un territorio compreso fra diverse Regioni o Province autonome? “Nel caso in cui sussistano o sopravvengano, ai sensi della normativa vigente, divieti di spostamento tra Regioni e Province autonome – spiega il documento - per i comprensori sciistici, le stazioni sciistiche non ricomprese in un comprensorio sciistico e i raggruppamenti di impianti che si estendono tra i territori della Regione Veneto e quello di altra Regione o Provincia autonoma, previo accordo tra le medesime Regioni e Province autonome interessate, si dispone che per coloro che si trovano legittimamente (secondo le misure restrittive connesse allo scenario emergenziale) sul territorio della Regione del Veneto è possibile utilizzare gli impianti di risalita la cui stazione a valle si trovi sul medesimo territorio, anche qualora la stazione a monte o parte delle aree sciabili si trovino sul territorio di altra Regione o Provincia autonoma”.

 

In quest'ultimo caso: “Gli utenti delle piste possono transitare dal territorio di altra Regione/Provincia autonoma attraverso le ivi locate piste di rientro, a condizione che non si fermino sul territorio attraversato, tranne che per motivi di forza maggiore (a titolo esemplificativo non è possibile fermarsi presso rifugi o pubblici esercizi posti in quota in altra Regione/Provincia autonoma); tali disposizioni si applicano, in via di reciprocità, sul territorio regionale anche ai soggetti che, alle medesime condizioni, si trovano a transitare sullo stesso. Le persone provenienti da aree cosiddette 'arancioni' o 'rosse' non legittimate a soggiornare sul territorio regionale per uno dei motivi previsti secondo le misure restrittive connesse allo scenario emergenziale, non possono utilizzare gli impianti di risalita e le piste da sci”.

 

 

 

 

Anche i ristoratori che lavorano sulle piste dovranno sottoporsi a delle misure per il contenimento del virus.

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